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Domenica, 24 Ottobre 2021

Studi professionali, l'86% non ha aperto le porte alla tecnologia

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Sarà pure l’era del “world wide web”, ma non per tutti. C’è ancora chi resiste all’avanzata dell’high technology: i professionisti e gli studi che preferiscono la carta, l’inchiostro e l’accumulo di fascicoli in archivio. Questo il quadro emerso dall’ultima ricerca – datata marzo 2012 – effettuata dall’Osservatorio ICT & Commercialisti «per verificare se e come i nuovi strumenti informatici, in particolare la

dematerializzazione, riescano a generare valore per gli studi professionali, e per il sistema economico nel suo complesso», come ha spiegato Claudio Bodini (Consiglio nazionale commercialisti e delegato Commissione tecnologie informatiche e innovazione studi) che, ieri 21 giugno, ha presentato in anteprima a Catania la ricerca promossa in collaborazione con il Politecnico di Milano.

La scelta della città è legata alla sinergia con l’Ordine etneo dei Commercialisti guidato da Margherita Poselli che, in apertura, ha sottolineato come «il ruolo dei commercialisti sia avvalorato dal supporto della tecnologia. Una strada avviata – ha concluso – ma ancora tutta da percorrere, che di certo a lungo termine renderà più agevole e qualitativamente superiore il nostro lavoro».

 

A riassumere i risultati della ricerca è stato Claudio Rorato dell’Osservatorio: su un campione di 608 questionari on line effettuati su scala nazionale da metà dicembre 2011, supportati da un format di interviste telefoniche, emerge il profilo di un commercialista tra i 40 e i 60 anni, con circa 40 clienti che svolge all’80% contabilità, dunque attività supportabili da tecnologia Ict. L’esito della ricerca dimostra che «alla tecnologia non è ancora riconosciuta la capacità di creare valore all’interno degli studi, e che c’è ancora una scarsa sensibilità ad integrare il proprio lavoro con l’informatica».

Dunque, se da un lato non si può più fare a meno di mail e tablet, dall’altro risulta che al 42% dei professionisti intervistati non interessa il sistema della conservazione sostitutiva (in grado di garantire nel tempo la validità legale di un documento informatico) e che l’86% non adotta la gestione elettronica della documentazione.

Uno spiraglio arriva dal prospetto dei prossimi due anni: se il 23% esclude del tutto la “conversione” all’Ict, il 53% conferma invece la probabilità che ciò possa avvenire, ma ad una condizione: agevolazioni fiscali per supportare i costi, stimati dai 1.500 ai 5mila euro pro capite. In attesa di vedere avviato il progetto di formazione permanente on line totalmente gratuito per tutti gli iscritti.

 

Durante l’incontro, l’esperto tecnico normativo dell’Osservatorio Umberto Zanini ha introdotto il quadro tecnico normativo della conservazione sostitutiva, che è stato approfondito da Salvatore De Benedictis (presidente Commissione Normativa e adempimenti tecnologici studi professionali del Consiglio nazionale) che ha anche riportato la propria esperienza sul campo. Gli interventi sono stati moderati dal presidente nazionale della Commissione “Internet e software applicativi e procedure” Roberto Cunsolo che ha sottolineato «l’importanza di elaborare un modello ad hoc per stimare i benefici della dematerializzazione nei processi lavorativi e che, tra tutte, la categoria dei commercialisti è la più coinvolta e che prima di altre sta già adattandosi ai tempi».

 

 

 

 

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