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Domenica, 05 Dicembre 2021

Caltagirone - Lettera aperta a Maroni delle associazioni impegnate nell'inclusione

“Che tipo di ospitalità si può garantire deportando a Mineo tutti i rifugiati presenti nei Cara (Centri di accoglienza richiedenti asilo), contro ogni principio e orientamento dei progetti Sprar che, anche a Caltagirone, ci vedono impegnati in un'accoglienza a piccoli gruppi e aiutando gli immigrati a inserirsi nella comunità attraverso corsi di alfabetizzazione e scolastici, di formazione professionale e creando nuove opportunità? Con i grandi numeri annunciati dal governo (7mila sarebbero un disastro, ma anche con 2mila si presenterebbero gravi problemi), come si può pensare all'integrazione in una realtà depressa come la Sicilia e in un villaggio lontano da tutti i centri abitati e senza i necessari presidi (medici, scuole, polizia municipale, mezzi di trasporto, possibilità formative e lavorative)? Chiunque venisse relegato in una sistemazione del genere, in breve tempo, reagirebbe negativamente”.

Lo affermano l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Caltagirone Cristina Navarra, la presidente dell'associazione di volontariato “Astra” Gemma Marino e i responsabili dell'associazione “I Pony della solidarietà” e della cooperativa sociale “San Giovanni Bosco”, rispettivamente Nicola Buoncompagni e Maria Grammatica in una lettera inviata, fra gli altri, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro dell'Interno Roberto Maroni e al presidente della Regione Raffaele Lombardo.

Sia il Comune, sia le tre associazioni sono da anni impegnati a sperimentare a Caltagirone buone prassi di integrazione anche attraverso il progetto Sprar (Sistema di protezione rifugiati e richiedenti asilo), che attualmente vede quali protagonisti 15 immigrati provenienti dal Nord Africa.

“In questi anni – sottolineano Navarra, Marino, Buoncompagni e Grammatica - abbiamo constatato quanto sia difficile, anche per piccoli numeri, fare integrazione e inclusione. Figuriamoci cosa succederebbe con migliaia di persone, Quale logica può giustificare lo spostamento dei rifugiati presenti in diversi comuni d'Italia per concentrarli nel lager a cinque stelle di Mineo? Com'è possibile che una decisione così importante venga presa affrettatamente, contro o in assenza del parere dei sindaci, della Regione e dell'Anci? La cosa che ci preoccupa e ci inquieta profondamente è che, dietro questa scelta, ci siano interessi economici che poco hanno a che fare con l'ospitalità ai rifugiati e che, per questi interessi di parte, si stia giocando una brutta partita a scapito dei rifugiati stessi, dei siciliani e di quanto di buono è stato realizzato per un'accoglienza sostenibile ed efficace nelle nostre comunità. Non parliamo, per favore – concludono - di <villaggio della solidarietà>, perché la solidarietà non c'entra nulla con questa scelta”.

 

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