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Il concerto attorno al mistico Gurdjieff ha chiuso ieri sera il ciclo “mito/mania”

Vigneri e Thanopulos

 

I due talentuosi musicisti Anja Lechner al violoncello e Vassilis Tsabropoulos al pianoforte hanno chiuso con un suggestivo concerto, tenutosi nella chiesa di San Rocco, a Ragusa Ibla, il ciclo “Mito/Mania”. I due musicisti di calibro internazionale hanno proposto al pubblico “Chant from a Holy Book” di Georges I. Gurdjieff (1872-1949), il mistico armeno il cui dettame primario era il risveglio dall’inconsapevolezza in cui viviamo. A questo scopo la musica, come altre forme d’arte, risolve questo stato di dormiveglia continuo inviando dei messaggi di “conoscenza”. Le vibrazioni della musica, secondo Gurdjieff, provocavano degli effetti oggettivi sull’ascoltatore: sia sul corpo fisico che su quello che potremmo chiamare “eterico”. Il concerto è stato preceduto dall’ultima conversazione con San Giovanni e San Giorgio, promossa dall’associazione Pergamo di Annapaola Giannelli e Sonia Grandis, in cui è emerso che non esiste contrapposizione tra le realtà aggregative che si riconoscono attorno ai due santi ma possibilità di interazione e coesistenza in alternanza, soprattutto per il futuro. A moderare gli interventi, uno psicoanalista di fama internazionale come Saranthis Thanopulos che ha ripercorso, nella fase introduttiva, i miti dell’uccisione del drago e della decollazione del Battista. Anche stavolta, di grande spessore le interpretazioni fornite dagli intellettuali presenti. A cominciare dal filosofo Giuseppe Girgenti, dell’Università San Raffaele di Milano, il quale, riferendosi alle simbologie contenute nella leggenda di San Giorgio, ha spiegato che esiste anche un collegamento ad una simbologia più antica, greca, che è quasi sempre al femminile. “Idra, Echidna sono al femminile – ha detto – la chimera e la sfinge rappresentano altri esempi. Per non parlare delle prime due fatiche di Ercole, l’uccisione del leone e l’uccisione dell’Idra. Ecco perché la lotta contro il drago non è solo la lotta dell’uomo contro le forze ostili della natura ma rappresenta una lotta interiore. Ercole, una volta ucciso il leone, ne prende le pelli, si veste di esse e acquista la sua forza. C’è un quadro di Ercole che trafigge la bestia vestito di pelli, come San Giorgio di Paolo Uccello che uccide il drago. Ecco, riscontriamo elementi simbolici simili tra il mondo greco e l’universo paleocristiano”.

Il catanese Riccardo Romano, psicoanalista della Società psicoanalitica italiana, ha invece affrontato il concetto di santità nell’ambito religioso. “Ha una natura interessante – ha detto – ancora di più se avvicinata da un miscredente che vede il grande merito di influenza sulla psicologia collettiva della religione. Spesso santità è confusa con sacralità, ma ci sono differenze significative: il sacro è la manifestazione del divino, la santità è la manifestazione dell’umano. Il sacro non può essere attribuito all’uomo. La figura del santo nel piccolo gruppo è accostabile alla figura del mistico o del profeta, possiede un forte potere catartico. Il santo, quindi, ha una funzione di miglioramento razionale nel gruppo. Il miracolo migliora lo stato psicologico del singolo. La figura di un santo con le caratteristiche di San Giovanni ha un effetto fondamentale nelle dinamiche di un gruppo sociale: favorisce e difende un legame che placa intenti disastrosi e guerrafondai. San Giorgio, invece, ha una funzione strettamente connessa tra mito e santità”.

La performance teatrale di Alessandro Sparacino

 

Di grande interesse, poi, la riflessione fatta dallo storico Giuseppe Barone, preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. “Ogni città ha il suo patrono – ha spiegato – nel caso di Ragusa ha i suoi patroni che mettono in rilievo identità diverse. Il processo di espansione urbana rafforza o meno il senso di appartenenza ad un santo piuttosto che all’altro. Fino al Cinquecento c’era la tendenza a rendere santo il nobile. I primi esempi di santi in senso “moderno”, di origine umile cioè, sono San Guglielmo a Scicli e San Corrado a Noto. Senza dimenticare che il discorso sul patronato e la matricità delle chiese spesso crea conflitto. Ragusa ha vissuto questo contrasto fortemente. Contrasto diverso dagli altri, molto più lungo nel tempo (dura 300 anni mentre in altri contesti viene assorbito prima). Porta alla divisione amministrativa della città. Ragusa si divide due volte. Poi si riunisce definitivamente nei primi anni del Novecento. Cosa c’è dietro questo conflitto? Questioni religiose, ideologiche? Antropologiche? Il nodo vero sta nel fatto che nel passaggio all’età moderna, c’è un’oligarchia locale di grandi famiglie che ha un monopolio pubblico che altre famiglie non riconoscono più. Ad animare la protesta contro la vecchia oligarchia l’accesso non aperto a tutti delle cariche pubbliche. Registriamo i tumulti dei “sangiovannari” a partire dal 1621 perché non vogliono più assoggettarsi al potere oligarchico. Dietro questi due grandi santi c’è, insomma, la storia di una città”.

La psicoanalista palermitana della Spi, Malde Vigneri, ha messo, invece, a confronto le due fanciulle, Silene (Margherita) per San Giorgio, Salomè per San Giovanni. “Figure complementari – ha chiarito - che esprimono le più segrete fantasie di ogni donna, una potenza seduttiva alla quale nessun uomo può resistere. Pura Silene, atroce Salomè. Il mio pensiero analitico è stato molto stimolato attorno a loro. Si tratta di figure caricate di intensità drammatica e che, così come sono state ritratte dai grandi artisti (Caravaggio, Mantegna e altri), mettono in rilievo le loro dinamicità”. Dopo il concerto, l’attore Alessandro Sparacino ha tenuto, sul sagrato della chiesa di San Rocco, una performance teatrale interpretando il testo di “San Giorgi cavalieri” scritto da “Ninu Vasili”, testo che era stato presentato giovedì scorso dal critico d’arte Andrea Guastella.

L’associazione Pergamo ha poi rivolto un ringraziamento a tutti gli artisti intervenuti (Claudia Gafà, Innocenzo Carbone, Giovanni Arezzo, Giovanni Occhipinti, Carmelo Mezzasalma, Ruggero Laganà, Salvo Barone, Maddalena Ferraresi, Umberto Agnello) che hanno reso ancora più importante l’edizione 2011 del ciclo “Mito/Mania”.

 

 

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