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Venerdì, 06 Dicembre 2019

C'è un macchinario che aiuta a migliorare l'equilibrio simulando di sciare, un sistema robotizzato per la riabilitazione del passo in cui ci si allena immaginando una camminata in campagna e, ancora, un computer che aiuta nella riabilitazione della mano fingendo di prendere o spostare oggetti da una cucina.
Sono solo alcune delle strumentazioni acquistate dal Centro di riabilitazione AIAS di Acireale che compongono la nuovissima sezione di Riabilitazione robotica. Questa mattina, alla presenza delle Istituzioni e di tutti gli operatori dell'AIAS, il Presidente Armando Sorbello, il Vescovo di Acireale Mons. Antonino Raspanti, il Direttore generale dell'ASP Maurizio Lanza insieme ai dirigenti dell'Azienda sanitaria, hanno tagliato il nastro dei nuovi locali: due grandi ambienti interamente dedicati alle attività riabilitative con l'ausilio delle nuove tecnologie.
“Oggi per noi dell'AIAS è una giornata di grande festa, ci siamo impegnati molto per acquistare questi nuovi ausili, che già stanno dando risposte molte positive per i nostri Assistiti – ha sottolineato il Presidente della Sezione AIAS di Acireale, Armando Sorbello – Abbiamo puntato molto anche sulla formazione dei nostri operatori, facendoli partecipare a dei corsi specifici presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi a Roma”. Le otto strumentazioni tecnologiche sono state acquistate con fondi dell'AIAS e accedendo anche ad un bando regionale del PO Fesr 2014-2020. “Quando alla manualità si aggiungono le nuove tecnologie, i processi di recupero sono certamente più veloci – ha detto il Direttore generale dell'ASP, Maurizio Lanza – Un plauso dunque all'AIAS, che rappresenta un fiore all'occhiello nel campo della riabilitazione della nostra provincia e che ha saputo osare, investendo sulle nuove tecnologie”.
Tra le strumentazioni, il G-eo System è un sistema robotico per la riabilitazione della funzionalità del cammino, che offre un feedback costante al computer utilizzato dal fisioterapista: questo consente un “controllo intelligente” dell'attività riabilitativa, fornendo in tempo reale i dati del paziente con difficoltà motorie e cognitive e stimolandolo passo dopo passo a compiere nuovi progressi. La seconda aula è dedicata interamente ad ausili e computer specifici per la riabilitazione degli arti superiori. Tutte le strumentazioni possono essere utilizzate per la riabilitazione di adulti e bambini e, in particolare, per persone colpite da ictus, per pazienti con Sclerosi multipla o Parkinson, per le neuropatie in generale ma anche per la riabilitazione cognitiva, ad esempio per bambini con autismo.
Dopo la benedizione del vescovo Mons. Raspanti e il taglio del nastro, è seguito un convegno per illustrare le potenzialità delle tecnologie acquistate dall'AIAS. All'inaugurazione di stamani erano presenti, tra gli altri, il Comandante dei Carabinieri di Acireale Marco Rubino, il Comandante di Stazione Vito Polignano, il Comandante della Guardia di Finanza di Acireale Francesca Zerbito, il direttore dell'Unità operativa centrale dell'ASP di Catania Marco Ciriacono, il Direttore del distretto acese dell'ASP Agata Lanteri, il Direttore sanitario dell'ASP di Catania Nino Rapisarda, il responsabile della riabilitazione dell'Azienda sanitaria provinciale Nunzio Papotto, il Direttore del SIAV dell'ASP etnea Antonino Leonardi, il Segretario nazionale dell'AIAS Domenico D'Agata, l'intero Consiglio direttivo dell'AIAS di Acireale.

Opere d’arte di grande valore artistico e culturale che riguardano un arco di tempo fra il ’700 ed il secolo XX: il sacerdote Michele Antonino Crociata ha donato al Comune il suo prezioso patrimonio liturgico in oro e argento riguardante calici d’oro e piattelli, candelabri, pisside, ampolline e una croce a stile alta oltre due metri

Il patrimonio artistico regalato al Comune dal professore Michele Antonino Crociata resterà permanentemente visitabile nella sala del Cinquecentenario  di corso Bernardo Mattarella.

