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Racket e usura, As.a.a.e e Cassa Edile firmano il protocollo d’intesa

L’Associazione Antiracket Antiusura Etnea insieme a Cassa Edile Catania hanno firmato, stamattina, presso la sede dell’Ance, in viale Vittorio Veneto al civico 109, il protocollo d’intesa rivolto agli imprenditori del comparto edile, vittime del racket e dell’usura. In virtù di tale protocollo d’intesa, la Cassa Edile si impegna nei confronti degli imprenditori, imbrigliati nella rete delle estorsioni e dell’usura, allo sgravio degli interessi e delle sanzioni, maturati sugli omessi versamenti e adempimenti contributivi. All’importante incontro erano presenti, oltre al presidente della Cassa Edile Salvo Ferlito, al presidente dell’As.a.a.e Gabriella Guerini e al presidente dell’Ance Catania Nicola Colombrita, i massimi rappresentanti delle forze dell’ordine, il prefetto Francesca Cannizzo e il procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi. Presente anche l’assessore al bilancio, con delega alle attività produttive del Comune di Catania, Roberto Bonaccorsi. Assenti per motivi istituzionali i rappresentanti dei sindacati di categoria, Pisano per Filca Cisl, Longo per Fillea Cgil, De Martino per Feneal Uil che hanno però comunicato il loro completo appoggio all’iniziativa in totale spirito di condivisione e compartecipazione al protocollo siglato. Dall’incontro è emerso l’impegno da parte di tutti affinché gli imprenditori vittime di fenomeni estorsivi o di usura possano essere seguiti ed aiutati non solo a denunciare ma soprattutto a riprendere in mano la loro attività, grazie all’impegno della Cassa Edile e degli organi istituzionali più importanti, che intendono anche in questo modo sottolineare la loro vicinanza e approvazione a progetti di questo tipo.

 

Per Nicola Colombrita, presidente di Ance Catania: “Sebbene fenomeni di natura mafiosa, legati a racket e usura, facciano parte di una mentalità che ha accompagnato per decenni gli imprenditori, convinti, fino a 15-20 anni fa, che per fare impresa bisognava scendere a compromessi, oggi non è più così. In questi anni, grazie anche all’attenzione da parte delle forze dell’ordine, questa mentalità radicalmente diffusa è cambiata. Anche nella mia esperienza personale ho avuto gesti di intimidazione ma posso testimoniare che denunciando non si subisce più, per cui la denuncia e l’aiuto alle vittime è di sicuro l’unica strada da percorrere”.

 

Per Salvo Ferlito, presidente provinciale Cassa Edile: “Questo protocollo è un altro tassello importante che si aggiunge alla strada che stiamo percorrendo da tempo, orientata alla legalità. Io penso che si tratti innanzitutto di una questione culturale, e quando riusciremo a far capire che la nostra cultura è la legalità e senza questa elementare base di partenza non ci può essere sviluppo, perché continueremo ad essere oppressi da un sistema che si inceppa di continuo, avremo superato l’ostacolo più importante”.

La presidente dell’As.a.a.e, Gabriella Guerini ribadisce: “Dobbiamo aiutare sempre più persone a denunciare e accompagnare le vittime lungo tutto il percorso. La maggioranza delle persone che abbiamo aiutato in questi anni è uscita fuori da questi meccanismi del tutto. Non basta denunciare se poi non siamo in grado di fornire assistenza concreta alle vittime, che siano grandi imprenditori o piccoli artigiani. Il nostro protocollo è rivolto infatti a tutte le vittime, che siano seguite da noi o da qualche altra associazione o che siano arrivate da sole alla denuncia, perché quello che ci interessa è che gli imprenditori possano rimettersi in moto, far rifiorire le loro attività. Una volta dichiarate vittime e grazie a questi sgravi, l’imprenditore potrà pagare i debiti e i contributi ai dipendenti, utilizzando o fondi personali o il fondo di accesso alle vittime. Per qualsiasi imprenditore è infatti importante essere in regola coi pagamenti, per poter vincere gli appalti e continuare a lavorare”.

 

Per il Prefetto, Francesca Cannizzo: “La storia dice, al di là delle mere quantificazioni statistiche, che chi ha denunciato ne ha avuto solo benefici. Le piccole battaglie di legalità si combattono ogni giorno dal basso, nella coscienza del singolo, ma non bisogna lasciare mai solo nessuno. Quando confischiamo un’azienda alla mafia risulta poi difficile all’imprenditore che la vuole rimettere in moto, farla ripartire in maniera fluida, non perché non ne abbia le capacità, ma perché fin quando le attività sono gestite illecitamente non si fa fronte a nessun impegno legale o contributivo, in realtà ogni attività deve essere rimessa in moto in maniera legale e questo protocollo è un esempio valido per aiutare tutti. Per questo credo che sia fondamentale e mi auguro che questo protocollo d’intesa possa essere esteso a tutta la Sicilia, perché da sempre l’unione fa la forza”.

 

Il procuratore Giovanni Salvi ha sottolineato: “Questo protocollo si inserisce nell’impegno dell’Intero Stato a favore della legalità. Purtroppo i fenomeni di estorsione e usura sono in aumento, e non, come si tende a pensare, in diminuzione. Di sicuro la Procura della Repubblica si organizzerà sempre più per essere presente sul territorio e intendiamo in primo luogo, come vera e propria priorità intervenire su questo terreno, come anche nel recupero dell’ambiente, così nella confisca ai beni e nella lotta all’abusivismo di cui abbiamo parlato in questi giorni con l’Ance. E’ fondamentale per noi che la legalità sia vissuta come “volano” delle attività economiche”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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