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Martedì, 07 Luglio 2020

Convegno su “Bisogno di protezione: strumenti stabili di supporto alle emergenze”

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La Sicilia deve diventare un punto di partenza per gli extracomunitari che vi approdano, un ponte a sostegno dei flussi migratori verso l’integrazione sociale e lavorativa.

Sono migliaia gli sbarcati nell’isola di Lampedusa provenienti prevalentemente dalle zone sub sahariane e dal Nord Africa e che dopo i controlli e il primo soccorso del centro permanenza temporanea vengono trasferiti nei CARA (Centro accoglienza richiedenti asilo) o in altre strutture di accoglienza.

Per chiarire i sistemi di accoglienza e i risultati sinora ottenuti, si è tenuto al Centro direzionale Nuovaluce un convegno su “Bisogno di protezione: strumenti stabili di supporto alle emergenze”, organizzato dal Consorzio Sol.Calatino, insieme al Consorzio Sol.Co Catania con il sostegno della Provincia di Catania.

All’incontro hanno partecipato il presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione; l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Pippo Pagano; il presidente del Sol.Calatino, Paolo Ragusa; il direttore del Servizio centrale Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati) Daniela Di Capua; il presidente del Consorzio nazionale idee in rete, Gianfranco Marocchi; il presidente del Sol.Co Catania, Dino Barbarossa con Elisa Furnari del coordinamento immigrati Sol.Co, in presenza di amministratori del Calatino, del consigliere provinciale Sergio Gruttadauria e di operatori sociali.

“L’emergenza immigrazione ricade principalmente e prioritariamente su Regioni, Province e Comuni con effetti sociali sul territorio e sulla cittadinanza – ha sottolineato il presidente Castiglione -. Secondo l’indagine Cnel è stato stimato che nel 2050 la popolazione europea diminuirà e che i nativi delle zone sub sahariane (in atto un miliardo e cento persone) diventeranno due miliardi; ciò significa che dovremo pensare a ricevere migliaia di persone l’anno in tutta l’area del vecchio Continente. Oltre al Patto della Sicurezza firmato in prefettura a Catania (per il coordinamento degli interventi, e utilizzo delle risorse) sono stato relatore a Bruxelles al Comitato delle Regioni di una risoluzione per il superamento dell’emergenza immigrazione – ha chiarito Castiglione -, è stata approvata con l’impegno del presidente del Consiglio europeo di raccordarsi con il Comitato delle Regioni. Posso con orgoglio asserire che il sistema di rete ha funzionato e certamente darà risultati risolutivi per l’integrazione di quanti si affidano ai “viaggi della speranza” per scappare da regimi politici o da conflitti religiosi”.

In questo momento sono attivati nel territorio catanese il CARA di Mineo (gestito dalla Crocerossa) e il servizio Sprar di Vizzini che accoglie 4 donne nigeriane con i loro figli (6) e otto extracomunitari con problemi psichici. Nel centro di Vizzini sono garantiti: assistenza alla persona (vitto, alloggio, fornitura effetti personali ecc.); assistenza sanitaria, assistenza psico-sociale; mediazione linguistico-culturale. Al Centro di Mineo sono garantiti solo vitto, alloggio e assistenza sanitaria.

“Ci ritroviamo ad avere due tipi di circuiti di accoglienza: un tipo gestito da grandi reti di associazioni e un altro dal Servizio Sprar ai quali si viene assegnati per pura casualità – ha detto Daniela Di Capua – e che offrono servizi con una palese disparità di trattamento. Dopo il visto non avranno né conoscenze linguistiche né conoscenze del territorio. Bisogna che questi coordinamenti diventino omogenei per garantire pari dignità a tutti i migranti”.

Paolo Ragusa ritiene indispensabile che con urgenza si debbano attivare a Mineo tutte le attività precipue di un CARA, di cui il “Patto territoriale dell’economia sociale del Calatino Sud-Simeto” si pone come presenza indispensabile.

 

 

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