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Venerdì, 20 Settembre 2019

Partecipata e spiritualmente intensa la processione eucaristica tenutasi ieri sera a Ragusa in occasione della solennità del Sacro Cuore. Il corteo, con il Santissimo sacramento, ha percorso le principali vie del quartiere. Dopo il rientro in chiesa, il parroco, don Marco Diara, ha impartito la solenne benedizione eucaristica. Prima c’era stata la celebrazione della santa messa presieduta da don Giuseppe Cabibbo, mentre la celebrazione è stata animata dalla Schola cantorum parrocchiale. “Sono molto contento per le consistenti presenze che si stanno registrando in occasione delle varie iniziative contenute nel programma dei solenni festeggiamenti – chiarisce don Diara – e ci tenevo molto, in special modo, alla partecipazione in occasione della processione perché ci siamo ripetuti quest’anno dopo la prima svoltasi l’anno scorso e che era stata effettuata dopo molto tempo. Ho apprezzato, soprattutto, i numerosi parrocchiani che hanno animato il percorso dai balconi con dei festoni illuminati. Insomma, è come se tutto il quartiere avesse voluto partecipare a questa processione. I fedeli vogliono riabituarsi a una tradizione che dall’anno scorso abbiamo cercato di riavviare e che speriamo possa proseguire nel tempo. I fedeli, tra l’altro, stanno recependo il messaggio che stiamo cercando di lanciare. E devo dire che è questa la cosa più importante e significativa”. Molto partecipato, ieri mattina, anche il ritiro spirituale dei sacerdoti della diocesi, guidato da mons. Maurizio Aliotta, preside della facoltà Teologica San Paolo di Catania.

L’emozione, anche stavolta, è stata grande. L’uscita contornata dall’esplosione di “‘nzaireddi” oltre che dal lancio di palloncini di colore rosso e bianco, ha mandato in visibilio devoti e fedeli che hanno così salutato il lento incedere del simulacro alla presenza di una folla osannante. Il momento più suggestivo, quello della “Sciuta”, è stato vissuto così, con estremo entusiasmo, da tutti coloro che, ieri sera, hanno accolto con grida di giubilo l’avvio della processione del protettore di Chiaramonte Gulfi, il glorioso precursore San Giovanni Battista. La festa è stata caratterizzata, dunque, da momenti molto coinvolgenti, gli stessi che si ripetono anno dopo anno e che ancorano sempre di più la comunità cittadina alla figura di un santo che, come spiegava più volte il rettore della chiesa commendale, don Giuseppe Barbera, scomparso due anni fa e a cui sono stati dedicati alcuni momenti della festa dello scorso anno, si contraddistingue perché “ci insegna quell’amore nuovo che ci rende la vita beata che ci salverà e alla quale tutti aspiriamo”. Dopo la “Sciuta”, c’è stato il tradizionale saluto alla venerata reliquia del santo mentre il taumaturgo simulacro del Battista si è fatto largo tra la folla acclamante e commossa. Da qui ha preso il via la processione che è stata aperta come sempre dal clero chiaramontano e dalle confraternite, con i loro caratteristici stendardi. Presenti anche i rappresentanti delle autorità civili e militari di Chiaramonte Gulfi. La processione è andata avanti per le vie principali del centro montano ed è stata contrassegnata anche dalla visita nelle chiese di Santa Maria del Gesù, di San Vito e di San Filippo. Una fase suggestiva, insomma, che ha riscosso il consenso dei chiaramontani mettendo in evidenza, ancora una volta, come la festa di San Giovanni abbia un ascendente particolare tra i fedeli e i cittadini, in genere. L’entrata trionfale del precursore in piazza Duomo ha reso ancora più indimenticabili questi momenti. Ed è stato in piazza che il predicatore, fra’ Tindaro Faranda, ha tracciato in breve la figura del santo. In piazza San Giovanni, poi, sul tardi, i fuochi barocchi in musica, a cura della ditta Firesud. Al termine, l’entrata di San Giovanni nella propria chiesa. Ora, si proseguirà con l’Ottavario di conclusione della festa. Oggi, in particolare, alle 19 ci sarà la sistemazione del simulacro di San Giovanni nella sua cappella. Dal 26 giugno all’1 luglio alle 18,30 l’esposizione del Santissimo Sacramento per l’adorazione eucaristica. Giovedì 27 giugno, alle 19, ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal sacerdote Giovanni Piccione e animata dalla parrocchia Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria di Roccazzo.

