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Giovedì, 12 Dicembre 2019

A Salemi la proiezione ufficiale del film sul jazzista Tony Scott

Domenica 14 maggio alle 21,00 al Cine Teatro Kim di Salemi (via Rocco Chinnici, ingresso gratuito) sarà proiettato «Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz» di Franco Maresco, il film che racconta la parabola insolita del grande musicista siculo-americano. Tony Scott era infatti lo pseudonimo di Anthony Joseph Sciacca. I genitori, emigrati negli Stati Uniti, erano originari di Salemi dove l’artista è ritornato negli anni parecchie volte.

Il film è stato presentato nell’agosto del 2010 al Festival di Locarno, alla presenza, tra gli altri, del sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.

 

«Nella parte finale del film – spiega l’assessore alla Cultura Bernardo Tortorici – si chiama in causa il Comune di Salemi perché la salma è ospitata nella tomba dei parenti. Noi abbiamo fatto la nostra parte. E’ stato dato incarico a Mario Botta, uno dei più apprezzati architetti, per la realizzazione di un monumento funebre all’interno del cimitero comunale. Attendiamo ancora però il parere degli eredi di Scott. Se ci daranno il loro nulla osta, partiranno i lavori»

 

Scott – che è morto il 29 marzo 2007 a 86 anni - ha suonato con i più grandi jazzisti della cosiddetta «Epoca d’oro»: Erroll Garner, Buck Clayton, Billy Taylor, Trummy Young, Art Tatum, Ben Webster, Lester Young, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk, Bud Powell, Fats Navarro, Sid Catlett, Charlie Shavers, Al Cohn, a Peggy Lee, Sarah Vaughan, Carmen McRae. Per la sua grande amica Billie Holiday è stato clarinettista, pianista, arrangiatore e leader dell'orchestra.

 

Il film, prodotto da Cinico Cinema, Rai Cinema e dalla Film Commission Sicilia, con la sceneggiatura dello stesso Maresco e di Claudia Uzzo è stato realizzato in tre anni e racconta dunque la vita del più grande clarinettista del jazz moderno.

Ripercorrere la vicenda  musicale e personale di Tony significa raccontare sessant'anni di jazz, di incontri umani e artistici incredibili, ma anche, nello stesso tempo, la storia americana della seconda metà del secolo scorso, con le sue battaglie per i diritti civili e umani, di cui Tony Scott fu uno dei principali e appassionati sostenitori.

Maresco lo fa avvalendosi di belle immagini provenienti dagli archivi cinematografici di tutto il mondo compresi quelli italiani dell’Istituto Luce e degli archivi Rai. E’ un viaggio nel passato e nel presente, arricchito dalla presenza di tanti contributi esterni. Al film hanno preso parte oltre cento testimoni, tra parenti, amici, musicisti e critici. Tra questi: Ira Gitler, Gunther Schuller, Enrico Rava, Glenn Ferris, Louis Porter, Buddy DeFranco, Bill Taylor, Gay Talese, Marcello Rosa, Mario Rusca, Stefano Zenni, Adriano Mazzoletti, Tony Arco, Dick Katz, Joe Lovano, Franco D'Andrea, Taylor Atkins, Fran Attaway (prima moglie di Tony), Pauline Wong (seconda moglie), Monica e Nina Sciacca(figlie di Tony), Mauro Verrone, Sandro Cerino, Gabriele Mirabassi, Mauro Negri, Paolo Tomelleri, Gianni Gebbia, Mario Raja, Filippo Bianchi, Luigi Onori, Gianni Gualberto, Eddie Gomez, Hank Jones, Lino Patruno, Cinzia Bastianon (terza moglie di Tony), Ed Schuller, Salvatore Bonafede.

 

Quella di Scott è una storia incredibile, caratterizzata da una parabola ascendente fintanto che l’artista si trova negli States. Tony fu sempre in prima linea contro ogni forma di discriminazione, politica o etnica, perché sapeva bene che cosa significa essere emarginati in un paese straniero. Era nato nel 1921 nel New Jersey, da genitori siciliani arrivati in America da Salemi (Trapani) all'inizio del Novecento e aveva vissuto sulla propria pelle l'umiliazione di essere definito un "dago", un italiano secondo la definizione razzista che ne davano gli americani. E come lui tanti altri erano chiamati mafiosi, molti italiani che sarebbero diventati grandi del jazz: Nick La Rocca, Eddie Lang (Salvatore Massaro), Joe Venuti, Louis Prima, Tony Parenti, Frankie Laine (Francesco Lo Vecchio), Frank Rosolino, George Wallington (Giacinto Figlia) e tanti altri.

La palestra di casa. La musica Tony la impara dallo zio, musicista in una banda di paese. Successivamente si forma alla celebre Juilliard School di New York, vera e propria scuola di talenti artistici. Ma è sulla Cinquantaduesima Strada che il genio artistico di Scott viene alla luce. E’ lì che Scott si forma, durante le jam-session con Charlie Mingus e Dizzy Gillespie. Del ’43 è l’incontro che gli cambia la vita, con Charlie Parker. Tony è uno dei pochissimi bianchi ammesso alla corte di Parker. “Can I play with you?”, chiese un giorno Parker ad uno stupefatto Scott. Per Tony fu l’inizio di una grande ascesa professionale.

