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Martedì, 01 Dicembre 2020

Maggio è il mese della Madonna. E non è un caso che Chiaramonte Gulfi, che celebra la Vergine come Regina e Patrona, abbia scelto di rendere onore, come accade ogni anno in questo stesso periodo, anche a Maria Santissima delle Grazie, il cui simulacro è ospitato nella chiesetta omonima, che sorge nella parte sommitale del paese. Quest’anno, però, le celebrazioni saranno caratterizzate da notevoli restrizioni a causa dell’emergenza sanitaria che sta imperversando ovunque. E’ un aspetto che il parroco, il sacerdote Salvatore Vaccaro, e il vicario, don Filippo Bella, mettono in rilievo nel tradizionale messaggio rivolto ai fedeli. “Dopo avere accettato con grande senso di responsabilità, ma non senza dolore – spiegano i due sacerdoti – le restrizioni di questi mesi di emergenza, vogliamo gioire tutti per l’inizio di questa seconda fase che dà la possibilità di una partecipazione dei fedeli all’Eucarestia e alla vita sacramentale, sebbene a precise condizioni. Il periodo che abbiamo vissuto non è stato privo di significato per la nostra vita, individuale e comunitaria. Abbiamo riscoperto tra le mura domestiche la gioia di essere famiglia e anche chiesa domestica. Adesso ci viene chiesto di riappropriarci, anche in modo fisico, della nostra appartenenza alla grande famiglia di Dio e alla comunità degli uomini, tra le mura del tempio e per le strade, le piazze, i luoghi di lavoro e di impegno”. “Questa seconda fase coincide per noi chiaramontani – proseguono don Vaccaro e don Bella – con la festa della Madonna delle Grazie che, quest’anno, vivremo in maniera insolita. Ma ciò non ci vieta di continuare ad onorare la Vergine Maria. Più che mai ci affidiamo a lei, mediatrice di ogni grazia, perché possa ascoltare e accogliere le nostre preghiere e le nostre suppliche e presentarle al suo figlio Gesù”. La festa, quest’anno, sarà caratterizzata essenzialmente dalle celebrazioni eucaristiche che si terranno nella chiesa della Madonna delle Grazie e che prenderanno il via domenica 24 maggio. In particolare, alle 11 e alle 19 si terranno le sante messe nel piazzale antistante la chiesa. Poiché le celebrazioni saranno all’esterno, il numero massimo di partecipanti consentito è di 90 persone. Si chiede di arrivare almeno mezz’ora prima dell’inizio della funzione e di essere muniti di guanti e mascherine. Da lunedì 25 a sabato 30 maggio oltre a lunedì 1 giugno, invece, la celebrazione eucaristica, a partire dalle 19, si terrà all’interno della chiesa. Il numero massimo dei partecipanti consentito è di 35 persone (25 all’interno e 10 all’esterno). Inoltre, dal 24 maggio al 2 giugno, la chiesa della Madonna delle Grazie resterà aperta dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 22 per le visite da parte dei fedeli. Anche quest’anno, a curare la comunicazione esterna dei festeggiamenti sarà Confcommercio provinciale Ragusa, con il presidente Gianluca Manenti, e la sezione cittadina dell’associazione di categoria, guidata dal presidente Danilo Scollo. “E’ un momento particolare – sottolineano entrambi – ma riteniamo che manifestazioni di religiosità popolare come questa vadano tutelate costituendo uno dei punti più significativi della nostra identità popolare. E’ un modo, da parte nostra, per fare sentire che si deve aiutare tutto ciò che è specifica espressione di un intimo senso di appartenenza”.   

 

