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Giardino Bellini, c'era una volta uno dei più bei giardini d'Europa

Vi ricordate la Villa Bellini da bambini? Ecco oggi i vostri figli o i figli dei vostri figli saranno condannati a  non conoscere mai più  l’intrinseca e unica  bellezza di quel  giardino siciliano considerato dagli esperti “... magnifico giardino pubblico uno dei più belli d’Europa” ( Giulio Verne del Mattia Sandorf, 1884) . Un vero e proprio “monumento vivente”.. Piccolo sì nella sua estensione ma immenso lo fu nella sua identità che peraltro legava ben tre secoli, dal 700 quando era privato,  passando all’800 quando fu inaugurato  e fino all’ultimo ampliamento dei primi anni del 900. Se io fossi uno dei giovani di oggi a cui è stata sottratta con arroganza, grazie ad un concetto di architettura reazionaria  e distruttiva, la possibilità di ammirare l’arte topiaria  (ovvero quelle diverse specie di piante che componevano forme e oggetti che ornavano le aiuole e le pareti delle due colline) e, inoltre, il liberty della Casina cinese trasformati perlopiù in desolate lande e distese di pietrisco grazie ad una insensata riqualificazione e da un incendio doloso, come quello che distrusse il Chiosco, rimasto impunito grazie al disinteresse delle istituzioni competenti, non solo mi indignerei ma chiederei conto e ragione a tutti coloro che hanno contribuito a tale (forse) insanabile scempio per non parlare dello sperpero di denaro pubblico. Il denaro doveva essere investito per riqualificare la Villa, dopo anni di incuria e di utilizzo improprio e ovviamente distruttivo,  ma invece ha dato solo il colpo di grazia  trasformando un Giardino storico che in sé conteneva tutti quegli aspetti, architettonici e botanici, che vanno dal barocco al liberty,  dei giardini del tempo, ammirati e decantati da quei Viaggiatori (dalla Guida del viaggiatore de 1899 “... uno dei migliori d’Europa e il primo in Italia ... un vero Eden”). Essi  venivano a scoprire  la mitologica Isola quando i mezzi di trasporto erano le carrozze, in una Villa senza più identità sfregiata e mutilata con la complicità, in primis,  di quella istituzione pubblica  che invece avrebbe il compito di garantire la conservazione e la salvaguardia per altri mille anni dei nostri monumenti (oltre al colpevole silenzio dei tanti intellettuali che in questa città “contano”!). Sarebbe come trasformare in uno stadio di calcio il Colosseo: ci sarebbe  nel mondo una sola persona sana di mente che  potrebbe proporre una cosa del genere? A mio avviso se i giovani di oggi pensano di poter cambiare in meglio la nostra città (visto che gli adulti che ‘contano’ hanno preferito tacere da ‘veri’  siciliani) forse dovrebbero partire proprio dalla Villa Bellini quale simbolo morale della cattiva e distruttiva gestione del bene comune e della bellezza in quanto tale, anche in quanto per oltre un secolo non solo è stata il fiore all’occhiello della città ma per tutti era un luogo “sacro” che ci ha sempre uniti e identificati facendosi sentire Catanesi con la C maiuscola.

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