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Approvazione Ato 2, la Destra abbandona l’aula e propone legge popolare

Per effetto della legge regionale n. 9/2010, che disciplina la gestione integrata dei rifiuti, gli Ato regionali sono stati ridisegnati uno per ogni provincia oltre all’Ato per le isole minori. Negli adempimenti previsti dalla norma, la Provincia di Catania ha dovuto approvare statuto ed atto costitutivo della Società per la Regolamentazione del Servizio Gestione Rifiuti Ato n. 2.

Per i consiglieri del gruppo de La Destra-“Con Nello Musumeci per la Provincia”, Enzo D’Agata, Gaetano Distefano e Giuseppe Mistretta, che in segno di protesta nei confronti di una norma regionale assai poco rispettosa delle autonomie locali hanno abbandonato l’aula di Palazzo dei Minoriti, «sarebbe stato più opportuno che la Regione Sicilia, nel rivedere la politica dei rifiuti, avesse legiferato affidando alle Province il compito del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti e lasciando ai Comuni, singoli o associati, nel rispetto di ben precisi parametri e dettami, il compito della pulizia dell’ambito urbano e della raccolta».

«Siamo coscienti del ruolo amministrativo dell’Ente Provincia – hanno proseguito D’Agata, Distefano e Mistretta – e di quello legislativo della Regione, ma non possiamo non evidenziare come questa legge sancisca il fallimento della politica regionale dei rifiuti, che oggi corre ai ripari individuando un unico Ato provinciale e mettendo forzatamente insieme Comuni, virtuosi e meno, che hanno perseguito politiche dell’ambiente lontane fra loro, che hanno disparate peculiarità territoriali e che hanno anche raggiunto ben diversi risultati nell’ambito della raccolta differenziata».

«Registriamo altresì l’assenza di risposte della Regione Sicilia alle osservazioni poste in sede provinciale dai 58 Comuni – hanno concluso gli esponenti de La Destra - per cui ci faremo promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare che affidi il servizio di raccolta ed igiene urbana ai Comuni, lasciando alle Province lo smaltimento ed il conferimento in discarica. In tal modo, si potrebbero limitare di molto gli interessi illeciti, realizzando una riduzione dei costi, nonché il necessario salto culturale che conduca all’agognata condizione di “rifiuti zero”».

 

 

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