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Venerdì, 24 Novembre 2017

Architetti e ingegneri: «più spazio ai professionisti nei lavori pubblici»

da sx milone_oreto_longhitano_arcidiacono_grasso

 

Il prossimo 8 giugno entrerà in vigore il nuovo Regolamento degli Appalti Pubblici emanato con decreto presidenziale n. 207 (5 ottobre 2010): una data attesa da molti, e soprattutto da architetti e ingegneri, che intravedono qualche spiraglio a vantaggio della professione e a tutela delle proprie competenze. Il Regolamento rappresenta uno strumento di lavoro indispensabile perché fornisce le direttive per tutte le attività, dalla progettazione alla direzione lavori, al collaudo. Non sempre, fino ad oggi, l’edilizia pubblica ha saputo garantire anche la qualità architettonica urbana, non sempre nel costruire piazze, strade, scuole, fontane, si è tenuto conto dell’armonia con il paesaggio, della sostenibilità e della contemporaneità.

Come garantire tutto questo entro i termini di un appalto pubblico? In che modo i professionisti possono applicare le proprie competenze e contribuire al miglioramento e alla vivibilità della città? Puntuale è arrivato un incontro-dibattito promosso dall’Ordine degli Architetti di Catania in sinergia con quello degli Ingegneri, con le rispettive Fondazioni e con Inarch Sicilia, che ieri (28 marzo 2011), alla presenza dell’assessore comunale ai Lavori Pubblici Sebastiano Arcidiacono ha fatto il punto sui “pro” e i “contro” con il supporto di due tra i massimi esperti in materia: il prof. Enrico Milone - presidente Centro studi degli architetti dell'Ordine di Roma – e il prof. Paolo Oreto, docente presso la facoltà di Architettura di Palermo.

L’appello dei due presidenti è forte e chiaro: «Vogliamo che i lavori pubblici coinvolgano i professionisti – hanno affermato Luigi Longhitano (Architetti) e Carmelo Maria Grasso (Ingegneri) – chiediamo che la politica operi affidandosi a chi ha le conoscenze e le competenze». Appello che ha trovato subito concorde l’assessore Arcidiacono: «La situazione contingente impedisce di darvi subito una risposta concreta – ha affermato -

Adesso l’urgenza è quella di modificare un meccanismo che porta spesso ad adeguare le necessità ai finanziamenti disponibili, quando di norma dovrebbe essere il contrario. Ciononostante - ha continuato Arcidiacono - io vedo una soluzione ed è quella di affidarsi ai professionisti: il Comune di Catania non ha un parco progetti e ciò che serve è ripensare la città, serve una pianificazione che veda architetti e ingegneri collaborare in prima linea con l’Amministrazione, non basandosi solo sulle emergenze – come accade oggi – ma seguendo le competenze e i tempi giusti». E conclude: «Sono sempre stato contro la logica del ribasso nell’assegnazione delle gare, perché va contro ogni principio di qualità urbana».

Su questo punto viene in aiuto il nuovo Regolamento che nell’art 266  - come ha spiegato il prof. Oreto - stabilisce il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa, che cioè deve consistere in un ribasso non superiore alla percentuale stabilita nel bando». In altri termini ciò consentirà di valutare la qualità del candidato, mettendo in secondo piano il ribasso d'asta. Una soluzione attesa da tempo, anche alla luce della scarsa “fetta” di incarichi fino ad ora affidati a esterni, come si evince dal quadro esaustivo delineato dal prof. Milone: «il settore pubblico impegna circa il 20% degli investimenti per le costruzioni, un importo che include anche opere come ferrovie o metropolitane, per i quali l’operato degli architetti in particolare è ridotto. Scende così al 10% la parte di mercato a loro riservata». Hanno chiuso il dibattito il Giuseppe Amadore, delegato al Dipartimento lavori pubblici della Consulta regionale degli Architetti, Franco Porto, presidente Inarch Sicilia e Carlotta Reitano, presidente Fondazione Architetti.

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