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Domenica, 05 Dicembre 2021

I segreti del bacino asfaltifero della valle dell’Irminio

Domenica Gulli e Rosario Ruggieri

 

Un bacino minerario asfaltifero molto vasto. Che in origine si estendeva da contrada Tabuna, a Nord, presso la periferia di Ragusa e più a Sud presso le contrade Streppenosa e Castelluccio. Un’intera area mineraria sfruttata, in modo industriale, sin dalla metà del XVIII secolo da parte di società italiane, svizzere, tedesche e inglesi. E che, adesso, meriterebbe, almeno in alcune sue parti, di essere valorizzato e, perché no, fruito con ricadute economiche anche di un certo tipo. Sono stati Mario Dipasquale e Rosario Occhipinti di Ceratonia Geophisics ad illustrare le nuove conoscenze sulla messa in posto del bacino asfaltifero della valle dell’Irminio nel corso della seconda giornata dell’ottavo convegno nazionale di speleologia in cavità artificiali che si sta svolgendo al teatro Donnafugata a Ragusa Ibla. Promosso dal Cirs Ragusa, su mandato della commissione nazionale Cavità artificiali della Società speleologica italiana e il supporto della Federazione speleologica regionale siciliana, il convegno ha puntato i riflettori sulle antiche miniere e sull’archeologia industriale con una serie di interessanti relazioni sulle vecchie cave di arenaria dell’Appennino bolognese o sulle cave di “ghiara” nel sottosuolo di Catania per non parlare delle miniere toscane oltre alla grotta Inferno, una miniera di età romana di Lapis specularis che sorge a Cattolica Eraclea e le cui caratteristiche sono state illustrate da Domenica Gulli della Soprintendenza di Agrigento. Per quanto riguarda il bacino asfaltifero dell’Irminio, Dipasquale e Occhipinti hanno chiarito che il massimo sfruttamento si è registrato nel periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l’immediato dopoguerra, con una produzione tale da renderlo il maggiore giacimento europeo di roccia asfaltica. Le due aree minerarie, di Tabuna e Streppenosa, sono state contraddistinte da una storia molto diversa: la prima zona è stata sfruttata e marginalmente ancora oggi lo è; di converso la seconda, dalle peggiori caratteristiche industriali del prodotto, è stata sfruttata dai tedeschi della Kopp sino allo scoppio della Prima guerra mondiale e da quel tempo è rimasta praticamente inutilizzata, armonizzandosi progressivamente con il paesaggio della valle dell’Irminio. Di cavità rupestri e strutture sepolcrali hanno poi parlato gli archeologi Clorinda Arezzo e Saverio Scerra illustrando la ricognizione effettuata tra le catacombe e gli ipogei del Ragusano e chiarendo come sia stato realizzato un aggiornamento del Fuhrer-Schultze, lo storico catalogo di catacombe siciliane, attraverso un censimento e una nuova documentazione delle evidenze funerarie presenti nell’area iblea. Sono stati inoltre presentati gli studi sui santuari in grotta e sulle sedi oracolari nella Sicilia sud-orientale durante l’età greca e un censimento degli insediamenti rupestri del bacino del fiume Cassibile. “Tutti argomenti di grande rilevanza scientifica – dice il presidente del Cirs Ragusa, Rosario Ruggieri – che devono farci puntare verso un’unica direzione, quella della piena valorizzazione di alcune cavità artificiali ritenute tra le più interessanti”. Domani, intanto, ultima giornata del convegno, l’intero gruppo (circa una cinquantina i partecipanti con presenze da Milano, Livorno, Trieste, Bologna, Roma e Todi) si radunerà alle 9 in piazza San Giorgio, a Ibla, da dove prenderà il via la visita guidata alle miniere di asfalto di Cozzo Streppenosa.

La miniera di Castelluccio

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