«Non possiamo che essere grati al professore Michele Antonino Crociata che con un gesto di vera generosità ha deciso di donare al Comune, quindi all’intera comunità castellammarese, il suo prezioso patrimonio liturgico in oro e argento -affermano il sindaco Nicola Rizzo ed il suo vice Giuseppe Cruciata-. Si tratta di opere d’arte come ad esempio la croce a stile d’argento con crocifisso d’oro del XVIII secolo di oltre due metri e vari calici intarsiati e con bassorilievi nonché candelabri e ampolle, che arricchiscono la dotazione artistica e culturale municipale e saranno permanentemente visitabili nella sala del Cinquecentenario dove abbiamo predisposto apposita teca. Invitiamo la cittadinanza a partecipare alla cerimonia di passaggio della proprietà con l’esposizione al pubblico delle opere d’arte donate alla collettività  da padre Crociata»

La cerimonia di passaggio della proprietà si è tenuta ieri nella sala del Cinquecentenario, nel giorno del settantacinquesimo compleanno di padre Crociata. Ai presenti sarà donata una copia del testo “Storia di Castellammare”, pubblicato dal professore Crociata nel 2016.

Nella foto: la croce a stile d’argento e con crocifisso d’oro del XVIII secolo donata da Michele Antonino Crociata  al Comune (metri 2,28 x0,28).

Una straordinaria festa di popolo. Un momento molto significativo per Giarratana. Sono andati in archivio, ieri, a tarda notte, i solenni festeggiamenti in onore del patrono San Bartolomeo. Dopo una intera giornata dedicata alla venerazione del simulacro, la conclusione è stata affidata, in contrada Presti, al grandioso spettacolo pirotecnico curato dalla pluripremiata ditta Zio Piro di Gianni Vaccalluzzo da Belpasso. E, in effetti, i fantasmagorici fuochi artificiali hanno concluso degnamente un’intera giornata che sarà ricordata a lungo a Giarratana. All’intero comitato dei festeggiamenti, ai portatori e a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita delle celebrazioni sono arrivati i complimenti dell’intera comunità giarratanese oltre che da tutti i visitatori arrivati da fuori. Non era facile riuscire a superare il fatto che quest’anno, a causa dei lavori di ristrutturazione che stanno interessando la chiesa patronale, la Sciuta sarebbe stata effettuata dalla chiesa Madre. Eppure, grazie all’impegno di tutti, all’attenzione riversata dalle varie componenti di un’articolata manifestazione dal notevole afflato religioso, la festa di San Bartolomeo apostolo di quest’anno non ha avuto nulla in meno rispetto alle precedenti edizioni. Anzi, forse la necessità di colmare, per così dire, il gap, ha fatto sì che tutti mettessero una marcia in più per garantire la migliore riuscita di celebrazioni straordinarie. L’arrivo della processione, con il simulacro, nella chiesa di San Bartolomeo apostolo è stato caratterizzato dal solenne panegirico sul sagrato. Da qui, si è poi avuta la traslazione del simulacro del santo patrono condotto a spalla sino alla chiesa Madre dove è stato riposto, temporaneamente e sino a quando i lavori nella chiesa di San Bartolomeo non saranno completati, nella cappella a lui dedicata. La celebrazione eucaristica serale presieduta dal predicatore, don Fabio Randello, parroco della parrocchia matrice Santa Margherita di Licodia Eubea, diocesi di Caltagirone, è stata molto partecipata, alla presenza delle autorità civili e militari, così come la processione avviata subito dopo che ha interessato le principali vie di Giarratana. Il parroco, don Mariusz Starczewski, ha voluto porre l’accento sui cristiani perseguitati e sui fratelli nella fede uccisi per l’odio alla fede. “Essere devoti a San Bartolomeo – ha detto – significa anche essere solidali con loro, chiedere la giustizia e la protezione per loro. I martiri di oggi versano il loro sangue a testimonianza di Gesù e del Vangelo. San Bartolomeo è apostolo e anche martire. Vivendo noi in pace non possiamo dimenticarci degli altri fratelli e sorelle, sia quelli bisognosi e poveri che vivono accanto a noi che quelli che soffrono per motivo della propria fede in tutto il mondo”. Il parroco, il comitato dei festeggiamenti e la comunità dei devoti e dei fedeli hanno dato appuntamento a tutti per le celebrazioni del 2020.

