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Domenica, 05 Aprile 2020

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, lunedì mattina, accompagnato dal presidente del Wwf di Siracusa, Giuseppe Patti, e dal presidente dell’associazione «Plemmirion» Marcello Lo Iacono, ha effettuato un sopralluogo lungo la costa antistante l’area marina protetta del «Plemmirio» a Siracusa, ed in particolare nell’area sulla quale una società, la «Elemata Srl», vorrebbe costruire un villaggio turistico, ipotesi, questa, che sta alimentando non poche polemiche. Si tratta di un’area dove la natura è ancora incontaminata, in un più ampio contesto di straordinaria valenza paesaggistica.

 

«Per l’area protetta del Plemmirio – osserva Sgarbi – suggerisco al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo di sottoscrivere un protocollo d’intesa che coinvolga Confindustria, tramite il suo presidente Ivan Lo Bello, per un progetto di valorizzazione che non scarichi sul pubblico tutto l’onere della realizzazione di attività proprie di queste aree.

Il privato – sottolinea Sgarbi -  non va demonizzato. Occorre farlo convergere su un progetto di recupero integrale dell’area e di cosiddetta “cristallizzazione del presente”, senza nulla alterare, con dei collegamenti in legno tra le strutture presenti,  secondo un principio che è interno ai valori estetici sempre elusi, ovvero il valore patrimoniale di un luogo è direttamente proporzionale alla sua integrità.

L'iniziativa privata dovrebbe, pertanto, seguire un modello in cui l’antropizzazione deve adattarsi alla Natura e non viceversa; risulta sempre fallimentare l'azione opposta, e cioè cercare di adattare la Natura alle nostre esigenze.

Se uno per adattare l’ambiente all’uomo lo trasforma in modo radicale, perde il valore del luogo. Bisogna invece adattare l’uomo all’ambiente, e indurre l’uomo a un ritorno alla Natura che appaia come un valore interiore, un valore della coscienza e che gli ponga alcuni limiti e persino delle scomodità che gli fanno ritrovare l’identità del luogo. Non si può – spiega Sgarbi - andare in una grotta e pretendere di trovare una Jacuzzi; non si può andare in una riserva e trovare pavimenti di ceramica.

Quest’area, come qualuqnue altra – conclude Sgarbi - non potrà dunque avere alcuno sviluppo che non sia corrispondente alla sua natura.  Penso, in tal senso, a quello che è stato fatto a Santo Stefano di Sessanio da un giovane impreditore, Daniele Elow Kihlgren, realizzando un albergo diffuso, sistemando ogni ambiente esattamente com’era, con una rigorosissima tutela ambientale di salvaguardia del sito»

 

Vittorio Sgarbi porta il «Museo della Mafia» alla Bit di Milano.  Nello spazio espositivo del Comune, che anche quest’anno ha un suo stand (36 metri quadri, E15-F16) all’interno del padiglione Italia, è stata riprodotta una delle 10 «cabine» -  quella del «massacro» - che si trovano all’interno del museo siciliano: il visitatore al suo interno troverà uno schermo su cui scorrono le immagini dei più tragici fatti di mafia. Le «cabine» sono come le «stazioni» di una via crucis, a ciascuna corrisponde un tema specifico: le stragi, il rapporto mafia e religione, le intimidazioni, il carcere, il ruolo della famiglia, la politica, l’informazione, la sanità.

 

Lo stand di Salemi è stato allestito dai ragazzi del «Laboratorio della Creatività», voluto da Oliviero Tioscani e Vittorio Sgarbi, coordinato da Elisabetta Rizzuto e diventato fucina di tutte le più importanti iniziative promosse nella cittadina amministrata dal celebre critico d’arte. Ne fanno parte Sara Pallavicini, Giovanni Lettini, Stefano Morelli, Luigi Cavarretta, Mario Citti, Carla Di Pasquale, Eleonora Traversa, Gaetano Scommegna e Giovanni Campisi.

 

Il «Museo della Mafia» di Salemi – intitolato alla memoria dello scrittore Leonardo Sciascia - è attualmente l’unico al mondo perché quello di Los Angeles, annunciato alcuni mesi fa, è rimasto solo un proposito.

Inaugurato lo scorso 11 maggio durante la visita a Salemi del Presidente della Repubblica per le celebrazioni del 15o° dell’Unità d’Italia, è presto diventato meta di migliaia di turisti.  Il suo allestimento è costato appena 60 mila euro, mentre i biglietti di ingresso (solo 5 euro) in poco più di 6 mesi hanno portato nelle casse del comune 30 mila euro.