Domani sarà celebrata la memoria liturgica di Santa Rita da Cascia anche all’Ecce Homo di Ragusa. E mentre le funzioni saranno caratterizzate, su espressa indicazione del parroco, il sacerdote Giovanni Bruno Battaglia, da iniziative legate a sobrietà e solidarietà, con l’obiettivo di coinvolgere tutti i fedeli, lo stesso parroco ha approfondito la devozione nei confronti della santa nell’ambito della chiesa che sorge nel centro storico superiore. “La devozione di Santa Rita a Ragusa – spiega don Battaglia – ha una storia plurisecolare, documentata soprattutto nella nostra chiesa a partire dal 1833. L’altare della santa e il quadro dell’estasi risalgono alla metà dell’Ottocento e di recente è stata ritrovata e datata una reliquia insigne di Santa Rita concessa dal cardinale Lorenzo Barili, prefetto della congregazione per le indulgenze e le sacre reliquie dal 1872 all’8 marzo 1875, data della sua morte. L’insigne reliquia che porta il nome della “Beata Rita da Cassia”, infatti Rita sarà canonizzata il 24 maggio 1900 da papa Leone XIII, è custodita in un reliquiario ottocentesco conservato da alcuni decenni nell’archivio parrocchiale. Solo in questi ultimi giorni, in preparazione alla festa 2020, per interessamento del seminarista Alessio Leggio, si è pensato alla sua esposizione e in questo frangente si è avuta l’opportunità di approfondire la datazione”. “Grazie all’interessamento del prof. Paolo Antoci, di padre Peppino Antoci e alla documentazione cercata da Alessio Leggio – continua padre Battaglia – possiamo adesso esporre alla venerazione dei fedeli questa insigne reliquia. A 120 anni dalla canonizzazione di Santa Rita, rinnoviamo la nostra gratitudine al Signore per averci dato questa santa sorella nella fede la cui testimonianza è sempre attuale, testimonianza di consolazione e incoraggiamento soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo”.

 

E’ stata celebrata domenica in Cattedrale la festa di Maria Santissima della Medaglia, compatrona della città di Ragusa. Un rito particolare rispetto agli scorsi anni, quando le presenze erano state di solito numerose, anche durante il corteo processionale, perché tenutosi a porte chiuse e senza fedeli a causa dell’emergenza pandemica in corso. La santa messa del pomeriggio, in onore della Vergine, è stata presieduta dal vescovo della diocesi di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, che, durante l’omelia, in occasione della V domenica di Pasqua, ha commentato i brani della liturgia del giorno, soffermandosi sui momenti iniziali dell’avventura della fede, quando la Chiesa ha cominciato a strutturarsi. “E’ stata data una spinta – ha detto il vescovo – per andare avanti, cercare di trovare le modalità per servire sì la fede ma anche coloro che vivono nella povertà. Gli apostoli cominciano a comprendere qual è la loro missione nel momento in cui Gesù Cristo li invia ad andare in ogni luogo per annunziare la parola di Dio”. Dagli apostoli giunge, poi, uno specifico insegnamento, come ha voluto sottolineare mons. Cuttitta. “Hanno compreso che dovevano essere pronti – ha spiegato – a dare la loro vita per Cristo. Anche noi dobbiamo essere ricolmi di speranza per diventare segno di consolazione e di pace per tutti coloro che non credono e che non hanno mai conosciuto il Signore. E questo lo si potrà fare ancora di più quando sarà possibile riprendere il ritmo della professione della nostra fede”. Il parroco della Cattedrale, il sacerdote Giuseppe Burrafato, ha ringraziato i fedeli che in numero sempre maggiore seguono da casa le dirette streaming proposte in occasione dei riti religiosi che si tengono quotidianamente. In questi ultimi giorni ancora di più perché il programma della festa della Madonna della Medaglia è stato seguito virtualmente da numerosi ragusani e non solo. “Una circostanza – afferma padre Burrafato – che ci riempie di gioia anche se, naturalmente, non vediamo l’ora di potere vivere questi momenti religiosi con il concorso del popolo dei fedeli”. E’ stato anche comunicato che, tutt’attorno alla Cattedrale, negli ultimi giorni, gli operatori dell’impresa ecologica Busso Sebastiano, che gestisce il servizio di igiene ambientale in città, hanno effettuato un’attenta opera di sanificazione per garantire che tutto potesse svolgersi in piena sicurezza dal punto di vista dei pericoli legati alla pandemia.

 

