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Giovedì, 06 Agosto 2020

Ciminiere, gli studenti del Boggio Lera partecipano ad incontro organizzato dalla “Rete per la Legalità”

Ciminiere, Rete per la Legalità con studenti

 

Capita raramente di avere un auditorio attento, soprattutto se è composto da adolescenti. Ma gli studenti del “Boggio Lera” hanno smentito questo dato di fatto ed hanno ascoltato in assoluto silenzio i relatori che, alle Ciminiere, proprio per loro, hanno illustrato la  lotta alla criminalità organizzata, da anni promossa da una quarantina di associazioni antiracket e antiusura che, prima sparse sul territorio nazionale ed ora aggregate in un coordinamento – la “Rete per la Legalità” - vogliono far sentire la propria voce, soprattutto tra i giovani.

La manifestazione, chiamata ottimisticamente  “Racket e Usura: il fronte della lotta si rafforza”, è stata anche una occasione per fare emergere una realtà positiva, impegnata, solidale, animata dall’impegno di cittadini riuniti attorno a la “Rete per la Legalità”, “A.SI.A.”, “Associazione antiracket e antiusura di Caltanissetta Rosario Livatino” . Introdotti dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, hanno relazionato Salvo Campo, coordinatore regionale della “Rete per la legalità”, Agnese Moro, già presidente dell’Osservatorio racket presso il Ministero dell’Interno (e ora prestigiosa firma de “La Stampa”, dove ogni domenica pubblica articoli di impegno civile), Marisa Acagnino, presidente di sezione del Tribunale di Catania, Lorenzo Diana, coordinatore nazionale della “Rete per la Legalità” (e politico costretto a vivere sotto scorta, considerato da Roberto Saviano come un eroe delle lotta alle mafie), l’on. Dino Fiorenza, vice presidente della Commissione regionale antimafia, Giovanni Torrisi, preside del liceo “Boggio Lera”, il consigliere Salvo Patanè presidente della Commissione legalità della Provincia di Catania.

Il messaggio scaturito dall’incontro è stato efficacemente colto dagli studenti, che hanno apprezzato anche la toccante testimonianza del figlio dell’avvocato Serafino Famà, ucciso da mafiosi: cambiare in meglio si può; subire estorsioni ed usura non è cosa normale; bloccare le attività illecite significa colpire la criminalità organizzata nel suo complesso; occorre detassare gli imprenditori che denunciano i criminali; bisogna introdurre nel codice penale nuove norme per i reati finanziari; la legislazione antimafia ha segnato passi in avanti giganteschi. “Tutto, però, può e deve essere migliorato. Se la lotta diventa corale e se le vittime avranno il coraggio di denunciare estorsori ed usurai sarà più agevole fare fronte comune”. Così hanno dichiarato il presidente Castiglione e il consigliere Patanè, rammentando che in 18 mesi di vita la Commissione legalità, creata in seno Palazzo Minoriti, si è già costituita parte civile in alcuni processi contro estorsori ed usurai, stando così accanto alle vittime, per le quali è stata creata una apposita “cassa di soccorso” qualora si rivolgano alla magistratura per denunciare i criminali.

Il coordinatore regionale de la “Rete per la Legalità”, Campo, ha dichiarato:  “Accanto alle figure classiche degli usurai di quartiere si muove un nuovo mondo che va dalla società di servizi a quelle di mediazione finanziaria, ormai nate ovunque, strutturate e professionalizzate fino a giungere a soggetti legati ad organizzazioni criminali. L’usura a Catania è molto diffusa e capillare. Il quoziente rischio usura per le imprese è di circa il 12%. La nostra città, assieme alle province di Agrigento, Palermo, Trapani, Caltanisetta, e Messina è la più colpita dal racket. In proporzione alla diffusione del pizzo, a Catania le denunce per anno solare sono irrilevanti, una ogni diecimila abitanti. L’azione delle forze di polizia e della magistratura non è accompagnata da un eguale sforzo da parte degli imprenditori”.

Alle parole di Campo ha fatto eco il magistrato Acagnino, che ha riportato i dati statistici: dal giugno 2008 allo stesso mese del 2010 le denunce per estorsione e per usura, a Catania e provincia, sono state rispettivamente soltanto 809 e 403. Dati altrettanto sconfortanti nella loro crudezza li fotografa l’Istat: usura e racket in Sicilia fatturano 130 miliardi di euro l’anno. Il settore maggiormente in crescita è l’usura. I commercianti colpiti sono 24.000 (25% sul totale). La crisi economica e finanziaria ha alimentato il mercato dell’usura. In sintesi, la “Mafia spa” è forse la più grossa impresa in Italia.

 

 

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