 

Il Museo è nato su suggerimento di Francesca Traclò della Fondazione Rosselli e dell’allora assessore alla Cultura Peter Glidewell. Oliviero Toscani ha ideato il logo: una macchia di sangue a forma di Sicilia.

Le installazioni a forma di cabina elettorale che costituiscono la parte più significativa del «Museo della Mafia» sono state realizzate dall’artista siciliano Cesare Inzerillo.

«Il museo – dice Vittorio Sgarbi – indica con una linea netta ciò che la mafia è  stata. Abbiamo pensato a un Museo perché vogliamo immaginare la mafia morta, sconfitta. Del resto si fa un museo dell’Olocausto non perché ci sono ancora i nazisti e i campi di concentramento, ma per dire che occorre prendere le distanze dal  male. Ecco, il nostro Museo della Mafia significa questo: prendere le distanze dalla mafia, dal male. Le mie idee, da questo punto di vista, sono specchiate nel pensiero di Sciascia»

 

Il «Museo della Mafia» di Salemi sarà inoltre protagonista della prossima edizione della Biennale Arte di Venezia. Al centro degli spazi espositivi dell’Arsenale sarà ricostruito l’intero museo della città siciliana; all’ingresso la frase «L’arte non è Cosa Nostra», «per dire – osserva Vittorio Sgarbi – che l’arte non è solo materia per critici d’arte»

 

Di questi progetti e dei contenuti dello stand di Salemi Vittorio Sgarbi ne parlerà giovedì 17 a Milano intervenendo come ospite nella Sala Martini della Bit, alle 10,30, nel corso della Confefrenza Stampa di apertura della Borsa Internazionale del Turismo alla presenza del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla

 

Lo stand di Salemi sarà una vetrina anche per altre importanti località della Sicilia.

«Visto che La Regione non ci sarà – spiega Sgarbi – daremo noi visibilità  visibilità al patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico della Sicilia, e quindi alla Venere di Morgantina, i mosaici della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, la cattedrale di Noto e i lampadari artistici di San Biagio Platani. Poi, ovviamente, ci sarà Salemi, il suo Polo Museale con i musei della Mafia, del Paesaggio e del Risorgimento. E sopratutto il progetto definitivo delle «case a 1 euro. Possiamo dire – aggiunge Sgarbi – che Salemi sostituisce la Regione Siciliana»

 

Nello stand di Salemi campeggiano alcune frasi. La prima recita «Libera et immunis», per alludere al fatto che è stata una città demaniale. Poi  «Salemi, prima capitale d’italia». Il 14 maggio del 1860, infatti, poche ore prima della celebre battaglia di Pianto Romano tra i «Mille» di Giuseppe Garibaldi e l’esercito borbonico, Giuseppe Garibaldi, dalla sede del Palazzo Municipale, nominatosi «Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia», emanò un decreto in cui dichiarava di assumere i poteri della Dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II. Con un altro decreto ordinò «la leva in massa di tutti gli uomini validi dai 17 ai 50 anni», istituendo la Milizia Nazionale. Salemi fu dunque il primo paese ad inalberare il tricolore.

« Quello che dovrebbe fare la Regione Siciliana, lo facciamo noi. Sarà Salemi a dare visibilità al patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico dell’intera Sicilia.

Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, annuncia che lo stand del piccolo comune siciliano alla Bit di Milano,  per questa edizione, sarà eccezionalmente «ecumenico».

«Lo spazio espositivo di Salemi spiega il critico d’arte promuoverà la Venere di Morgantina a Aidone, i mosaici della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, la cattedrale di Noto e i lampadari artistici di San Biagio Platani.

Poi, ovviamente, ci sarà Salemi, il suo Polo Museale con i musei della Mafia, del Paesaggio e del Risorgimento. E sopratutto il progetto definitivo delle «case a 1 euro».

Possiamo dire – conclude Sgarbi – che Salemi sostituisce la Regione Siciliana»

Vittorio Sgarbi interviene sulle polemiche che vedono coinvolti il Direttore del «Tg1» Augusto Minzolini e il Direttore de «Il Foglio» Giuliano Ferrara

 

« I ripetuti attacchi a Minzolini che dà spazio alla reazione motivata di Giuliano Ferrara,  nel momento in cui le manifestazioni di piazza, le assemblee e le trasmissioni televisive proseguono una campagna diffamatoria contro il premier e contro le donne, insistendo a considerare “orge” le feste di Arcore e “prostitute” le donne che vi partecipavano, contro ogni rispetto e evidenza della realtà,  appaiono indecenti.