La festa di quest'anno si è caratterizzata per le insolite modalità di rendere omaggio a Maria Santissima Addolorata. A Comiso, infatti, le celebrazioni si sono tenute a porte chiuse e senza concorso di popolo. Nonostante ciò, non poteva di certo mancare il gioioso canto dell'Inno, anch'esso eseguito in maniera differente dal solito a causa dell’emergenza sanitaria ma pur sempre capace di suscitare emozioni e sentimenti di devozione. Il parroco della chiesa Madre, don Innocenzo Mascali ed il comitato dei festeggiamenti, ringraziano di cuore la direttrice del coro dei bambini Maria Lucia Faro e l'emittente "La Prima Tv", in particolar modo Margherita Lanza, per il montaggio del video che è stato diffuso in queste ultime ore. Un ringraziamento speciale anche al corpo bandistico "Diana" che si è occupato della registrazione della base di accompagnamento. Sabato, inoltre, un altro dei momenti più attesi e suggestivi della festa, vale a dire la "Svelata" della vigilia. Dopo un anno, infatti, il simulacro settecentesco della Vergine Addolorata, gelosamente custodito nella nicchia dell’altare laterale a lei dedicato, riappare agli occhi delle migliaia di fedeli che gremiscono la chiesa Madre. Per l’occasione l’altare in cui viene disposto il simulacro si adorna di una veste splendida, quasi a volere imitare il trono celeste in cui la Vergine Santissima dimora. La fantasia degli addetti ai lavori nel disporre drappi, veli ed elementi architettonici appositamente creati, e le centinaia di fiori e ceri fanno di quell’altare l’elemento di sorpresa e di distinguo della festa. Il ritiro della preziosa tenda in filet, appositamente realizzata nel 1928, tra il lancio di petali di rose lungo la navata centrale e la commozione di tutti, segna l’inizio gioioso della festa. Anche quest’anno, nonostante le restrizioni, il rito della Svelata si è comunque consumato così come la pioggia di petali che lo caratterizzano. Non c’erano, però, naturalmente, i fedeli che hanno potuto, comunque, assistere allo straordinario momento in diretta streaming. In più, ieri mattina, si è tenuta la messa celebrata dal vescovo della diocesi di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, mentre ieri pomeriggio è stato recitato l’atto di affidamento della città di Comiso alla vergine Addolorata. Nei giorni scorsi, l’impresa ecologica Busso Sebastiano, che gestisce il servizio di igiene ambientale in città, si era occupata di interventi di sanificazione tutt’attorno alla chiesa Madre per far sì che, durante le giornate della festa, potesse essere bloccato sul nascere ogni eventuale problema di carattere sanitario.

Vasa Vasa (in siciliano, “Baci Baci”), è il titolo del corto documentario realizzato dalla regista Alessia Scarso, che racconta le celebrazioni della settimana Santa a Modica, in Sicilia. Un rosario di sguardi, lacrime, preghiere. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l'ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre. E allora sveste il manto del lutto per inondare d’azzurro il popolo accorso.

“Tempi di riflessione, silenzio ma anche di condivisione, quelli di questa crisi, che è sanitaria, che sarà economica, ma che sicuramente è epocale ed esistenziale. Non potendoci muovere in orizzontale nello spazio né nel tempo, costretti a una nuova realtà abbiamo l'occasione di guardare in verticale: a ciò che siamo, eravamo, saremo. Non potevano giungere in un momento più adatto le celebrazioni della Settimana Santa e specie la Domenica di Pasqua, che corrisponde con l’avvento della primavera. Natura, tradizioni e religioni si sono sempre unite a ricordare che ciò che muore può rinascere, ciò che finisce può ricominciare. Pasqua è il giorno in cui tutto può ripartire, perché tutto può accadere. Ci serve una nuova lettura: Pasqua, dall'ebraico “passare oltre”, specie quest'anno, ci invita a cominciare una nuova vita, a qualunque religione apparteniamo.

La Madonna Vasa Vasa di Modica è datata almeno 1645. Probabilmente il 2020 è il primo anno in cui la festa non può tenersi. Ma noi siamo gente che sa leggere le cose da un altro punto di vista. La prova è che nel giorno in cui la Cattolicità ricorda la Resurrezione del Cristo, il popolo modicano celebra la Pasqua sotto il segno della Madonna, attendendo trepidante lo svelamento del mantello a lutto quando incontra il Risorto. Noi siamo l'unico popolo che onora il bacio della Madonna Mamma, il gesto più intimo e commovente. Forse per questo, quando ho realizzato questo documentario, mi ha suggestionato De Andrè, nel brano “Tre Madri”, mentre canta "Non fossi stato figlio di Dio, ti avrei ancora per figlio mio". Il rapporto intimo tra Maria Vergine e Gesù Cristo si veste di sacralità già nella sola relazione madre figlio. E qui mi ha soccorso la pietà popolare di una signora anziana, Maria Bonomo, la cui nenia in dialetto è canto, dolore, lacrima, Amore, così ritmata e intima che ricorda Jacopone da Todi nella sua "Donna de Paradiso", brano bellissimo di pietà umana e divina.

Dunque, chi sa rileggere e vedere le cose da altri punti di vista, adesso è privilegiato”.

Il documentario sarà disponibile per il solo giorno di Pasqua, a partire dalle 12.30, sui canali Youtube, Facebook e Instagram della regista.

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