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Domenica, 19 Maggio 2019

Giornata del malato: non abbiate paura di divenire santi

“Maria ci mostra la nostra vocazione: non abbiate paura di divenire santi, apritevi semplicemente all’amore che vi è offerto e porterete così l’amore al mondo. Maria è la creatura realizzata agli occhi del Signore, è figura e madre della Chiesa. Possiamo affidarci a Lei e Dio farà di noi i suoi figli”. Così il direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute di Ragusa, don Giorgio Occhipinti, ha chiuso, ieri sera, nella chiesa di San Michele arcangelo, le iniziative dedicate all’edizione 2019 della Giornata del malato. Nell’ambito dell’appuntamento denominato “Sui passi di Bernadette”, prima, in Cattedrale, c’è stato il raduno di medici, operatori sanitari, associazioni di volontariato sanitario e parrocchiale che hanno voluto animare l’itinerario spirituale attraverso la storia e la vita di Santa Bernadette, la veggente di Lourdes. Dalla Cattedrale, poi, ci si è spostati per la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Michele, dove è coltivato un particolare culto nei confronti della Madonna di Lourdes, caratterizzata dalla preghiera di affidamento dei malati alla Vergine. La santa messa, che ha visto partecipare numerosi fedeli, i quali hanno reso onore alla Madonna con le fiaccole, come nello stile del santuario francese, è stata animata dalla cappellania ospedaliera e dai volontari dell’Avo. “Non si tratta di soffrire sulla terra con rassegnazione per poi ottenere la felicità dopo la morte – ha spiegato don Occhipinti – L’altro mondo comincia qui ed ora. Per quanti si chiudono nell’egoismo l’inferno è già qui e per chi apre il proprio cuore all’amore di Dio, il paradiso è già presente. Nella miseria del Cachot dove abitava nel 1858, Bernadette conosceva la gioia vera dell’amore vissuto in famiglia. Più tardi dirà: ‘Sono più felice sul mio letto di sofferenza con il mio Crocifisso che una regina sul suo trono’. Il segreto della felicità sta nell’accogliere a poco a poco, anche attraverso le delusioni, le sconfitte e la sofferenza, lo sguardo e la chiamata di Colui che ci ha amati sino alla fine”.

 

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