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Venerdì, 15 Ottobre 2021

Modica - L'arte contemporanea per le nuove identità connesse

Un concetto di identità a partire dalle ampie pratiche dell’arte contemporanea pronte a valorizzare il territorio a partire dal suo tessuto urbano. Una scoperta che in alcuni casi è anche una riscoperta di quanto già esiste ma che non viene adeguatamente valorizzato. La missione che dall’arte assume il progetto “Mas – Modica Art System” con l’obiettivo di creare una rete culturale capace di guardare al futuro con una nuova progettualità e con un coinvolgimento della collettività. Ieri pomeriggio la giornata inaugurale del progetto, il secondo evento della tre giorni di “opening days” che lanciano il Mas aprendo gli eventi che si svilupperanno, con mostre e appuntamenti culturali, fino a giugno, trasformando la città di Modica in cuore pulsante di nuova energia. Dopo la conferenza di presentazione di venerdì, ieri pomeriggio all’interno del suggestivo complesso di Santa Maria del Gesù, si è svolto un partecipato talk che ha segnato in maniera più che positiva l’avvio del progetto artistico-culturale e le sue identità connesse: il Museo Civico Belgiorno, la Fondazione Teatro Garibaldi e il CoCA., Center of Contemporary Arts e archivio biblioteca. Una giornata che ha suscitato ampia adesione, sin dagli appuntamenti della mattina, con i tour e i laboratori didattici, per arrivare alla conferenza pomeridiana con gli interessanti interventi dei direttori della rivista “Arte e Critica”, Roberto Lambarelli e Daniela Bigi, e del direttore artistico della Fondazione Zimei di Pescara per l’arte contemporanea, Massimiliano Scuderi, sollecitati da Francesco Lucifora, direttore del CoCA e curatore del progetto Mas. Ci si è interrogati proprio sulle identità dell’arte contemporanea. E lo si è fatto partendo dagli anni ’80 che furono particolarmente intensi e forieri delle prospettive future, come ha ricordato Roberto Lambarelli: “Cosa è accaduto all’arte negli anni Ottanta? A partire dall’esperienza diretta e “militante”, come allora ancora si usava dire, viene proposta una lettura che dia ragione dei luoghi comuni con i quali si è liquidata, troppo presto, l’esperienza di quegli anni. Al di là dei facili entusiasmi per il ritrovato interesse per la pittura, per il piacere estetico dell’uso dei materiali artistici, per il generico riferimento alla tradizione e al genius loci, è possibile rintracciare un percorso che, fedele alle tematiche del moderno, rispondeva alla crisi degli anni Settanta e annunciava le problematiche dei decenni successivi”. E in quest’ottica, come ha spiegato Massimiliano Scuderi, l’artista si carica di una nuova responsabilità, una missione che offre all’arte una nuova dimensione. Un “io  con-diviso” che guarda alla società: “Negli ultimi decenni la ricerca artistica, anche a causa degli effetti della globalizzazione e degli stravolgimenti geo-politici internazionali, si è rivolta verso tematiche sociali. Il ruolo stesso dell’artista è mutato, portatore di nuovi ruoli sociali e responsabilità. Per questo motivo gli artisti generano opere che si collocano tra la dimensione pubblica e quella privata, abbandonando spesso i contesti linguistici tradizionali e introducendo nella società nuovi servizi immateriali, risultato dell’interazione continua con i pubblici, intesi come comunità desideranti e progettuali”. Un’arte che, chiede con forza Daniela Bigi tra l’altro docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ha un ruolo guida, forte, ma che nel fare denuncia deve anche pensare a proporre, a ricostruire: “Da oltre venti anni ci si confronta con sempre maggiore insistenza sulla tematica dell’identità, e nel corso di questo lungo lasso di tempo tale concetto è stato  ripetutamente riformulato, ripensato, ricentrato al variare dei contesti disciplinari ma soprattutto delle contingenze storiche. Per chi ha lavorato in Sicilia in questi anni, tutto questo ha rappresentato una dimensione familiare da indagare, ma anche una  sfida per costruire. La mia testimonianza, in questa occasione, ha a che fare con la  sovrapposizione di un impegno e una visione di ordine personale con un progetto condiviso di natura collettiva, dentro un tempo che ha visto la radicale trasformazione dell’arte contemporanea di Sicilia”. La tre giorni di opening del Mas si conclude oggi pomeriggio alle 18.30 al Teatro Garibaldi con il convegno “Storia del tondo del Teatro Garibaldi”, con l’intervento dei docenti Paolo Nifosì e Uccio Barone e degli artisti Franco Sarnari e Giuseppe Colombo e la mostra fotografica con gli scatti di Luigi Nifosi e Gianni Mania. Il progetto “Mas – Modica Art System” è promosso attraverso il Po Fesr Sicilia 2007-2013/asse III/obiettivo operativo 3.1.3/linee d'intervento 3.1.3.3, e vede il Comune di Modica come ente capofila insieme a vari partner tra cui Open Project che si è occupato della redazione progettuale.

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