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Commercialisti: focus su legalità e corruzione

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Nel ‘97 in Italia gli “sos” di riciclaggio e finanziamento del terrorismo erano appena 840; alla fine del 2011 sono arrivati a quota 49mila, segno, questo, di una maturazione culturale e di una crescente attività di controllo che oggi vede la Sicilia esattamente a metà classifica (5% di segnalazioni sul dato nazionale).

Resta il fatto che il nostro Paese porta con sé una zavorra fin troppo pesante, rappresentata da una corruzione dilagante che intacca l’economia, impedendo una necessaria e urgente crescita economica e sociale.

In questo contesto, l’impegno istituzionale delle Forze dell’Ordine, degli intermediari finanziari, delle Banche si somma a quello delle categorie professionali, in particolare dei Commercialisti. Importanti esponenti del mondo istituzionale, universitario e professionale si sono riuniti lo scorso 10 novembre nell’aula magna del Polo didattico della Facoltà di Scienze Politiche, per parlare di corruzione, evasione fiscale e riciclaggio come ostacoli alla crescita del Paese, tema oggetto del convegno promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Catania (Odcec), in collaborazione con la Facoltà e il Siap (sindacato italiano appartenenti polizia).

«Ci ritroviamo ancora una volta – ha affermato il presidente Odcec Catania Margherita Poselli - a confrontarci per combattere insieme una lotta in cui noi commercialisti rivestiamo un doppio ruolo di consulenti e controllori. Per evasione fiscale l’Italia si colloca al terzo posto di una top ten internazionale, un dato che non ci fa onore, se si somma a un altro nervo scoperto rappresentato dalla pressione fiscale, che grava sempre più sui cittadini onesti. C’è molto da fare, unendo le forze e le competenze: i commercialisti sono dalla parte della legalità e della trasparenza, sfatiamo il luogo comune che spesso ci addita come complici degli evasori».

Ad introdurre le relazioni è stato il procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi, che ha sottolineato come «a Catania e non solo, i meccanismi di corruzione sono ormai ben lontani dalla “mazzetta” ma poggiano su un sistema più complesso capace di alterare radicalmente i meccanismi pubblici della trasparenza. Risanare il sistema vuol dire anche rimetterla in circolo, ad esempio snellendo il reintegro dei beni confiscati alla mafia, seguendo un atteggiamento meno burocratico e più concreto, finalizzato al recupero. In questo le figure professionali giocano un ruolo fondamentale».

A dare il benvenuto, rinnovando l’impegno e la sinergia con i Commercialisti è stato il direttore Dappsi (Università Catania) Giuseppe Vecchio, a seguire i saluti del Questore Antonino Cufalo che ha sottolineato l’importanza delle tematiche affrontate che dimostrano l’interesse e l’impegno condiviso a difesa della legalità, del presidente del Tribunale di Catania Bruno di Marco che si è soffermato sul legame diretto tra economia e Diritto, del viceprefetto vicario di Catania Annamaria Polimeni, del presidente Comitato pari opportunità Odcec Catania Angela Raspanti. Il prof. di Diritto Penale Salvatore Aleo ha aperto la sessione di relazioni, definendo la produzione legislativa italiana «alluvionale, confusa e astrusa, con oltre 80mila leggi rappresenta un fattore di non funzionalità del mercato. Da qui la necessità di poche e semplici regole da seguire»

Hanno curato le relazioni, coordinate da Maria Luisa Barrera (coordinatore provinciale Fai‐ Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane): il segretario nazionale Luigi Lombardo; il Maggiore Campo in rappresentanza della Guardia di Finanza Catania, l’avv. Carmelo Peluso; il Consigliere della Corte di Cassazione Benedetto Paternò Raddusa; il direttore Filiale di Catania Banca d’Italia Pietro Raffa.

 

 

 

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