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Martedì, 24 Ottobre 2017

Caltagirone - Consiglio comunale: le fibrillazioni della maggioranza, l'atto d'accusa dell'opposizione, le polemiche

La lunga prima parte della seduta del Consiglio comunale di ieri sera è stata caratterizzata da una serie di interventi che hanno disegnato una nuova “mappa” dell'assise, con alcuni consiglieri che hanno ritirato il proprio sostegno alla maggioranza o hanno posto condizioni per continuare a esserne parte.

Roberto Gravina ha dichiarato di “non condividere più l'azione della Giunta”, di cui ha lamentato “la scarsa produttività”, prendendo pertanto, “sia pure con dispiacere”, le distanze da essa e annunciando che valuterà ogni singolo provvedimento “in base all'esclusivo interesse della città”. Salvo Falcone, anche a nome degli altri due consiglieri di “Sintesi autonomista”, Gaetano Lo Nigro e Francesco Alparone, ha lamentato la “sordità” dell'Amministrazione rispetto ai tanti problemi, affermato che “il sindaco dovrebbe scegliere, per la nuova Giunta, non solo tecnici, ma anche politici”, e anticipato che il proprio gruppo “valuterà ogni provvedimento sotto l'esclusiva lente degli eventuali benefici per la comunità”. Settimo De Pasquale, nell'auspicare “un ricucimento delle posizioni”, ha comunicato che il gruppo “Progetto Caltagirone”, visto il momento difficile, “rinuncia a ogni pretesa assessoriale, lasciando mani pienamente libere, al primo cittadino, nella scelta dei componenti della ricostituenda Giunta”. Andrea Lirosi ha reclamato un mutamento di rotta nell'azione amministrativa (da lui ritenuta, sin qui, inefficace), “che sia frutto di condivisione”: “Non intendo più continuare a far parte della maggioranza – ha spiegato -, se le cose non cambieranno”. Luca De Caro ha chiesto all'Amministrazione “un radicale cambio di metodologia che, nel segno della condivisione e della partecipazione, recuperi, con la necessaria celerità, il senso e i contenuti del progetto politico originario premiato dai cittadini alle ultime amministrative”. Elisa Privitera, di “Progetto per Caltagirone” (di cui facevano parte anche Gravina e De Caro), nel dirsi “sorpresa” per le dichiarazioni dei colleghi del gruppo, ha affermato che continuerà a sostenere il sindaco e l'Amministrazione “nelle decisioni che apporteranno miglioramenti alla città”. Ancora dalla maggioranza, Aldo Grimaldi, nel ritenere “doveroso che stasera anche i rimanenti due assessori si dimettessero”, ha auspicato “un'inversione di rotta”, ritenendo giusto “che il sindaco giochi la sua partita, purchè imprima una svolta”.

Forti critiche dai banchi dell'opposizione. Dal centrosinistra Luigi Failla ha stigmatizzato “il tardivo mea culpa dei consiglieri di maggioranza, che prima hanno creato, col dissesto, un danno irreparabile alla città, e ora rivedono le proprie posizioni per beghe legate alle nomine assessoriali”. Fabio Roccuzzo ha sottolineato “l'evidente fallimento dell'esecutivo, mai entrato in sintonia con la comunità”, osservando che, “in casi come questo, ci si dimette e si restituisce alla città il compito di scegliere un'altra classe dirigente che rimedi ai guasti prodotti dall'attuale Giunta”. Fortunato Parisi, nel rilevare “il naufragio dell'Amministrazione, con la città allo sbando e il tradimento dell'asserito, ma evidentemente non vero, progetto municipalista”, ha invitato il sindaco “a trarne le opportune e inevitabili conseguenze”. Secondo Franco Pace, “in dieci mesi si è parlato solo di dissesto, senza nessuna progettualità, e si è condannata Caltagirone a un default evitabile, che grida vendetta anche di fronte all'ultima manovra governativa pro – Comuni”. Anche Gemma Marino ha invitato il sindaco “a dimettersi”, prendendo atto “del quadro drammatico determinato da questa Amministrazione” e “in segno di rispetto per i tanti cittadini in serie difficoltà”. “Si assiste – ha denunciato Paolo Crispino – alla morte lenta, ma inesorabile, di Caltagirone, con l'Amministrazione incapace di portare avanti un benché minimo progetto e una maggioranza che perde pezzi”. Di “città in balia di se stessa” ha parlato Alfredo Scozzarella, indicando nel prossimo fine settimana “il termine ultimo entro il quale, se non sarà formata la nuova Giunta, sarà meglio un generale <rompete le righe> e un ritorno alle urne”. Critiche anche dal pidiellino Sergio Domenica, che ha rivendicato “la linearità” del proprio comportamento a differenza di quanti altri, pur provenendo dalla stessa esperienza politica, “hanno finito per appoggiare un progetto amministrativo rivelatosi fallimentare e dannoso per Caltagirone”. Anche Giovanni Garofalo ha invitato l'Amministrazione “ad andare a casa, prendendo atto di come la nave – Caltagirone, città sempre più sporca e abbandonata, faccia acqua da tutte la parti e sia ormai alla deriva”.

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