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“Le nuove povertà”, proposti un osservatorio e un fondo per il microcredito

Le nuove povertà - Da sin. Lo Bello, Milazzo, Pogliese, Agen 2

 

Due proposte concrete sono scaturite dal convegno “Le nuove povertà”, organizzato da una nutrita rappresentanza della società civile catanese (23 diversi soggetti si sono messi insieme per la sua riuscita) e svoltosi all’auditorium dei Benedettini: un osservatorio appunto sulle nuove forme di impoverimento in città ed un fondo specifico per il microcredito destinato alle famiglie in difficoltà. Le ha formulate Antonio Pogliese, vicegovernatore dei Lions di Sicilia, durante un confronto con Ivan Lo Bello e Pietro Agen, esponenti rispettivamente di Confindustria e Confcommercio.

Per Pogliese, «oggi nella nostra regione la principale criticità è la bassa politica, perché ormai è solo clientelare e in grado di asservire intere categorie professionali e produttive». In un momento di crisi come l’attuale, quindi, «si sente forte l’assenza di un soggetto sociale un tempo assai più in salute come la borghesia, disgregata da una classe politica del tutto inadeguata a risolvere i problemi della gente, anzi essa stessa problema», ha evidenziato Pogliese. Serve allora un nuovo ruolo di cittadinanza attiva per chi si voglia impegnare. Per l’economista catanese l’occasione potrebbe essere intanto l’istituzione di «un osservatorio che monitori l’andamento della povertà e del disagio sociale, uno strumento agile e funzionale che segnali anche i casi più acuti di indigenza, onde cercare in tempi rapidi di intervenire». Altra idea di Pogliese è quella della creazione di un fondo di assistenza per i poveri in città, una sorta di polo del microcredito che aiuti chi sta vivendo un difficile momento economico ad uscirne con dignità».

Ivan Lo Bello, l’esponente di Confindustria che ha imposto con determinazione la legalità e la lotta al crimine organizzato nell’agenda della politica e delle associazioni di categoria in Sicilia e in Italia, ha dal canto suo evidenziato come il convegno voluto dai club service e dalle associazioni catanesi rappresenti in sé «una cesura rispetto al ruolo che storicamente la società siciliana ha svolto. Oggi stiamo osservando l’emergere di un pezzo di società che vuole fare qualcosa di diverso rispetto al passato». Lo Bello ha poi ragionato sul rapporto fra etica ed economia, ma anche fra etica e politica, «un rapporto da ricostruire, specie con il clima di sfiducia serpeggiante nel Paese. Fermo restando che quello che oggi tutti viviamo - la crisi, la recessione - non è certo frutto di pochi mesi di governo Monti, piuttosto di vent’anni di irresponsabilità di tutta la classe dirigente italiana nel suo complesso ed anche della stessa società». «Ora serve equità», ha concluso Lo Bello, «ma sia chiaro che l’equità sociale passa dalla crescita e dalla redistribuzione che solo questa consente di operare».

Un’altra proposta concreta, di grande rottura con la prassi fin qui dominante soprattutto in Sicilia, è poi venuta da Pietro Agen, presidente di Confcommercio regionale, quando ha chiesto che «durante i momenti in cui percepiscono i sussidi di disoccupazione i lavoratori inattivi svolgano una qualche mansione, magari simile a quella dei giovani del servizio civile, perché non è più ammissibile che lo Stato paghi delle persone per non fare nulla. In Sicilia abbiamo 30.000 forestali e 8.000 formatori, ma questa non è vera occupazione, sia chiaro». Per Agen oggi in Italia «la cultura prevalente è quella dell’irresponsabilità, lo si respira nell’aria, da Nord a Sud. Serve stanare i falsi disoccupati, ma serve anche e soprattutto rimettere urgentemente al centro l’impresa, perché non è lo Stato che dà lavoro, ma sono le aziende, lo Stato può solo creare le condizioni perché il lavoro cresca, ma non può garantirlo. Se non si capisce questo non vi saranno mai i presupposti per la sviluppo, in Sicilia come altrove».

Monsignor Salvatore Gristina, arcivescovo metropolita di Catania, ha invece parlato della «Chiesa come esperta in umanità, secondo la bella immagine di Paolo VI che sottolinea la tradizione cristiana di lettura della realtà e di conseguente capacità di aiutare al meglio di soffre». Per l’arcivescovo oggi più che mai servono «criteri morali nell’azione quotidiana, anzi serve soprattutto riscoprire il criterio giusto, che è quello del bene comune».

Nella sua relazione di sintesi del convegno, Carlo Saggio, presidente della Compagnia delle Opere della Sicilia Orientale, ha infine evidenziato come la crisi globale abbia mostrato «una difficoltà strutturale della società, facendoci prendere coscienza di problemi remoti e mai prima realmente affrontati. Abbiamo insomma riscoperto che l’uomo ha bisogno e che il bisogno dell’altro è poi sostanzialmente il nostro stesso bisogno».

 

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