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Lunedì, 13 Luglio 2020

Ingegneri: «No alla riforma senza i nostri emendamenti»

Quello degli architetti e degli ingegneri di Catania non è un rifiuto delle liberalizzazioni ma un’osservazione alle modalità con cui vengono proposte. Come garantire un futuro alle giovani generazioni senza una visione di lungo periodo, in un contesto in cui la crisi economica ha tranciato le gambe alle libere professioni? «La recente attività legislativa messa in atto dal Governo, in particolare i decreti legge 138/2011 e 1/2012, costituisce l’occasione per riformare finalmente gli ordinamenti professionali e mettere i professionisti italiani in grado di dare un contributo più fattivo allo sviluppo del Paese. Tuttavia alcune norme contraddicono gli obiettivi di aprire il mercato professionale, di garantirne l’accesso ai giovani e di salvaguardare l’ambiente e la sicurezza dei cittadini. Per questo oggi presentiamo ai deputati nazionali del nostro territorio le proposte da noi elaborate per indirizzare la riforma verso un punto d’incontro con le nostre categorie». Così i presidenti degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri della provincia di Catania, Luigi Longhitano e Carmelo Maria Grasso, hanno aperto i lavori del Forum nazionale sulla riforma delle professioni – oggi pomeriggio al Romano Palace Hotel – di fronte a una massiccia platea di autorità politiche e professionisti.
«Un appuntamento importante – ha commentato il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli – perché in una città come la nostra che si sta riprendendo da una crisi enorme, non si può fare a meno di chi come ingegneri e architetti con la loro attività sul territorio riesce anche ad essere volàno dell’economia. Non dimentichiamo che in un momento come questo con il Piano regolatore generale in consiglio e il riordino urbanistico del centro storico, la città non può fare a meno dell’apporto di questi professionisti».
L’assessore alle  Politiche Culturali della Provincia regionale di Catania Ruggero Razza ha parlato di trasformazione dei ruoli: «Esiste un errore di fondo secondo cui il professionista diventi solo un “prestatore di servizi”, totalmente diverso da quello che è sempre stato. In questo contesto, se le riforme non vengono pensate in modo corretto i giovani non avranno nessun futuro».
Uno dopo l’altro infatti sono stati presi in esame in modo dettagliato gli articoli della riforma, in un susseguirsi intenso di interventi a cura dei rappresentanti nazionali e locali delle professioni tecniche, tra cui anche geologi e agronomi. Il mantenimento della libertà d’accesso alla professione, una formazione continua e soprattutto accessibile, un contratto flessibile di prestazione, la garanzia di un compenso adeguato all’opera svolta nell’interesse collettivo, l’obbligo di assicurazione senza ulteriori balzelli: queste alcune tra le richieste da cui sono nati gli emendamenti elaborati dai professionisti etnei per integrare l’ultimo decreto, sostenendo strenuamente alcuni concetti su cui tutti dichiarano di «non essere disponibili ad alcuna trattativa. Alcuni provvedimenti e modifiche sono discriminanti rispetto ad una leale collaborazione verso il percorso di aggiornamento e sviluppo delle attività economico-professionali, cui pure abbiamo aderito e attivamente partecipato» hanno continuato i presidenti Longhitano e Grasso.
Il Forum è stato un momento di confronto diretto a cui hanno preso parte numerosi deputati catanesi che attualmente hanno cariche in Parlamento e che hanno replicato ai quesiti loro posti sia dai rappresentanti dei Consigli nazionali delle due categorie – che hanno patrocinato l’iniziativa – sia dai professionisti provenienti da tutte le province siciliane, grazie alla collaborazione della Consulta regionale degli Architetti e delle Fondazioni dei due Ordini.
«Le nuove disposizioni legislative – concludono Grasso e Longhitano - se correttamente interpretate e orientate, possono rappresentare in buona parte un effettivo e utile aggiornamento delle modalità di esercizio delle attività professionali, concretamente rivolte congiuntamente allo sviluppo economico, alla tutela del cittadino-consumatore, a una sana concorrenza basata su comuni principi etici e economici, oltre che allo sviluppo  delle attività stesse ma bisogna valutarle e esaminarle attentamente non privandole del loro valore storico-culturale e soprattutto non aprendo la via a interessi illeciti e pericolosi in attività di grande rilevanza sociale e costituzionalmente previste».

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