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Sabato, 04 Luglio 2020

La tradizione di San Giorgio risale alla notte dei tempi

Giuseppe e Clorinda Arezzo durante il convegno di ieri

 

La tradizione di San Giorgio affonda le radici nella notte dei tempi. Lo hanno detto a chiare lettere, ieri pomeriggio, nel corso della seconda edizione del convegno sul tema “L’Europa delle regioni e le tradizioni popolari in Sicilia”, Giuseppe e Clorinda Arezzo, curatori della tenuta dell’archivio storico del Duomo di San Giorgio. L’appuntamento ha rappresentato l’ultimo atto dei festeggiamenti dedicati al santo martire. Le descrizioni greche e latine del martirio fanno nascere San Giorgio in Cappadocia, in un arco di tempo che oscilla dal 250 al 281. Il padre era un persiano, Geronzio, la madre palestinese, Policromia. La famiglia benestante permette a Giorgio di intraprendere la carriera militare. Educato all’arte delle armi, ma anche al Vangelo di Gesù, ricopre cariche prestigiose e verosimilmente quella di tribuno. Lo storico Eusebio riferisce che Giorgio strappò l’editto di Galerio contro i cristiani di Nicomedia. Giorgio rimase vittima, però, della persecuzione contro i seguaci di Cristo. Reo di alto tradimento, viene arrestato, non prima di aver distribuito tutto i suoi beni ai poveri. Portato innanzi agli inquirenti, viene invitato a rinnegare la sua fede. Al rifiuto di Giorgio, che si professa cristiano, inizia il crudele rituale della flagellazione, della reclusione prima della tortura e della decapitazione. E’ il 23 aprile del 303. E’ il martire più venerato di tutta la cristianità. Viene ricordato il 23 aprile dai cattolici d’occidente, dagli anglicani, dai luterani, dai maroniti, dagli ortodossi e greco-cattolici, dai siro-occidentali, dai vetero-cattolici; il 24 aprile dal calendario mozarabico, dai siro-orientali, dalle città di Modena, Ferrara, Milano; il primo maggio, ancora, da copti ed etiopici; il 16 novembre dai copti-ortodossi.

E’ stato sottolineato che il martirio e la leggenda camminano insieme e così si racconta del Santo martire Giorgio tagliato in due da una ruota chiodata. Miracolosamente risorto, opera parecchie conversioni, fra cui quella di Anatolio, magister militum, e dell’imperatrice Alessandra. Risuscita persone morte da secoli e con un semplice alito abbatte le statue degli idoli.

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