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Giovedì, 20 Gennaio 2022

Ingegneri, appello alle istituzioni

«Nessuna amministrazione del nostro territorio, dalla più piccola alla più grande, ha recepito concretamente il contributo tecnico offerto dall’Ordine etneo degli Ingegneri nelle aree di competenza. Mi riferisco alle linee guida per l’attuazione del Piano Casa regionale inviate ai 58 comuni della provincia, ai protocolli per monitorare l’affidamento degli incarichi per i lavori pubblici e per mitigare i ribassi eccessivi nelle gare d’appalto, alle iniziative per contribuire alla redazione dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi delle città». Nessuna vena di polemica ma solo di rammarico nelle parole del presidente dell’Ordine Carmelo Maria Grasso, che in tempo di bilancio – segnato dall’Assemblea ordinaria degli iscritti che si è svolta ieri 26 aprile – sottolinea «la sordità delle amministrazioni» nonostante il continuo impegno profuso dalla categoria, che nella provincia catanese conta 5mila professionisti.

«L’attività dell’Ordine non è soltanto interna e autoreferenziale – ha precisato Grasso, affiancato dal segretario Aldo Abate e dal tesoriere Mauro Scaccianoce – ma trova la sua ragione d’essere proprio nell’apporto professionale dato all’ambiente in cui opera. Auspichiamo quindi che le istituzioni prendano in considerazione non solo la nostra voce, che continueremo certamente a far sentire, ma soprattutto le nostre azioni».

A dimostrazione dell’interesse per le istanze del territorio, una risposta immediata ed eloquente alla situazione attuale del mercato professionale – per opera della Fondazione dell’Ordine presieduta da Santi Maria Cascone – è stata la formazione di 30 ingegneri “conciliatori” all’indomani dell’entrata in vigore dell’obbligo della mediazione civile. «In un momento di crisi generale per la nostra categoria diversificare la nostra attività professionale è la giusta strada da intraprendere – ha concluso Grasso – a breve costituiremo un apposito gruppo di lavoro che si occupi delle iniziative in materia, mentre si discute già con altri ordini professionali di istituire un’unica camera di conciliazione».

 

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