Tony, musicista completo. Tony Scott è stato, insieme a Buddy DeFranco, il primo clarinettista a suonare il be-bop su uno strumento che sembrava inadatto per parlare la lingua di Charlie Parker. Pochi anni dopo, ai nomi di Tony e Buddy si aggiungerà quello di Jimmi Giuffrè, guarda caso anche lui italiano (siciliano come Tony). Naturalmente non è un caso se gli italiani sono stati i principali clarinettisti nel jazz moderno, e anche di questo il film parla. Ma Tony, a differenza degli altri clarinettisti, andò oltre uno stile (il be-bop) o un genere, col tempo divenne un musicista “Totale”, un visionario che anticipò di anni linguaggi e tendenze, come per esempio la musica atonale e quella elettronica. Negli anni Cinquanta la sua attività fu incredibile, suonando il jazz tradizionale e quello più all'avanguardia (la Third Stream con John Lewis e Gunther Schuller), componendo e arrangiando per la sua grande amica Billie Holiday (Lady sing the blues oppure la splendida Misery).

 

Bill Evans. il film racconta, con testimonianze di protagonisti di allora, che Tony fu il musicista più decisivo a portare Bill Evans nel jazz, facendogli incidere alcuni dei suoi primissimi dischi. E Bill gli fu sempre affezionato, come testimonia Eddie Gomez.

Harry Belafonte. Quanti sanno che Banana Boat, una delle più celebri canzoni del pianeta, fu l'arrangiamento di un canto di lavoro giamaicano scritto proprio da Tony Scott? Il celebre inizio"Day-o" fu una sua invenzione. Tony per decenni sostenne di essere stato defraudato dei diritti che gli spettavano, ma in realtà questa storia fu una delle tante ossessioni che con il trascorrere del tempo caratterizzeranno il Tony Scott della vecchiaia.

La World Music. Tony Scott alla fine degli anni Cinquanta lasciò gli Stati Uniti e andò a vivere in Oriente per cinque anni, tra Giappone, Indonesia e Thailandia. Qui mise a punto forse il primo vero esempio di World Music, di fusione di musica tradizionale orientale e improvvisazione. Il suo fu un contributo innovativo perché i musicisti di Koto, per esempio, non praticavano l'improvvisazione, che consideravano quasi un tabù. Nel 1964, Tony registrò Music For Zen Meditation. Uno dei dischi fondamentali degli anni Sessanta, che ha influenzato intere generazioni di musicisti.

Il regista. “Dei tanti sbagli che Tony Scott fece nella sua vita - dice il regista Franco Maresco, che con quest’opera palesa il suo grande amore per il jazz - il più grave fu senza dubbio quello di stabilirsi in Italia alla fine degli anni Sessanta. L'Italia con Tony dimostrerà di essere il paese incivile e imbarbarito che tutto il  mondo conosce. Certo Tony Scott fu un uomo tutt'altro che facile, soprattutto negli anni della maturità, ma il paese in cui erano nati i suoi genitori non lo capì, non ne capì la grandezza, o forse la capì e proprio per questo lo emarginò. A parte pochi amici che lo sostennero fino alla fine, per il resto col tempo si ridusse a suonare in giri che non erano certo alla sua altezza, senza che le istituzioni e i grandi festival lo invitassero mai a esibirsi sui loro palcoscenici. Il film racconta, per esempio, che nei "militanti" anni Settanta Tony fu visto dai musicisti dell'avanguardia di allora addirittura come un fascista, semplicemente perché vestiva di nero e aveva un quartetto con Romano Mussolini. Così, capitava che a un concerto il pubblico scattava sull’attenti, facendo schioccare i tacchi. Ci sarebbe da ridere se non fossimo già impegnati a piangere. Nella parabola discendente, anche un film con Piero Chiambretti. Ecco, seguendo Tony Scott, raccontiamo gli ultimi trent'anni di vita italiana. Uno peggiore dell'altro, fino alla deriva attuale. Tony Scott è la metafora della morte dell’arte. Lui amò veramente il jazz, più di quanto si possa immaginare. Per il jazz rinunciò ad arricchirsi, a diventare miliardario. Ma questo non è un film sul jazz ma un film sul personaggio, che permette allo spettatore di entrare nel vivo del musicista. Lo spettatore finisce per immedesimarsi in Tony Scott. Il grande clarinettista muore dimenticato da tutti nel 2007, a 86 anni, in un paese che non lo ha mai riconosciuto come il grande artista che era.”

 

 

Io sono Tony Scott, ovvero come l'Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz.

Nazione: Italia

Anno: 2010

Genere: Documentario

Durata: 128’

Regia: Franco Maresco

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