Alla Sinistra non basta il controllo di tutti i format televisivi di approfondimento, con l’evidente e schiacciante prepotenza, ma appena Giuliano Ferrara dice la sua dissonante opinione, insorge contro un direttore anticonformista nella difficile impresa di informare e non diffamare.

E’ oltremodo evidente - aggiunge Sgarbi - come l’opposizione, in un delirio accusatorio senza precedenti e senza fondamento, vuole colpire Minzolini  e limitare il diritto degli italiani a essere informati in modo plurale.

Il direttore del Tg1 – conclude il critico d’arte - fa opposizione al conformismo delle idee ricevute, delle condanne sommarie e dei processi in piazza e in televisione»

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi potrebbe presto recarsi in visita a Salemi, la città amministrata da Vittorio Sgarbi.

Il critico d’arte nella tarda mattinata di ieri, accompagnato dal Vice Sindaco Antonella Favuzza e dall’Addetto Stampa Nino Ippolito, ha incontrato il Premier nella residenza di Arcore per un colloquio, durato circa 40 minuti, nel corso del quale Sgarbi ha spiegato l’importante ruolo che Salemi ha avuto nelle vicende storiche che portarono all’Unità d’Italia.

Il 2011 è infatti l’anno delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, e sebbene Salemi abbia già onorato la ricorrenza nel maggio del 2010 durante la visita di Napolitano, si stanno definendo nuove, importanti iniziative per i mesi di aprile, maggio e giugno.

 

Berlusconi ha mostrato di conoscere molte delle iniziative promosse in questi anni durante la sindacatura di Vittorio Sgarbi, ed in particolare il progetto delle «Case a 1 euro» di cui ha detto di aver letto alcuni articoli.

 

Durante la visita il Vice Sindaco Antonella Favuzza ha donato al Presidente del Consiglio alcune pubblicazioni sulla città, ed in particolare il catalogo fotografico «Salemi e il suo territorio» di Mimmo Jodice edito da Electa, i libri «Da Cicerone a Sgarbi» di Giuseppe Scavone,  edito da Bompiani,   «Salemi, il castello e le campane: storia, arte, tradizioni di Salemi» di Paolo Cammarata, edito da Sellerio, «Rollus Rubeus», il cosiddetto «Libro Rosso», una raccolta di documenti sovrano medioevali che possedevano le città demaniali, quale è stata Salemi, pubblicato da Ugo La Rosa Editore e curato dallo storico locale Paolo Cammarata.

 

Salemi è stata la prima Capitale dell’Italia Unita. Il 14 maggio del 1860, poche ore prima della celebre battaglia di Pianto Romano tra i «Mille» di Giuseppe Garibaldi e l’esercito borbonico, il Generale, dalla sede del Palazzo Municipale, nominatosi «Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia», emanò un decreto in cui dichiarava di assumere i poteri della Dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II. Con un altro decreto ordinò «la leva in massa di tutti gli uomini validi dai 17 ai 50 anni», istituendo la Milizia Nazionale. Salemi fu dunque il primo paese ad inalberare il tricolore.  La notte tra il 13 e il 14 maggio Garibaldi fu accolto nel Palazzo del Marchese Gaetano di Torralta.

Di queste notizie vie è testimonianza in numerosi libri.

 

Giuseppe Cesare Abba nella «Storia dei Mille» scrive: «A levata di sole, il giorno appresso che era domenica, la colonna si mise in cammino… verso Salemi. La salita lassù fu faticosissima, però quando le compagnie vi giunsero, provarono un forte compiacimento. Tutta la gente aspettava gridando: “Garibaldi ! Garibaldi !... Le campane squillavano a festa e una banda suonava delle aree eroiche. Via via che le compagnie giungevano nella piazza si trovavano avvolte da uomini, da donne, persin da preti; e tutti abbracciavano, molti baciavano, molti porgevano boccali di vino e cedri meravigliosi… Intanto gli artiglieri avevano già impiantato una sorta di officina, dove lavoravano a costruir gli affusti per i cannoni di Orbetello…»

 

Ancora Abba, nel libro nel libro «Da Quarto a Volturno. Noterelle di uno dei Mille» nella cronaca della giornata del 13 maggio del 1860:

«…Quando muovemmo dal campo di Rampingallo eravamo aggranchiti per aver dormito là come capitammo… arrivando fummo accolti da una folla d’uomini, di donne, di fanciulli. Quasi non si sentiva la banda che suonava il trionfo…»

Nello stesso libro, nella cronaca della giornata del 14 maggio 1860 a Salemi, Abba annota: «Il Generale ha percorso la città a cavallo. Il popolo vede lui e piglia fuoco… Il Generale ha assunto la Dittatura…»

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