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Sabato, 28 Novembre 2020

Stenosi aortica, malattia da non dimenticare

Era il 7 giugno 2007, Corrado Tamburino, Professore di Cardiologia e Direttore del Dipartimento cardiovascolare, Ospedale Ferrarotto, Università degli studi di Catania,  e la sua equipe, effettuavano, per la prima volta in Italia, un intervento TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica per via transcatetere).

Questa procedura innovativa, con la quale è possibile intervenire per sostituire la valvola aortica danneggiata senza aprire il torace, è stata messa a punto nel 2002 dal cardiologo francese Alain Cribier per curare la stenosi aortica - ossia il restringimento che rende difficile il passaggio del sangue dal cuore all’aorta - senza intervento a cuore aperto. La TAVI consente di inserire la valvola sostitutiva attraverso l’arteria femorale o la punta del cuore, praticando in questo caso una piccola incisione tra le coste; sarà al centro del convegno medico “Impianto transcatetere di valvola aortica: dalla selezione del paziente alla gestione dopo l’intervento”, che si svolgerà sabato 16 al centro congressi Hotel Nettuno, coordinato dallo stesso prof. Tamburino, che vanta oggi una delle maggiori esperienze di TAVI in Europa, con oltre 300 interventi effettuati.

“La stenosi aortica è la malattia delle valvole cardiache più frequente nella popolazione occidentale oltre i 75 anni. Rientra in buona misura in quello che è l’aging cardiaco, che dipende in gran parte dallo stile di vita adottato prima della vecchiaia e dalle precedenti patologie raccolte nell’intero arco della vita quali ipertensione, diabete, sindrome metabolica. L’aging cardiaco coinvolge il cuore in tutte le sue componenti, penalizzando la componente vascolare, come i vasi coronarici (coronaropatia aterosclerotica), quella muscolare, con alterazione del trofismo del miocardio che esita in riduzione della forza cinetica, la componente del tessuto di conduzione, che porta ai frequenti disturbi del ritmo (extrasistolie e fibrillazione atriale), la endocardica e valvolare, con la deposizione di lipidi o di calcio, assai più frequente a carico della valvola aortica, che ne determina un graduale e progressivo restringimento dell’ostio riducendo progressivamente la quantità di sangue in grado di raggiungere e di mantenere vitali i vari organi del nostro corpo. La stenosi aortica è quindi il patologico e progressivo restringimento, provocato da questi depositi a livello della valvola aortica del cuore. Va contrastata rapidamente, e la TAVI sembra la soluzione migliore, allo scopo non solo di poter allungare la vita, ma di migliorare la qualità del nostro paziente anziano, recuperandolo il più a lungo possibile alla condizione di ‘vivenza’ piuttosto che a quella assai a rischio di ‘sopravvivenza’”, spiega Domenico Maugeri, Direttore dell’Unità Operativa di Geriatria dell’Ospedale Cannizzaro e Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria dell’Università di Catania.

La malattia colpisce, secondo le stime più recenti, il 4,6% della popolazione oltre i 75 anni, più di 280.000 persone in Italia, un quinto delle quali - circa 50-60.000 - soffre di stenosi aortica definita grave e sintomatica, destinata a prognosi infausta nel giro di un paio d’anni. “In Sicilia, si stima soffrano di questa forma grave più di 4.000 persone, circa 1.000 nella nostra provincia e, complessivamente, 2.000 nella parte orientale dell’isola”, aggiunge Corrado Tamburino.

“I pazienti con stenosi aortica lamentano sintomi invalidanti come affanno, facile affaticabilità, cardiopalmo, svenimenti e possono presentare complicanze gravi come infarto cardiaco, conseguenze di cadute e morte improvvisa”, dice Marcello Romano, Direttore unità di Geriatria, dell’Azienda Ospedaliera Garibaldi di Catania. “E’ fondamentale intervenire prima che il cuore risulti gravemente compromesso; trattandosi, tuttavia, prevalentemente di pazienti anziani e, come tali, portatori di diverse altre patologie, spesso fragili, il tradizionale intervento cardiochirurgico è spesso improponibile; la TAVI, quale procedura mini-invasiva, apre oggi nuove possibilità di cura proprio tra i pazienti anziani”, prosegue.

“Il miglioramento delle cure e delle condizioni di vita, con prolungamento della vita media, ha determinato un aumento del numero delle persone con restringimento valvolare, in età avanzata. La presenza di comorbilità, che associata all'età aumenta il rischio in caso di classico intervento operatorio, ha reso necessario lo sviluppo di nuove tecniche meno invasive, più tollerate, come la Tavi. Individuare e selezionare le persone che necessitano di soluzione, utilizzando una metodica di sostituzione valvolare meno invasiva, rappresenta un impegno per i medici di medicina generale, che insieme a geriatri e cardiologi devono condividere un comune percorso diagnostico-terapeutico nell'interesse della centralità vera della persona anziana sofferente”, aggiunge Domenico Grimaldi, professore a contratto di Medicina di famiglia all’università di Catania, Segretario provinciale e Direttore nazionale della formazione, Federazione Italiana medici di Medicina generale (Fimmg).

Le linee guida internazionali prevedono, per queste persone, la sostituzione della valvola aortica con una protesi, mediante un intervento di cardiochirurgia: apertura dello sterno (sternotomia) o accesso mini-invasivo, circolazione extracorporea, arresto del cuore e apertura dell’aorta, rimozione della valvola calcifica e impianto di protesi biologica. “E’ del tutto evidente che si tratti di un intervento chirurgico complesso, seppur ormai di routine e a basso rischio di mortalità, che non si può tuttavia effettuare in tutti i pazienti che presentano questa malattia. In almeno un 20-30 per cento dei casi i pazienti sono in condizioni di salute che rendono l’intervento troppo rischioso. In questi, la TAVI rappresenta una concreta, e spesso unica, alternativa”, dice ancora Tamburino.

L’intervento TAVI si può effettuare in anestesia locale, con una semplice puntura all’inguine, introducendo la valvola montata su un catetere attraverso l’arteria femorale o, nei casi con grave patologia calcifica delle arterie femorali e dell’aorta, in anestesia generale con una piccola incisione tra le coste, entrando nel cuore con il catetere da un piccolo foro eseguito alla punta del ventricolo sinistro. “In ogni caso con un innegabile vantaggio fisico e psicologico per il paziente: minima invasività, durata dell’intervento ridotta, rapida dimissione, possibilità di veloce ritorno alle normali attività quotidiane”, spiega Tamburino.

“A fronte di chiari risultati circa l’efficacia di questo intervento, tuttavia, manca nel nostro Paese un’adeguata programmazione nazionale e regionale, che permetta di soddisfare le richieste crescenti per questo tipo di procedura e metta a disposizione dei centri idonei, per professionalità e requisiti strutturali certificati, risorse dedicate ed adeguate - dice ancora Tamburino. La Sicilia è un’isola felice da questo punto di vista. La Regione, in assenza di un DRG nazionale, ha deliberato una propria procedura di rimborso per questo intervento, che permette a noi di effettuarlo e ai cittadini che ne hanno bisogno di essere operati. Ma questo, purtroppo, non accade in tutte le Regioni. Eppure basterebbe analizzare con maggiore attenzione i costi di questo intervento che potrà essere certamente più costoso rispetto all’operazione cardiochirurgica di per sé, ma lo è assai meno per i costi connessi al ricovero e alla convalescenza: meno giornate di degenza, da oltre 15 a meno di 7, di terapia intensiva, da 3 a nessuna, possibilità di evitare il ricorso a cure riabilitative”, conclude Tamburino.

 

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