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La Vegetti Finzi chiude il master "Genitori & Figli " con sano ottimismo

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Un messaggio di fiducia e speranza quello lanciato dalla psicoterapeuta Silvia Vegetti Finzi, ospite dell’ultimo appuntamento del master “Genitori e Figli”, ieri pomerigggio al cine teatro Lumiere di Ragusa. "Il romanzo della famiglia: passioni e ragioni del vivere insieme, strategie di sopravvivenza per la donna" il titolo dell’incontro, durante il quale si è parlato di famiglia, della crisi che sta attraversando e soprattutto di ragazzi, obbligati a vivere una situazione mai vista prima, un vero e proprio collasso del futuro che ha privato grandi e piccoli della capacità di fare previsioni. Quello della Finzi è stato un messaggio di ottimismo perché andare avanti, farcela, è possibile: “I ragazzi hanno le risorse necessarie, bisogna solo dare loro fiducia e speranza e riconoscere autonomia, libertà, indipendenza e responsabilità”, ha più volte sottolineato. Due le sezioni in cui l’incontro si è articolato: una dedicata all’analisi della realtà attuale, delle sfide a cui è chiamata la famiglia di oggi, alle paure e ansie dei genitori, l’altra ad un excursus delle fasi che attraversa un bambino fino all’adolescenza “che - ha ricordato la Finzi - non ha mai fine”. In mezzo un breve passaggio del famoso film “Caro diario” di Nanni Moretti. Tantissimi i punti di riflessione che la psicoterapeuta, già ospite del master in una precedente edizione, ha lanciato al pubblico attento e partecipe. Le paure che bloccano i genitori, la loro ansia di essere perfetti, “quando basta solo essere abbastanza buoni”. L’iperprotettività e l’amore eccessivo, gli estremi tentativi di salvare i figli a tutti i costi e da tutto: dagli errori, dalle delusioni - senza capire che proprio le delusioni saranno gli anticorpi dell’anima, dalla noia, dalla solitudine - senza le quali li costringiamo alla sola cosa che dovremmo veramente temere, la disperazione. Il tentativo di sopravvivere alle incertezze attuali e alla paura del futuro sovraccaricando i figli di attenzioni e risorse, privandoli alla fine del senso collettivo e condannandoli alla dimensione individualistica del “soggetto io”. La proiezione su di loro dei nostri desideri e aspettative, destinandoli spesso alla vergogna di non essere all’altezza, al senso di inadeguatezza, al destino da “ragazzo né-né”, il cui unico desiderio è non fare nulla. In un mondo senza una storia collettiva, ma con miliardi di storie individuali scritte da ognuno come fossero romanzi, in una realtà senza precisi modelli, senza utopie, in cui la paura del futuro è avvertita così incontrollabile e impellente da farci assumere costantemente un atteggiamento difensivo e mai propositivo, la Finzi ha regalato una fotografia della realtà, scegliendo tuttavia un approccio ottimistico. “Perché ognuno di noi – ha ricordato ancora una volta - ha le risorse per andare avanti e queste risorse si possono ritrovare nella nostra infanzia”. Figlia di padre ebreo e madre cattolica, nata nel 1938, nel pieno dell’antisemitismo italiano, costretta ad un’infanzia difficilissima, lontana dai genitori, scappati in Arica per sopravvivere alle leggi razziali, e allevata prima da una zia e poi, alla morte di questa, da contadini di un paesino del mantovano, la Finzi ne è testimonianza. “C’erano tutte le condizioni perché mi perdessi - ha raccontato - e invece ho ricercato e trovato in me stessa le forze per farcela”. “Una bambina senza stella” il titolo del libro che racconta la sua storia e del quale la relatrice ha letto qualche estratto. “Le risorse segrete dell’infanzia per superare le difficoltà della vita”, il sottotitolo scelto, perché, ha spiegato, “dobbiamo ritrovare la voglia di ripensare alla nostra infanzia e scoprire che da una singola voce, nasce una corale”. Un pensiero, quello della Finzi, assolutamente condiviso e rilanciato anche da Claudia Schembari, della cooperativa Logos, che ha coordinato in loco l’organizzazione del master “Genitori e Figli – istruzioni per l’uso”, quest’anno dedicato al tema “Educare oggi” e promosso dall’omonima associazione. Il master è stato organizzato in provincia di Ragusa dalla cooperativa Logos, in collaborazione con il CiDi di Palermo. Un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti è arrivato da Fabio Pipitò, rappresentante per Ragusa del Centro di iniziata democratica degli insegnanti, e da Rosario Alescio, presidente Logos che ha così commentato: “Il master vuole proporsi come grande occasione di riflessione, dinanzi al disagio sociale spesso ci sentiamo impotenti, ma ogni giorno con il nostro lavoro e impegno cerchiamo di fare la nostra parte per una crescita collettiva”.

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