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Urban beauty: evoluzione (non solo estetica) del cemento

partecipanti 1

 

Di fronte ai continui cambiamenti sociali, economici e culturali, le città sono chiamate a riorganizzarsi velocemente, secondo nuove logiche e modelli. Edifici dismessi, aree sottoutilizzate o degradate: lo sviluppo urbano, oggi più che mai, dipende dalla capacità di reinventare l’uso degli spazi, ripensando le funzioni del territorio e sviluppando reali sinergie tra pubblico, privato e società civile.       
Queste le “dimensioni” con cui ingegneri, architetti e costruttori, devono fare i conti, insieme alle P.A., per dare un nuovo volto alle città: temi affrontati durante il convegno “La Rigenerazione per Qualità Urbana delle Città” organizzato dall’Ordine e dalla Fondazione degli Ingegneri di Catania, che insieme a Ordine e Fondazione degli Architetti - sempre più in sinergia - lavorano con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di Catania e dei suoi abitanti. «È urgente la richiesta di ammodernare la città, che ha un tessuto edilizio datato – ha spiegato Mauro Scaccianoce, segretario dell’Ordine Ingegneri, in rappresentanza del presidente Santi Cascone - I tessuti urbani devono essere più vivibili e sostenibili, ma occorrono gli strumenti urbanistici. Il segnale avuto dall’Amministrazione comunale in merito al nuovo regolamento edilizio (che mancava da 40 anni), ci incoraggia, ma non è sufficiente. Catania deve essere più coraggiosa nel prendere decisioni, diventare più moderna, senza pregiudizi».
La dicotomia di molte città? La spregiudicatezza di una storicità urbana (le ville, i grandi giardini convertiti in parchi pubblici) e la difficoltà di progettare in modo strategico il futuro. Di questo ne è convinto Giuseppe Scannella, presidente degli Architetti che pensa a «un cambiamento “liquido”, in continuo movimento. La classe tecnica ha il compito di pungolare l’innovazione per non restare impreparata ai cambiamenti che si paleseranno nei prossimi 10 anni». D’altro canto l’innovazione è di per sé un requisito necessario per un tecnico: «L’art. 19 del nuovo codice deontologico degli ingegneri, varato lo scorso aprile - ricorda Vincenzo La Manna, segretario della Fondazione Ingegneri (in rappresentanza del presidente Aldo Abate) - dice che il tecnico deve cercare soluzioni per lo sviluppo sostenibile valorizzando al massimo le risorse naturali».
Niente di nuovo dunque, basta agire. E farlo insieme. Infatti, secondo Antonio Mazzotta, presidente del Centro Studi Urbanistici etneo, «a Catania manca la capacità di “rilevare” il momento strategico per prendere le giuste decisioni. E manca la condivisione. Per fare crescere un tessuto urbano, bisogna “ascoltare” tutte le parti in causa: un passaggio complesso, ma fondamentale, per programmare e costruire insieme». Solo se si fa parte di un qualcosa, quel qualcosa cresce, avanza, si realizza. Risorse sociali, obiettivi privati e pubblici, opportunità territoriali, mercato locale. Ecco gli attori. E se si parla di scena, ecco che «bisogna recuperare e riqualificare realtà presenti nel territorio. Bisogna innescare processi di “resilienza” urbana intesa come la capacità di avviare processi migliorativi»: a sostenerlo è Paolo La Greca, ordinario di Urbanistica all’Università di Catania. Gli fa eco Dionisio Vianello, presidente onorario del Censu (Centro nazionale studi urbanistici) - che ha evidenziato quanto gravi sulle imprese di costruzione l’attuale crisi economica che blocca il processo di rigenerazione urbana. Le nuove soluzioni non devono essere interpretate come “speculazioni”, ma come tassello per ravvivare anche l’economia del comparto immobiliare. Un settore che ha bisogno di un restyling aggiornato ai tempi attuali. Secondo Anna Lambertini, paesaggista e docente dell’Università di Firenze, non è difficile rifare il look delle città: «Si tratta si un’evoluzione (estetica) del cemento, modificando la percezione dei paesaggi urbani, dal piccolo vuoto di quartiere al sistema organizzato di parchi e spazi aperti urbani, alla gestione del territorio intorno alla città». Un processo che ha definito “Urban beauty”, ossia una riqualificazione a 360° delle aree urbane. Ha moderato il consigliere degli Ingegneri Giuseppe D’Urso.

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