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Mercoledì, 15 Luglio 2020

Appello dei fornitori ospedalieri alle istituzioni siciliane

«Il ritardo dei pagamenti da parte delle Aziende ospedaliere provoca pesantissimi contraccolpi alle imprese che forniscono beni e servizi. Se è vero che questo problema si manifesta anche in altre Regioni, è altrettanto vero che in Sicilia il fenomeno ha assunto un’estremizzazione assolutamente anomala e incontrollata: fino a cinquecento giorni di attesa – contro i 30 prescritti dalla legge - che si traducono in esposizioni bancarie, crisi di liquidità, immobilismo economico». Questo è il quadro reso noto dall’Afors, l’Associazione fornitori ospedalieri Regione Siciliana - presieduta da Pietro Argento – che ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico e sociale regionale attraverso l’operato della classe imprenditoriale che rappresenta.

 

«Occorrono nuove regole per contrastare questo fenomeno – continua Argento - oggi le nostre aziende sono a dir poco stremate e per scongiurare gravi ripercussioni nelle commesse - con il rischio di essere pagati “a sentenza” e la certezza di chiudere l'attività - accettano l'offerta di essere liquidati anche dopo 15 mesi, rinunciando di fatto al pagamento degli interessi. Gli strumenti finanziari comunemente usati dalla nostra categoria non vanno oltre i dodici mesi di scaduto, nonostante sia un termine non compatibile con la logica commerciale: così facendo si corre il pericolo di compromettere un comparto prezioso per tutto il territorio, per il servizio qualitativo ed essenziale che le imprese offrono e che consente notevoli risparmi alle Aziende ospedaliere».

 

Il rischio, inoltre, è che a fronte di questi debiti si determini un sempre maggiore inaridimento della domanda fino a poter giungere a un blocco degli acquisti, causando in tal modo gravi effetti sia per i malati che per le stesse aziende: «Per questo motivo – continua Argento – chiediamo alla Regione Siciliana di assumere la posizione di garante nei confronti degli istituti bancari per assicurare il futuro di un comparto siciliano che nel suo indotto conta più di 5000 lavoratori e che con grande difficoltà cerca di combattere la concorrenza internazionale e di sopravvivere in un mercato incerto e altalenante. Chiediamo, anzi pretendiamo maggiore tranquillità ed equilibrio, elementi essenziali per contribuire allo sviluppo e creare ricadute positive sul territorio, in un momento in cui il paventato federalismo fiscale genererà per le imprese del Sud gravi conseguenze, causate da una maggiore competitività delle aziende settentrionali e da basso costo del denaro al Nord che agevolerà i loro investimenti sul nostro territorio».

 

«Le alternative a questa incresciosa situazione – conclude Argento - sembrano essere i Tribunali o ancor peggio l’usura: scongiurare entrambe le evenienze è un dovere e soprattutto un atto di civiltà e sensibilità sociale da parte delle Istituzioni che devono tutelare i loro comparti imprenditoriali».

 

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