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Lunedì, 18 Ottobre 2021

Le microimprese ricetta contro la crisi

Pensare in piccolo per diventare grandi. Un richiamo ad una “apparente umiltà imprenditoriale” che suona quasi come una contraddizione, ma che in realtà non lo è. A saperlo sono ancora in poche, troppo poche micro, piccole e medie imprese (mPMI): le stesse che costituiscono all’incirca il 90% del tessuto produttivo nel Meridione (a fronte di un dato nazionale del 99%). C’è una “mano tesa” protesa verso queste realtà:  si chiama “Small business Act” (Sba) e si traduce in semplificazione normativa, riduzione degli oneri amministrativi, apertura dei mercati che intendono mettere al centro di una nuova politica produttiva questa tipologia di aziende, permettendogli di lasciarsi alla spalle la crisi “divoratrice” di quella fetta sana dell’economia.

Sono dati significativi quelli emersi stamattina (5 maggio) a Palazzo Esa nel corso del convegno “Small Business Act: una nuova politica produttiva (Think small first)”, organizzato da Confindustria Catania, Ordine dei dottori Commercialisti e degli Esperti contabili (Odcec) di Catania e Aiti Sicilia (Associazione italiana tesorieri d’Impresa) in collaborazione con Andaf, Marino Consulting e Banca Nuova (e con il contributo del Gruppo Banca Popolare di Vicenza): «Il comparto produttivo siciliano, formato in gran parte da micro imprese a gestione familiare – ha affermato il presidente Odcec Catania Margherita Poselli – risente della scarsa informazione sui tanti vantaggi e opportunità di crescita che lo Stato e l’Unione Europea riservano loro. Il convegno di oggi nasce proprio con l’obiettivo di far sapere ai nostri imprenditori che esistono gli strumenti e le soluzioni per superare la crisi. Al loro fianco – ha concluso la prof.ssa Poselli – svolgono un ruolo chiave i professionisti e in particolare i commercialisti, in grado di supportare le microaziende dalla fase di start-up a quella di crescita e consolidamento».

Dalla parole ai fatti, cosa vuol dire concretamente “Pensare in piccolo”? Come va interpretato? A rispondere il tesoriere di Confindustria Catania Nino Mirabile: «In due parole: fare rete. Non sarebbe ipotizzabile chiedere ai micro, piccoli e medi imprenditori un ridimensionamento delle aspettative e della competitività, una rinuncia al raggiungimento di livelli più elevati di benessere e prosperità. Andrebbe piuttosto considerata l’incentivazione di processi di aggregazione, attraverso strumenti quali il Fondo Italiano di Investimento, la costituzione di Ati (Associazione temporanea di imprese), i contratti di Rete, così da attuare una politica di aggregazione che abbatta i costi di produzione, gestionali e distributivi e le renda maggiormente competitive.

Se è vero che lo Sba rappresenta una corsia preferenziale per la piccola impresa, è anche vero che serve fare un passo avanti, come sottolineato da Leone La Ferla, presidente Piccola Industria di Confindustria Catania: «Definita l’ossatura normativa e i principi guida adesso occorre dare tempi certi alla loro attuazione sui diversi territori regionali.

A tal proposito, nell’ambito delle priorità della revisione dello Sba è stata aperta la strada a un migliore raccordo tra politiche nazionali e regionali, attraverso la creazione di Sba regionali che tengano conto delle peculiarità territoriali. Sarebbe ora auspicabile anche la nomina di un Mr. Pmi regionale, che rappresenti un interlocutore unico per le imprese industriali ed artigiane».

Al convegno hanno preso parte anche: il responsabile delegazione Aiti Sicilia Roberto Marino - coordinatore dei lavori - il capo area Sicilia orientale Banca Nuova Carmelo Lauritano, il presidente Andaf Sicilia Filippo D’Amico, il responsabile delegazioni regionali Aiti Rosario Maccarrone, Francesco Renne (docente area Finanza Fondazione Cuoa), Vito U. Vavalli (vice presidente Aiti) e Marco Vitale, consigliere Odcec Catania.

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