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Mercoledì, 01 Aprile 2020

Salemi - Sgarbi porta il «Museo della Mafia» alla Bit di Milano

Vittorio Sgarbi porta il «Museo della Mafia» alla Bit di Milano.  Nello spazio espositivo del Comune, che anche quest’anno ha un suo stand (36 metri quadri, E15-F16) all’interno del padiglione Italia, è stata riprodotta una delle 10 «cabine» -  quella del «massacro» - che si trovano all’interno del museo siciliano: il visitatore al suo interno troverà uno schermo su cui scorrono le immagini dei più tragici fatti di mafia. Le «cabine» sono come le «stazioni» di una via crucis, a ciascuna corrisponde un tema specifico: le stragi, il rapporto mafia e religione, le intimidazioni, il carcere, il ruolo della famiglia, la politica, l’informazione, la sanità.

 

Lo stand di Salemi è stato allestito dai ragazzi del «Laboratorio della Creatività», voluto da Oliviero Tioscani e Vittorio Sgarbi, coordinato da Elisabetta Rizzuto e diventato fucina di tutte le più importanti iniziative promosse nella cittadina amministrata dal celebre critico d’arte. Ne fanno parte Sara Pallavicini, Giovanni Lettini, Stefano Morelli, Luigi Cavarretta, Mario Citti, Carla Di Pasquale, Eleonora Traversa, Gaetano Scommegna e Giovanni Campisi.

 

Il «Museo della Mafia» di Salemi – intitolato alla memoria dello scrittore Leonardo Sciascia - è attualmente l’unico al mondo perché quello di Los Angeles, annunciato alcuni mesi fa, è rimasto solo un proposito.

Inaugurato lo scorso 11 maggio durante la visita a Salemi del Presidente della Repubblica per le celebrazioni del 15o° dell’Unità d’Italia, è presto diventato meta di migliaia di turisti.  Il suo allestimento è costato appena 60 mila euro, mentre i biglietti di ingresso (solo 5 euro) in poco più di 6 mesi hanno portato nelle casse del comune 30 mila euro.

 

Il Museo è nato su suggerimento di Francesca Traclò della Fondazione Rosselli e dell’allora assessore alla Cultura Peter Glidewell. Oliviero Toscani ha ideato il logo: una macchia di sangue a forma di Sicilia.

Le installazioni a forma di cabina elettorale che costituiscono la parte più significativa del «Museo della Mafia» sono state realizzate dall’artista siciliano Cesare Inzerillo.

«Il museo – dice Vittorio Sgarbi – indica con una linea netta ciò che la mafia è  stata. Abbiamo pensato a un Museo perché vogliamo immaginare la mafia morta, sconfitta. Del resto si fa un museo dell’Olocausto non perché ci sono ancora i nazisti e i campi di concentramento, ma per dire che occorre prendere le distanze dal  male. Ecco, il nostro Museo della Mafia significa questo: prendere le distanze dalla mafia, dal male. Le mie idee, da questo punto di vista, sono specchiate nel pensiero di Sciascia»

 

Il «Museo della Mafia» di Salemi sarà inoltre protagonista della prossima edizione della Biennale Arte di Venezia. Al centro degli spazi espositivi dell’Arsenale sarà ricostruito l’intero museo della città siciliana; all’ingresso la frase «L’arte non è Cosa Nostra», «per dire – osserva Vittorio Sgarbi – che l’arte non è solo materia per critici d’arte»

 

Di questi progetti e dei contenuti dello stand di Salemi Vittorio Sgarbi ne parlerà giovedì 17 a Milano intervenendo come ospite nella Sala Martini della Bit, alle 10,30, nel corso della Confefrenza Stampa di apertura della Borsa Internazionale del Turismo alla presenza del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla

 

Lo stand di Salemi sarà una vetrina anche per altre importanti località della Sicilia.

«Visto che La Regione non ci sarà – spiega Sgarbi – daremo noi visibilità  visibilità al patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico della Sicilia, e quindi alla Venere di Morgantina, i mosaici della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, la cattedrale di Noto e i lampadari artistici di San Biagio Platani. Poi, ovviamente, ci sarà Salemi, il suo Polo Museale con i musei della Mafia, del Paesaggio e del Risorgimento. E sopratutto il progetto definitivo delle «case a 1 euro. Possiamo dire – aggiunge Sgarbi – che Salemi sostituisce la Regione Siciliana»

 

Nello stand di Salemi campeggiano alcune frasi. La prima recita «Libera et immunis», per alludere al fatto che è stata una città demaniale. Poi  «Salemi, prima capitale d’italia». Il 14 maggio del 1860, infatti, poche ore prima della celebre battaglia di Pianto Romano tra i «Mille» di Giuseppe Garibaldi e l’esercito borbonico, Giuseppe Garibaldi, dalla sede del Palazzo Municipale, nominatosi «Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia», emanò un decreto in cui dichiarava di assumere i poteri della Dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II. Con un altro decreto ordinò «la leva in massa di tutti gli uomini validi dai 17 ai 50 anni», istituendo la Milizia Nazionale. Salemi fu dunque il primo paese ad inalberare il tricolore.

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