 

 

Esiste un piccolo santuario con una cappella, in uno degli angoli più suggestivi di Ragusa, sul territorio parrocchiale dell’Ecce Homo, dove è venerata la Madonna delle Grazie. Da lunedì 24 giugno, e sino all’1 luglio, nella cappella in questione si terrà il novenario di preparazione alla festa. Ogni giorno, alle 18,30 ci sarà la recita del Rosario e la supplica a Maria Santissima delle Grazie. Alle 19, poi, la santa messa. La festa liturgica sarà celebrata lunedì 2 luglio. Nella città di Ragusa la devozione alla Madonna delle Grazie si perde nel tempo. Anche perché era ricordata da una immagine fissa in una edicola di pietra, la fiuredda, che stava all’ingresso dell’attuale piazzetta antistante la cappella. “La devozione, però – racconta il parroco dell’Ecce Homo, don Giovanni Bruno Battaglia, citando alcuni testi che riportano la storia in questione, in particolare quello di Salvatore Gurrieri sulla chiesa dell’Ecce Homo – si sviluppò in modo sorprendente a Ragusa per opera di un soldato ragusano, Carmelo Iacono, classe 1891, il quale fu beneficato dalle premure della Madonna. E’ una storia che merita di essere raccontata”.

Eccola. Nel giugno 1916, in pieno conflitto mondiale, il giovane soldato ragusano si trovava, come tanti, a combattere. Alla sorella di questo giovane, Nunziatina Iacono, nata nel 1882 e morta nel 1968, cresciuta nell’amore di Dio e della famiglia, non restava altro che pregare Maria per proteggere il fratello. Ma la notte del 16 giugno 1916, dopo le usuali preghiere, ebbe la visione di se stessa vagante tra le tombe di un cimitero e sopra una collina con un sentiero in salita. A un tratto nel sogno, scorse il fratello morto: terrorizzata urlò, abbracciò il corpo del fratello, socchiuse gli occhi e si ritrovò su un percorso mai visto che la allontanava dal cimitero e dalla visione del fratello morto. Camminò stanca, trasognata, finché si ritrovò su una radura. Volse giù lo sguardo: c’era il cimitero e lì gli parve di vedere il fratello. Sulla spianata, c’era pure una distrutta edicola verso cui si avviava. Si avvicinò e vide un quadro raffigurante la Madonna e ai piedi un piccolo Crocifisso; si chinò, lo prese e nello stesso istante sentì una dolcissima voce che diceva: “La grazia è fatta; ma ricordati voglio che risorga la mia edicola in questo stesso posto”. La fanciulla si svegliò angosciata e turbata non sapendo cosa fare e pensare di quel brutto sogno. Pochi giorni dopo una lettera annunciava alla famiglia la morte di Carmelo Iacono avvenuta il 16 giugno durante un’azione bellica sul fronte italo-austriaco. Spesso i cadaveri dei soldati erano messi in un campo al riparo dai bombardamenti, in attesa della sepoltura che avveniva non prima di 8-10 giorni. Il 24 giugno fu il turno per il seppellimento del giovane soldato ragusano Carmelo Iacono ma ecco il miracolo. Il giovane soldato si muoveva implorando aiuto, destando stupore e meraviglia tra i presenti, soprattutto nel suo capitano medico, che aveva lui stesso constatato il decesso. Il giovane fu portato in ospedale a Firenze e dopo un lungo periodo di degenza ritornò a Ragusa accompagnato da un commilitone, Stefano La Carrubba, e dal suo capitano medico che confermarono il miracolo avvenuto. Il soldato trascorse un periodo di riposo con la sorella e si ripromise la ricostruzione dell’edicola al ritorno dal servizio militare. Subito dopo la convalescenza, Carmelo Iacono ripartì per essere sottoposto a visite mediche, dopo le quali sarebbe stato esonerato. Tornato a Ragusa, assieme alla sorella, ricostruì l’Edicola con l’immagine della Madonna (1918).

