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Venerdì, 21 Gennaio 2022

C'era una volta il borgo marinaro di Acitrezza

Cosa ancora rimane di quell’antico borgo marinaro che è stata Acitrezza la cui esistenza e bellezza fu declamata da poeti e artisti?  Cosa, oggi, ritornando in tale borgo, potrebbe fare rivivere e rivedere quelle che furono le immagini letterarie e umane prima descritte minuziosamente dal Verga  nel suo capolavoro “I Malavoglia”, poi riprese cinematograficamente dal grande regista  Visconti  nel suo film “La Terra Trema” del non lontano 1948? Poco o quasi  nulla rimane ancora in vita  di quel paese che fu fino a mezzo secolo fa un vero e proprio monumento urbanistico  e paesaggistico, tra casette di pescatori e  villette  liberty, tra vicoli di basalto e mare a portata di bagnanti e di bambini liberi di scorazzare  tra mitologia  e umanità  alienata e  sopraffatta oggi da un consumismo vorace che divora tutto.

Grazie alla natura e alla loro  distanza dalla terra ferma rimangono  gli isolotti di basalto (Lachea e Ciclopi, parti essenziale di una riserva marina da sempre snobbata dai vari Sindaci anzi sfruttata dagli stessi  come serbatoio di voti)  che diventano loro malgrado  specchio della devastazione incessante dell’antico borgo, della sua costa e della sua antica storia. E’ grazie a questi  gioielli  di natura, dalla rappresentazione mitica,  che i visitatori riescono  ancora a capire di trovarsi nel borgo marinaro forse più conosciuto al mondo dai tempi (quasi tremila anni addietro) in cui Omero ambientò la sua Odissea ed è qui che, probabilmente,  fece sbarcare Ulisse  per affrontare simbolicamente il ciclope Polifemo e consacrare così la superiorità dell’intelligenza sulla  prepotenza primordiale e sull’illusione di superiorità. Ma tutto è accaduto secondo la mitologia  molto prima che Acitrezza si chiamasse tale e prima che la mano crudele   di uomini senza memoria e senza consapevolezza del bene e della bellezza che li circondava abbiamo stravolto forse in modo irrimediabile ogni ricordo reale e immaginario dei luoghi.

Cera una volta il borgo marinaro di Acitrezza , c’era una volta Ulisse, c’erano una volta i ciclopi, c’erano una volta i tanti Malavoglia,  c’erano i tanti ‘Ntoni e la consapevolezza di essere attori e cittadini di Acitrezza, di un paese  lasciato volutamente (da chi invece doveva conservarlo nella sua integrità) deturpare  per cancellarne  il suo originale aspetto come se fosse una vergogna essere un borgo marinaro.  Oggi i cittadini di Trezza hanno la possibilità di rifarsi e di non farsi condizionare dai soliti  politicanti e amministratori arroganti e ignoranti (che peraltro cercano di intimorire chi, anche se in colpevole ritardo, cerca di salvare il salvabile nel rispetto della normativa vigente e dei vincoli paesaggistici e naturali. Speriamo bene!). Essi hanno la possibilità di esprimere la loro vera identità  assopito dall’assalto di masse di auto inquinanti e di predatori inconsapevoli. Hanno la possibilità (se vogliono) di bloccare il muraglione che hanno iniziato a costruire (oltre a chiedere conto e giustizia per la lunga fascia di costa già seppellita dal cemento) davanti al porticciolo chiedendone da subito la demolizione, prima che l’ennesima  cementificazione alieni per sempre il loro orgoglio di trezzoti.

 

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