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Lunedì, 15 Agosto 2022

Quando il teatro diventa anche momento di riflessione

Calamonaci in scena alla Badia

Grande dinamismo. Presenza scenica. E soprattutto capacità di divertire facendo riflettere. Sono stati questi i registri stilistici della compagnia “Calamonaci in scena”, salita sul palco, ieri sera, del Piccolo teatro della Badia nel contesto della rassegna “Ragusa Ride”, promossa dall’associazione culturale Palco Uno con la direzione artistica di Maurizio Nicastro. La compagnia dell’Agrigentino, sebbene attiva solo da un paio d’anni, con “U sapiti com’è” di Francesca Sabato Agnetta è riuscita non solo ad ottenere lusinghieri apprezzamenti ma anche tutta una serie di premi, a livello siciliano, nell’ambito del teatro amatoriale, per migliore regia, affidata a Stefano Palminteri, scenografia e attori protagonisti. Insomma, “Calamonaci in scena” è riuscita a fare rivivere, ieri sera anche a Ragusa, la migliore tradizione del teatro dialettale siciliano, con una reinterpretazione più nuova, capace di attirare l’attenzione del numeroso pubblico (ancora un altro sold-out) che ha applaudito con convinzione la performance di un gruppo che risulta essere, al momento, tra quelli più in voga a livello siciliano. “Per noi è un onore – dice il presidente della compagnia, Enzo Raffiti – avere avuto l’opportunità di esibirci in un piccolo teatro come quello della Badia di Ragusa che trasuda di storia in ogni tavola. Cerchiamo di portare in giro il nome del nostro paesino, 1.300 abitanti, che in molti, in Sicilia, neppure conoscono. E lo facciamo attraverso il teatro amatoriale che continua ad avere sempre più estimatori a tutte le latitudini”. La commedia si è rivelata molto intensa, con una trama pronta ad esaltare “la diversità”, vista come eccezione positiva del valore della persona. Passa il messaggio della “diversabilità” che veicola in maniera non sempre positiva nella nostra società cosiddetta “globale”, grazie ad un plot che sa coniugare comico e tragico in un perfetto equilibrio che mai scende nel patetico. Vincente concezione di un teatro inteso non solo come divertimento puro, ma come prezioso luogo e momento per affrontare problemi sociali. Da qui la storia di Cola, un ritardato mentale dileggiato per via del suo handicap. Nonostante tutto, con animo di fanciullo, promette alla madre Gati di vegliare sul burrascoso ménage coniugale del fratello Gaetano e della moglie Mara. Durante un’ennesima lite, mentre tenta di dividerli, Cola sarà ferito mortalmente, proprio dal fratello. Spirando, ottiene dalla coppia solenne giuramento che non litigheranno mai più. “Una rappresentazione differente dalle altre – chiarisce Nicastro – e che però è stata molto apprezzata dal nostro pubblico toccato nelle corde dell’emozione e che ha ricambiato con un applauso finale lungo e convinto”.

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