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Mercoledì, 29 Gennaio 2020

Il nuovo volto della corruzione: l'ecomafia

FOTO asaec (1)

 

«Il traffico dei rifiuti è un enorme business, pericoloso tanto per i suoi effetti quanto per gli scarti: la sua pericolosità è durevole e ha conseguenze disastrose. Rappresenta una fonte di guadagno “comoda” per la malavita; infatti malgrado richieda un’organizzazione complessa è più remunerativa e meno rischiosa del traffico di droga. E lì dove ci sono strutture organizzative troviamo le connessioni con la mafia e la corruzione. Quanto al rischio che tanti lavoratori corrono all’interno delle industrie chimiche, purtroppo dobbiamo constatare che lavoro e salute oggi sono spesso in contraddizione. La scelta fra uno e l’altra però è divenuta ancora più tragica in condizioni di precariato. Di fronte alla sopravvivenza e a un futuro incerto, l’uomo è costretto a privilegiare la tutela del posto di lavoro non della salute. Il conflitto è drammatico».

 

Questo è il quadro descritto dal Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi durante il convegno organizzato dall’Asaec – Associazione Antiestorsione “Libero Grassi” , dal titolo incisivo “Lavoro e Salute sono cosa nostra?”. Erano presenti in molti ieri pomeriggio all’ex Monastero dei Benedettini – in prima fila il prefetto Francesca Cannizzo, il rettore Antonino Recca, il presidente del Tribunale Bruno Di Marco e i vertici delle Forze dell’Ordine - per poter contribuire a dare una risposta fattiva a questa domanda. Se da un lato, infatti, c’è un mondo che sotto gli occhi di tutti si adopera per salvaguardare l’ambiente in cui viviamo, nel tentativo di garantire un futuro migliore ai propri figli; dall’altro c’è chi iniquamente sabota tutto questo a vantaggio solo delle proprie ricchezze. L’Asaec dunque lancia un grido d’allarme serio e concreto: «Le mafie dispongono di una quantità enorme di denaro e denunciarne il chiaro uso illegale, violento e pericoloso, è compito della società civile – hanno affermato i soci – nessun reale cambiamento potrà mai avvenire senza la consapevolezza piena e la partecipazione attiva dei cittadini nel contrasto alla criminalità organizzata. I reati ambientali non soltanto costituiscono l’ultimo anello della catena criminale ma mettono in luce le diverse forme di corruzione, quei vasi comunicanti attraverso cui personaggi, spesso anche “autorevoli”, si impegnano sistematicamente nel contaminare le istituzioni e la politica, le imprese e le professioni, le banche e, non meno importanti, i mezzi di informazione, a favore di notevoli interessi economici privati a danno dell’intera collettività».

Casi lampanti sono quelli raccontati dal senatore, già magistrato Felice Casson e dal giornalista Riccardo Bocca, entrambi autori di due libri che denunciano con lucidità le orribili manovre «di gente senza scrupoli» fatte sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. A coordinare i loro interventi, collocandoli nel contesto storico attuale, è stato Enrico Iachello, docente ordinario presso l’Università di Catania.

In “La fabbrica dei veleni” Casson ricostruisce e analizza le indagini, da lui stesso condotte, per il lungo processo, dal 1998 al 2004, al Petrolchimico di Porto Marghera. Un triste caso su cui pesano 157 morti di tumore, 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, concluso con la storica condanna dei dirigenti di Enichem e Montedison. Lo scritto di Casson narra di quel “patto del silenzio” sottoscritto dalle maggiori industrie chimiche mondiali per tenere segreti i dati sulla pericolosità del cloruro di vinile – gas indispensabile per produrre il comune materiale del pvc – e di come sia venuto fuori legando le scoperte di un caparbio medico di fabbrica, le reazioni dei vertici aziendali, i sospetti degli operai, i ricatti politici.

L’opera di Bocca, “Le navi della Vergogna”, documenta con dovizia di particolari l’esistenza di carichi di rifiuti radioattivi affondati nel Mediterraneo, al largo delle coste calabresi. Un traffico criminale che avvelena il Sud Italia, tutta la penisola e il mondo intero; una verità scomoda per molti al punto che le indagini vengono continuamente e misteriosamente depistate e che il capitano che le conduceva è morto in circostanze sospette.

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