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«I detenuti di Sicilia non sono detenuti di serie b»

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Assistenza sanitaria, sovraffollamento delle carceri, nuove strutture, completamento dell'organico di polizia penitenziaria e attività di reinserimento. Sono questi i punti salienti della relazione sull’attività svolta nel 2010 dal Garante dei Diritti dei detenuti di Sicilia, Salvo Fleres, presentata questa mattina – 18 febbraio - in conferenza stampa nella sede catanese della Regione Siciliana.

 

«Sarebbe sufficiente, anche in un solo ospedale per provincia – ha affermato Fleres -  destinare ai detenuti un reparto con un minimo di tre posti letto, per garantire loro un’adeguata assistenza. Un recluso di Reggio Calabria ha più possibilità di essere assistito rispetto a uno di Messina o di Catania: i detenuti siciliani non sono detenuti di serie B». Questa la prima concreta proposta per risolvere l’annosa questione dell’assistenza sanitaria in Sicilia, ad oggi l’unica regione a non aver recepito il decreto dell’1 aprile 2008 (già operativo nel resto d’Italia) che assicura il trasferimento dell’assistenza dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) all’Amministrazione regionale.

 

Gli 8.017 detenuti, dislocati nei 26 Istituti di pena per adulti – che costituiscono il 10% della popolazione carceraria italiana - pongono la Sicilia tra le regioni con il maggior sovraffollamento carcerario: «Quasi il doppio della capienza normale (fissata in 4 mila e 500 posti) e ben oltre la capienza tollerabile (5393 posti)», come ha specificato Fleres, definendola «una situazione di allarme nell’ambito di un’emergenza nazionale».

«I detenuti che potrebbero non essere in carcere – ha continuato il Garante - sono circa l’80%: oltre 2mila tra imputati e ricorrenti sono ospitati in istituti di pena; più di 300 sono gli internati, ossia i  “detenuti in attesa di reato”, soggetti considerati pericolosi, senza aver di fatto commesso alcun reato specifico».

Uno spiraglio nel problema del sovraffollamento carcerario arriva dalle parole di Orazio Farano, provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, che stamattina ha annunciato: «In tre anni in Sicilia avremo quattro nuove strutture carcerarie, attualmente in costruzione, che ospiteranno 2mila e 500 nuovi posti letto».

 

Un detenuto costa al giorno dai 150 ai 250 euro e l’importanza di svolgere attività di prevenzione e azioni di reinserimento è dimostrata dalle cifre: «Abbiamo calcolato che su 100 detenuti, l’85% di quelli assistiti o trattati non tornano a delinquere – ha continuato Fleres – un dato che si ribalta in caso contrario». Ed è in questa direzione che la Regione attraverso la legge 19 agosto 1999, n. 16 - “Interventi a favore di attività lavorative autonome da parte di detenuti in espiazione di pena” – prevede fino a 25mila euro di finanziamento per ogni recluso, da investire in attrezzature che resteranno di loro proprietà anche al termine della detenzione».

 

Non ultima arriva la proposta della commutabilità della pena: «Sarebbe auspicabile una riforma del sistema carcerario che ipotizzi la detenzione carceraria nel caso di condanne per i reati più gravi e di maggior allarme sociale, mentre negli altri casi e nel rispetto della legge, prevedere forme detentive alternative a quella intramuraria, potenziando nel contempo gli strumenti alternativi, come determinati dalla legge, anche attraverso pronuncia diretta del magistrato giudicante».

Presenti in conferenza anche Salvatore Sciacca, dirigente della sede catanese dell’Ufficio del Garante, e Giuseppa Sichili, dirigente dell’assessorato regionale alle Attività Produttive.

 

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