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Domenica, 18 Febbraio 2018

Trivellazioni in mare, Fare Verde Modica spiega come inquinano

L’intervento di Fare Verde Modica, dopo i ripensamenti del Sindaco di Pozzallo sulle trivellazioni off-shore al largo delle coste iblee sono utili a dare informazioni tecniche riguardo alle trivellazioni petrolifere, visto che il Primo cittadino pozzallese non ha inteso invitare le associazioni ambientaliste all’incontro tenuto con la Edison.
“Una piattaforma petrolifera, in genere, - afferma la referente di Fare Verde Modica, la dottoressa Maria Chiara Adamo - non inquina col petrolio. In genere non cade quasi mai una goccia di greggio in mare. L’inquinamento però c’è!”
“L’inquinamento, difatti, è dovuto al processo che si mette in atto quando si fanno i lavori di manutenzione e/o sostituzione delle pompe che estraggono il greggio. Tali pompe, poste nel sottosuolo all’interno del giacimento petrolifero (che può anche essere a migliaia di metri sotto la crosta terrestre), di tanto in tanto devono essere sostituite, oppure diventa necessario posizionarle a profondità diverse a causa della graduale diminuzione di resa del giacimento (si va a pescare il petrolio a maggiori profondità che di solito son sempre ricche di ulteriore petrolio).
Durante queste operazioni si estrae la pompa da sostituire, da manutenzionare o da riposizionare. In tal modo, una volta estratta la pompa, si mette in contatto il giacimento petrolifero con l’atmosfera attraverso il “buco” di perforazione.
Essendo che il giacimento ha pressioni superiori a quella atmosferica diviene necessario evitare “l’eruzione” del greggio che, avendo pressioni notevolmente superiori a quella atmosferica, spontaneamente tenderebbe ad eruttare.
Per evitare ciò, si riempie la colonna (casing) che collega la piattaforma col giacimento, con il “MUD” (tradotto dall’inglese significa “fango“), ma in realtà si tratta di un mix di prodotti chimici che in certi casi hanno un elevato indice di tossicità.
In particolar modo nei pozzi petroliferi off-shore (come quelli che ci riguardano) si usa un MUD del tipo SBM (Synthetic Based Mud) costituito da oli sintetici con un certo grado di tossicità. Meno frequentemente vengono usati dei MUD del tipo OBM (Oil Based Mud) che hanno un notevole indice di tossicità. Ci sono anche MUD a base di acqua WBM (Water Based Mud). Questi tipi di MUD sono spesso usati e comunemente consistono in Bentonite con diversi additivi chimici come: Solfato di Bario, Carbonato di calcio etc..
Inoltre vengono usati in certi casi altri additivi per determinare la viscosità del MUD come ad esempio la cellulosa polianianica, il Glicole e molti altri che è inutile elencare.
Il MUD, col suo peso, crea una pressione idrostatica che vince quella di eruzione. Pertanto si evita il rischio di una eruzione spontanea che non solo inquinerebbe il mare, ma che sarebbe fatale per la gente che ci lavora su. Nella mia esperienza sulle piattaforme petrolifere in Congo, il MUD veniva non di rado disperso in mare. Esiste una procedura di recupero che teoricamente deve essere rispettata, ma a volte, a causa di perdite oppure di cattive condizioni meteo, il MUD finisce comunque disperso in mare.
L’inquinamento pertanto diviene periodicamente un fatto concreto (ossia ogni volta che si sostituisce, si manutenziona o si riposiziona una pompa). E ogni piattaforma può avere anche 20 pompe, con la conseguenza quindi di richiedere un frequente lavoro di manutenzione. La precauzione che però solo parzialmente potrebbe migliorare le cose, è quella di pompare tale MUD dentro le casse di raccolta e recupero oppure trasferirla ai Supply Vessels (rimorchiatori d’altura) che ogni piattaforma ha a disposizione 24h su 24h.
Comunque tali precauzioni sarebbero solo parziali, in quanto una certa quantità di MUD necessariamente deve finire in mare oltre che essere assorbita dal sottosuolo attraverso il giacimento? Inoltre, in situazioni di cattive condizioni meteorologiche diviene alquanto complicato fare tali operazioni coi mezzi navali (supply vessels).
Queste che vi ho dato sono solo generiche informazioni, - conclude Maria Chiara Adamo - per una maggiore presa di coscienza del problema e per proporre ai politici che tali precauzioni, seppur non totali, vengano rispettate dalla compagnia che gestisce le perforazioni.”

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