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Sabato, 07 Dicembre 2019

Salemi - Sgarbi: «Dagli ispettori un’immagine distorta e infedele dalla realtà»

«Gli ispettori, con finalità a me non chiare ma di evidente efficacia politica, hanno rappresentato un’immagine totalmente distorta e infedele delle realtà politica ed amministrativa di Salemi».

E’ questo uno dei passaggi di un esposto che Vittorio Sgarbi ha trasmesso al Ministro dell’Interno.

«A margine di un’inchiesta per riciclaggio, fatta dagli stessi organi cui è stato attribuito il sindacato ispettivo – spiega Sgarbi - hanno arbitrariamente e mendacemente ipotizzato una «regia occulta» e «un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del Comune di Salemi».

«Ora, si dà il caso che non sia affatto «occulto» che Pino Giammarinaro, nella funzione dichiarata (con nomina della segreteria provinciale di Trapani del 9 giugno 2007) di Commissario comunale della Democrazia Cristiana, sia stato l’animatore e il sostenitore della mia candidatura a sindaco, come risulta su tutti gli organi d’informazione dell’epoca e in un mio libro, «Clausura a Milano. Da Suor Letizia a Salemi. E ritorno», e dalle stesse premesse nelle indagini della Questura di Trapani e della Stazione dei Carabinieri di Salemi.

Avendo vinto le elezioni ed essendo il gruppo politico di Giammarinaro maggioranza in Consiglio comunale con l’elezione di 12 consiglieri – osserva il critico e Sindaco di Salemi - è inaccettabile e in perfetta malafede interpretare e presentare come «regia occulta» la normale attività politica e la dialettica trasparente tra sindaco, assessori e consiglieri comunali di maggioranza. In democrazia le decisioni si prendono anche e inevitabilmente consultando la maggioranza, la quale ha nell’ex parlamentare Pino Giammarinaro non un  «regista occulto», ma un referente politico esplicito.

Nell’azione deviata dall’inchiesta su Giammarinaro, densa di pregiudizi, e nelle conseguenti conclusioni degli Ispettori – argomenta Sgarbi - si cerca di avvalorare una realtà inesistente di condizionamenti con il continuo riferimento allo status, ripetuto con malizia, di «ex sorvegliato speciale» di Giuseppe Giammarinaro, come per attribuirgli una pericolosità prevalente sul riconoscimento delle regole democratiche e dei diritti costituzionali di ognuno. Ritengo, con sgomento e costernazione, una grave minaccia alla democrazia l’interpretazione come «pressioni» o «regia occulta» di ciò che appartiene alla normale dialettica politica e democratica.

La determinazione dell’accesso agli atti, solo per la città di Salemi, da parte di un Prefetto ingannato e orientato in una direzione sbagliata e non corrispondente al vero, deriva da una rappresentazione falsata della realtà, assolutamente arbitraria e diffamatoria.

Ed è ancora più intollerabile che ad esercitare l’acquisizione e il controllo degli atti del Comune siano stati incaricati rappresentanti gli stessi uffici della Questura e dei Carabinieri che hanno condotto le indagini in modo tendenzioso, approssimativo e non fededegno.

Indagini ispirate da pregiudizi e non dalla verifica dei fatti, al punto da considerare i consiglieri comunali di maggioranza, regolarmente eletti, complici e, per perversa conseguenza, «associati di mafia», pur non essendo Giammarinaro indagato per mafia.
Si processi Giammarinaro – conclude Sgarbi - ma non si trasformi la sua attività politica in una interferenza criminale»

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