 

Il glorioso patrono di Ragusa è tornato a “riposare” nella nicchia che lo ospita tutto l’anno. Una cerimonia composta, sentita e ricca di spunti spirituali quella tenutasi sabato sera al Duomo di Ragusa in occasione della reposizione del simulacro di San Giorgio martire e dell’Arca santa. Dopo i solenni festeggiamenti del glorioso patrono della città, che hanno preso il via con la “Scinnuta” del 21 aprile, quello di sabato è stato l’atto conclusivo di un periodo di venerazione durato in pratica due mesi nei confronti del megalomartire. Prima, però, dal transetto delimitante l’altare, i portatori si sono interessati all’Arca santa, contenente numerose reliquie, che, con un complesso sistema di argani, è stata riposta nella propria nicchia. Poi, i portatori si sono sistemati dinanzi all’altare per dare il via al tradizionale rito di reposizione del simulacro del santo cavaliere nella propria nicchia. C’è stato il tempo per la consueta “ballata” e per dare modo ai devoti e ai fedeli presenti di “salutare” San Giorgio, dando l’arrivederci al prossimo anno. Quindi, la reposizione si è conclusa con un applauso e con il consueto “Truonu viva”. Da sottolineare che sono stati molti i giovani che, anche quest’anno, si sono avvicinati al gruppo dei portatori e che hanno fornito il proprio contributo per la riuscita della festa. Una circostanza che lascia ben sperare per l’ulteriore crescita di una tradizione che continua a fare registrare numeri molto interessanti.

 

 

L’esoscheletro giapponese di ultima generazione per la prima volta in Sicilia. Un innovativo strumento riabilitativo sarà presentato e “provato” per la prima volta, dai medici e dai sanitari ragusani. L’esoscheletro sarà presentato martedì 25 giugno, presso il porto turistico di Marina di Ragusa. Un giovane ennese, che non ha più l’uso delle gambe, un ex militare che ha subito un grave incidente con la moto, sarà il primo paziente siciliano ad utilizzare l’importante dispositivo riabilitativo. L’iniziativa è stata promossa da ORTHOM Group, in collaborazione con l’associazione Unipit e con Officine Ortopediche Rizzoli, con il patrocinio del comune.

L’evento è stato presentato questa mattina, a Palazzo dell’Aquila, a Ragusa, dal sindaco, Peppe Cassì, e dal presidente di Unipit e di Orthom Group, Pietro Di Falco, da Sara Lanza, primario del reparto di Medicina fisica e riabilitativa di Comiso/Vittoria, in rappresentanza dell’Asp 7. Erano presenti anche Giuseppe Tumino, dell’Ordine dei Medici di Ragusa e Franca Mangiapane, dell’Inail.

«Sono felice di poter ospitare e sostenere un evento di tale rilevanza scientifica per la Sicilia – ha detto il sindaco - che non a caso, si svolgerà nella nostra Marina di Ragusa. È un tema di grande interesse per tutti e, da ex sportivo, che ha avuto anche tanti incidenti, so quale sia l’importanza della riabilitazione».