I solenni festeggiamenti in onore di San Giuseppe, tenutisi nel meno consueto periodo settembrino, sono stati chiusi, domenica a Giarratana, dalle due tradizionali processioni che hanno ravvivato le vie del centro. La prima a mezzogiorno quando l’uscita del simulacro è stata salutata, tra un’esplosione di colori, da una folla festante di fedeli e devoti che hanno voluto rendere onore al patriarca. Sono gli stessi che hanno seguito con trasporto il giro per le vie del nucleo storico del centro montano. In serata, poi, sempre dalla chiesa Madre, l’altra uscita alla presenza dei rappresentanti istituzionali. Il percorso seguito ha toccato le vie principali della Perla degli Iblei sino al rientro, registratosi a tarda sera. Subito dopo, il simulacro è stato riposto nella cappella dell’altare maggiore. Prima, però, c’è stato spazio per lo spettacolo pirotecnico. Un altro momento partecipato e significativo, ieri, della giornata conclusiva dei festeggiamenti, è stato rappresentato dalla tradizionale cena sul sagrato della chiesa Madre grazie alla quale è stato possibile raccogliere i fondi che saranno poi devoluti in beneficenza. Le due processioni sono state accompagnate dalla banda musicale “Vincenzo Bellini” di Giarratana. Tra gli altri momenti da mettere in rilievo lo spettacolo di video mapping 3D sul sagrato della chiesa Madre, molto apprezzato dai presenti. Ma anche lo spettacolo pirotecnico in contrada Pianazzo che, di fatto, ha concluso la giornata, è risultato meritevole di considerazione. Anche quest’anno, dunque, la comunità dei fedeli di Giarratana ha avuto l’opportunità di celebrare per due volte il santo patriarca, nel tradizionale periodo di marzo e in quello un po’ meno usuale di settembre. Dopo la reposizione del simulacro nella cappella dell’altare maggiore, l’appuntamento è stato rinnovato alla prossima primavera quando San Giuseppe tornerà di nuovo ad essere acclamato dai propri devoti e fedeli.

«Allah è grande» inneggia via twitter, Mohammed Noura sotto la foto della cattedrale di Notre-Dame in fiamme. Ovviamente tutti i nomi sono musulmani, anche se il disastro di Parigi sembra non essere stato un atto terroristico. I più sofisticati ironizzano sull'incendio ricordando che gli ultimi giorni sono uscite battute e scherzi sulla Mecca messa a fuoco senza che nessuno si scandalizzasse più di tanto per il sito sacro degli islamici. Se la gente comune si scatena inneggiando al rogo d Notre-Dame figuriamoci cosa verrà fuori nelle prossime ore dai siti jihadisti, che vengono monitorizzati da strutture specializzate come il gruppo americano Site. Non è escluso, come è capitato in passato, che i resti dello Stato islamico rivendichi l'incendio pur non avendo alcuna responsabilità. Nei video montati ad arte per seminare il terrore più volte si raffigurava il crollo della Torre Eiffel o roghi a chiese e cattedrali come Notre-Dame, che rappresentano il simbolo della cristianità.

La procura di Parigi indagherà sui motivi dell'incendio anche se nessuno indica, per ora, una matrice terroristica. Però non si esclude del tutto il dolo ricordando che negli ultimi mesi le chiese di Francia sono state travolte da un'ondata di vandalismi e incendi. La cappella dove è stato girato il famoso film Codice Da Vinci è stata data alle fiamme. In febbraio i vandali hanno fatto a pezzi statue della Vergine Maria e di Gesù.

Sembra un'incredibile coincidenza, ma proprio ieri è stata condannata ad otto anni di carcere, Ines Madani, una giovane aspirante kamikaze francese, che ha cercato di dare fuoco ad un'automobile zeppa di bombole di gas vicino alla cattedrale di Notre-Dame per farla divorare dalle fiamme.

L'incendio che ha devastato Notre-Dame è stato domato ma la volta della navata centrale è crollata in alcune sezioni e sul transetto, dove poggiava la guglia: è quanto si vede nelle prime immagini riprese dall'interno della cattedrale. Quello che preoccupa, ora, è soprattutto la tenuta strutturale dell'edificio, indebolita dalle fiamme. Il restauro della cattedrale «durerà mesi e anni»: lo ha detto il ministro francese della Cultura, Franck Riester, spiegando che è ancora «troppo presto» per valutare la durata precisa della ristrutturazione. «In ogni caso - ha detto ai microfoni di France Info - ci vorrà tanto tempo e bilanci molto importanti». Riester ha precisato che «i due terzi del tetto sono andati in fumo» e che la «guglia è crollata all'interno della cattedrale, creando un buco nella volta», anche «una parte delle vetrate» è andata «distrutta».

La struttura complessiva della cattedrale di Notre-Dame è «salva», ma per dire l'ultima parola sulla sua effettiva stabilità bisogna attendere il verdetto degli esperti, riuniti stamani. Le fiamme, dopo una lunga notte di lavoro accanito di almeno 400 vigili del fuoco con 18 autobotti, è stato quasi del tutto spento e i pompieri stanno ora lavorando per estinguere gli ultimi focolai, all'interno.

Questa la situazione quando a Parigi è tornata la luce del sole, che prima di tramontare ha impresso al mondo intero le drammatiche immagini del crollo prima della guglia centrale, poi del tetto. Che, stando a quanto affermato dai pompieri, è sprofondato per almeno due terzi.

