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Le mille facce della violenza in famiglia

Modica, Cassì, Colombo, Di Nuovo, Marù, Tedesco

 

Man mano che la temperatura della coppia sale di grado, cominciano a diventare accettabili, senza rendersene conto, comportamenti che prima non si ritenevano tali. Ecco perché occorre fare una distinzione tra due grandi categorie di violenza, quella fisica e quella psicologica. E’ il punto di vista offerto dalla psicologa-psicoterapeuta Floriana Modica nel corso della seconda giornata del convegno “La violenza in famiglia: aspetti psicologici e legali” che, promosso dall’Associazione psicologi psicoterapeuti Sicilia in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Ragusa ha chiuso ieri pomeriggio i battenti. I lavori sono stati moderati dallo psicologo-psicoterapeuta Daniele Colombo e dall’avv. Daniele Scrofani del Foro di Ragusa. “Il blocco emotivo esistente in questo tipo di relazione – ha detto Modica – viene dato da due aspetti principali: la negazione di ogni responsabilità da parte dell’uomo autore del gesto maltrattante, il senso di colpa della donna che subisce la violenza”. L’avvocato Vittorio Cassì del Foro di Ragusa ha focalizzato l’attenzione sul fatto che ci sono “violenze non proprio eclatanti ma che vengono consumate nella quotidianità della vita familiare o di coppia con episodi di piccole o grandi mortificazioni. Ecco perché è necessario – ha aggiunto – porre sotto attenzione questi comportamenti che possono costituire una pre-condizione della violenza più evidente”. “Quando il tema famiglia viene affrontato dagli avvocati – ha detto Salvatore Giuliano del Foro di Catania – in genere ci si occupa più degli aspetti patrimoniali che degli aspetti formativi ed educativi, anche perché questi sono difficili da regolamentare attraverso le norme ed il diritto. La materia è certamente più vicina agli psicoterapeuti ma dovrebbe comunque essere oggetto di interesse degli avvocati perché occorre andare verso una visione diversa e meno tecnicistica dell’argomento famiglia”. La psicologa-psicoterapeuta Rita Tedesco ha messo in luce la necessità di modificare i ruoli della vittima e dell’aggressore, dal disimpegno morale all’assunzione di responsabilità. Di sicuro impatto, poi, l’aspetto trattato dal prof. Santo Di Nuovo, ordinario di Psicologia dell’Università di Catania, che ha parlato della rinascita delle ipotesi biologiche sulla violenza, vecchia storia partita sin dai tempi di Lombroso. “Oggi – ha spiegato Di Nuovo – si riproduce la stessa idea con la genetica. La quale va ad individuare certi geni che sarebbero predisponenti per l’aggressività. In molti processi si parla di esame genetico per verificare se esiste questo gene nell’omicida, nell’aggressore. Bisogna invece fare una distinzione tra la violenza reattiva, una violenza come dire di tipo biologico, impulsiva, e la violenza proattiva che è programmatoria. Molte delle violenze che si consumano all’interno dei nuclei familiari sono programmate. Lo stalking è una forma di violenza programmata. La violenza, insomma, è una patologia della relazione tra le persone, non una cosa che abbiamo in testa”. Lucia Nicastro, psicologa e psicoterapeuta, si è soffermata sugli indicatori del disagio, analizzando l’aspetto riguardante eventuali conseguenze della violenza subita dal bambino in un ambiente a rischio ma anche di ciò che succede durante lo sviluppo dei più piccoli che pone a volte le radici per la nascita della violenza quando si diventa adulti. Riportando i primi esiti di una ricerca avviata dalla Società italiana di psicoterapia funzionale, Nicastro ha spiegato che si è verificato come i ragazzi e le ragazze che sono stati intervistati dimostrano che le esperienze di base possono essere alterate nello sviluppo sino a sfociare in comportamenti violenti. Infine, l’avvocato Enzo Mellia del Foro di Catania ha ripercorso la condizione femminile nell’antica Grecia e nell’antica Roma, facendo riferimento a dati normativi di tutta evidenza, oltre che a profili storico-letterari. “Lo stalking – ha sostenuto – è una questione complessa ma non appartiene ai nostri giorni. Diventa inquietante riflettere sul fatto che oggi, dinanzi alle conquiste della scienza, ai grandi progressi che l’umanità ha compiuto nel campo della medicina, esistano ancora soggetti vigliaccamente violenti. Lo stalking si contrassegna per la violenza ma è anche una forma di violenza utilizzata come agguato, ancora più grave perché più subdola”. A conclusione, Antonino Marù, presidente dell’Associazione psicologi psicoterapeuti Sicilia, ha voluto mettere in rilievo come ben quattrocento professionisti abbiano partecipato a queste due giornate di approfondimento su una materia che, nella società odierna, merita la massima attenzione.

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