«L’innovativo ausilio riabilitativo – spiega Pietro Di Falco – sarà operativo il prossimo 25 giugno al Porto Turistico di Marina di Ragusa e consentirà ad Andrea Tambè, giovane di Barrafranca (EN), rimasto in sedia a rotelle dopo un incidente stradale a 22 anni, di provare l’emozione di tornare alto un metro e ottanta. L’esoscheletro è stato presentato il 10 maggio scorso a Villa Beretta, centro di riabilitazione d’eccellenza in provincia di Lecco, con il professor Molteni. Ora arriva in Sicilia. Inizialmente presente solo nei videogiochi o nei film di fantascienza, l’esoscheletro costituisce la nuova frontiera della riabilitazione e del reinserimento della persona per coloro che hanno subito lesioni midollari irreversibili».

La Sicilia si candida ad essere una regione pilota nell’utilizzo della nuova tecnologia. «L’obiettivo è realizzare dei centri hub in Sicilia – aggiunge Di Falco – nei centri gli utilizzatori possono imparare la loro “camminata” e le informazioni relative vengono conservato in un cloud. Chi lo ha utilizzato in una città, può spostarsi in un’altra e scaricare lì il medesimo settaggio. Introdurlo in alcuni centri siciliani ci consentirà di avviare una riabilitazione ad alti livelli. Questo diminuirebbe per l’Asp i costi di chi, per le cure, è costretto a spostarsi in altre regioni e potrebbe portare alla Sicilia gli introiti derivanti da chi verrebbe qui per imparare ad utilizzarlo».

Sara Lanza ha aggiunto: «Porto il saluto del direttore generale Angelo Aliquò, molto sensibile al tema della riabilitazione, avendo diretto l’IRCSS Bonino Pulejo di Messina, tra le prime strutture in Italia a percorrere la strada della robotica. La Riabilitazione è associata alla robotica, ma non è la robotica. Questo importante strumento innovativo riproduce la cinematica del cammino e può quindi essere d’aiuto nel percorso rieducativo dei soggetti che, per varie cause, hanno perso temporaneamente o permanentemente questa abilità»

Anche Giuseppe Tumino e Franca Mangiapane hanno espresso il sostegno dell’Ordine dei Medici e dell’Inail, per gli importanti risvolti che l’esoscheletro può avere per il recupero medico e funzionale dell’individuo

I due promotori sono Unipit e Orthom Group. Unipit, ente di ricerca scientifica e formazione, senza scopi di lucro, ha stretto accordi con atenei pubblici (Università degli Studi di Pavia, Università degli Studi di Palermo, e atenei privati, tra cui l’Università Telematica Pegaso) e con istituti di ricerca nazionali, come il CNR (Centro Nazionale di Ricerca). Si interfaccia anche con importanti realtà estere: in Libia con il centro protesico di Janzour e il centro riabilitativo di Al Swani, in Libano con il Centro di Medicina Rigenerativa Regentime, specializzato nel trattamento con cellule staminali e l’ospedale di Burgi, in Bulgaria.

Orthom Group opera in collaborazione con Unipit e si avvale dei risultati delle ricerche e degli studi condotte dall’ente di ricerca. Nello stabilimento produttivo c’è un’officina ortopedica convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale e con l’INAIL.

In Sicilia sono previsti tre appuntamenti per la presentazione dell’esoscheletro. Il dispositivo verrà presentato il 25 giugno mattino all’Unità Spinale del Cannizzaro di Catania e l’indomani, 26 giugno, presso l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Oasi Maria SS. di Troina”. Gli appuntamenti sono riservati a medici e personale sanitario e specialisti della riabilitazione delle due strutture ospedaliere. A Marina di Ragusa (Calamanca, ore 18) si potrà partecipare su invito e prenotazione.

ANDREA TAMBÈ

Andrea Tambè si è arruolato a 18 anni nell’Esercito, per poi entrare a far parte della Brigata Paracadutisti Folgore di Livorno e partire in missione per l’Iraq. Tornato a casa, si concede l’acquisto di una moto, da sempre uno dei suoi desideri più grandi. Ignaro, però, che proprio con quella moto avrebbe vissuto, il 1° aprile 2006, un tragico pesce d’aprile. Un pirata della strada lo travolge invadendo la sua corsia di marcia e cambiandogli la vita per sempre.

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