L'incendio sarebbe partito dall'impalcatura che cinge la cattedrale per i lavori di restauro, diffondendosi sulla guglia e sul tetto che sono stati pesantemente compromessi. A formulare l'ipotesi è Pier Paolo Duce, responsabile della sede di Sassari del Cnr-Ibimet (Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche). «È impossibile entrare nel merito dell'accaduto in dettaglio - afferma - ma dai dati disponibili e dalle immagini diffuse dai media la dinamica pare abbastanza chiara».

Il materiale ligneo, ricorda Duce, «è combustibile. L'altro elemento di propagazione degli incendi è il vento, o meglio l'ossigeno, e a giudicare dalla dinamica della nube che si eleva sopra la cattedrale pare che anche questo agente abbia fatto la sua parte, un pò come quando per alimentare il fuoco si soffia nel camino». Le strutture portanti in muratura di tanti edifici monumentali, come per esempio gli archi a sesto acuto di una cattedrale gotica spesso sorreggono coperture lignee non sempre a vista di dimensioni talvolta enormi.

Secondo i primi elementi dell'indagine, è proprio nel tetto che hanno inziato a divampare le fiamme che hanno poi divorato Notre-Dame. Eppure c'è ancora molto da chiarire perché il tetto è un punto difficile da raggiungere, dal momento che è circondato dalle impalcature. "Al momento dello scoppio delle fiamme - ha fatto sapere il portavoce del monumento - tutti gli operai avevano lasciato il sito". Ai lavori partecipano cinque società, che operano sotto la responsabilità della sovrintendenza architettonica dei monumenti storici e dello Stato, eppure nessuna di queste ha mai pensato alla sicurezza. Il cantiere è stato lasciato incustodito e non è mai stato impiantato un sistema antincendio valido. "Questa mattina - ha spiegato Heitz - sono iniziati gli interrogatori dei dipendenti di queste aziende".

"In un cantiere di questo tipo - spiega al Messaggero l'ingegnere Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei nostri vigili del fuoco - un sistema anti incendio normalmente è previsto". Ma qualcosa non deve aver funzionato come si deve. E così le fiamme hanno avuto tutto il tempo per propagarsi e bruciare tutto il tetto. L'ubicazione della cattedrale, in pieno centro e a due passi dalla Senna, ha impedito ai mezzi pesanti di raggiungere il luogo dell'incendio. Al tempo stesso non è stato possibile far alzare in volo i Canadair perché, come spiega le Monde, lanciare "sei tonnellate di acqua ad alta velocità verso il suolo" avrebbe potuto ferire i passanti. "Il fumo verso l'alto riduce la visibilità - aggiunge Parisi - e complica un intervento aereo".

Simbolo della cristianità, della Francia e dell'Europa, la cattedrale di Notre Dame, colpita da un devastante incendio che ha distrutto gran parte dell'edificio, è considerata uno dei capolavori del gotico.

L'inizio della sua costruzione risale al 1163 ed è stata completata intorno al 1250 sull'area dove sorgeva la chiesa di Santo Stefano. Da subito i progettisti avevano pensato di creare un edificio monumentale ma le dimensioni superarono immediatamente quelle di tutte le chiese dell'epoca diventando sa subito unica nel suo genere anche per le peculiarità architettoniche come gli archi rampanti al suo interno, inseriti in un secondo momento per sorreggere i muri ritenuti troppo sottili.

Il suo interno è composto di cinque navate, con doppie navate laterali. Sotto la balaustra della facciata, 28 Statue della Galleria dei Re, distrutte nel corso della Rivoluzione francese, quando la chiesa venne trasformata in "Tempio della Ragione", e ripristinate nel XIX secolo. Al centro della facciata occidentale della cattedrale, il rosone con la Madonna che tiene fra le sue braccia Gesù Bambino con due angeli.

Da subito diventata il cuore pulsante della capitale della Francia, Notre Dame è stata protagonista in questi secoli della storia francese. E quindi del mondo. Dopo la rivoluzione francese, è tornata a essere di proprietà della Chiesa nel 1801 con il concordato tra Papa Pio VII e Napoleone Bonaparte. E qui, Napoleone Bonaparte venne incoronato imperatore dei francesi tre anni dopo, il 2 dicembre 1804. A quell'epoca, la cattedrale versava in condizioni pessime, e nel 1845 venne avviato il programma di restauro sotto la direzione di Viollet-le-Duc, che realizzò i famosi gargoyles. Il 31 maggio 1864, Notre Dame venne consacrata ufficialmente.

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