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Mercoledì, 20 Novembre 2019

Controesodo” è il nome del nuovo progetto del mecenate Antonio Presti, ma è anche l’equazione etica di una contemporaneità che si rifugia nell’omologazione del pensiero globale; un movimento sociale che deve trovare nelle nuove generazioni la restituzione della Bellezza dei luoghi; l’unione di intelligenze che sfuggono alla forza centrifuga dell’esodo e che ritrovano il futuro nel valore universale di essere comunità.

Con questo pensiero, che si anima della spiritualità del Cantico delle Creature di San Francesco, il presidente della Fondazione Fiumara D’arte – per i prossimi 20 anni e per la consegna al futuro di questo grande patrimonio della Sicilia - innesta sull’Etna e sulla Valle dell’Alcantara la sua nuova visione etica ed estetica per fronteggiare una delle più grandi emergenze di questo presente: la desertificazione dell’anima e di quei territori che oggi soffrono l’asfittica parabola discendente della modernità. Basti pensare a quei due milioni di cittadini del Mezzogiorno costretti a emigrare negli ultimi due anni e a oltre 1 milione di siciliani che – secondo gli ultimi dati di Svimez – entro 50 anni abbandoneranno la nostra Isola.

Sull’asse antropologico e sociologico che vede scorrere intere comunità di giovani verso luoghi “altri” dalla Sicilia, con uno sradicamento e un distacco che annulla ogni futuro, Antonio Presti ha deciso di infondere Luce sui valori dell’identità e dell’appartenenza, restaurando la forza della specificità e il valore della conoscenza come strumento di unione e di relazioni maieutiche. Per mesi oltre 30mila abitanti e 3mila studenti di undici comuni che si nutrono della forza della Grande Madre Etna e del fiume Alcantara che nasce dai Nebrodi, sono stati protagonisti di un processo creativo condiviso, con laboratori fotografici che hanno immortalato sguardi, emozioni, passioni per diventare installazioni dell’anima e battezzare le comunità con le parole del Santo d’Assisi. L’obiettivo del “Controesodo” – che ha coinvolto i comuni di Piedimonte Etneo, Randazzo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, S. Alfio, Milo, Malvagna, Motta Camastra, Graniti, Gaggi e Francavilla - è quello di rivitalizzare il presente grazie alle più solide agenzie educative, in primis la famiglia e la scuola, rinsaldando i legami con la natura e il paesaggio, le reti delle persone e le infrastrutture identitarie delle comunità.

«Dopo il riconoscimento internazionale della Fiumara d’Arte e del Museo Albergo Atelier sul Mare Valle dell’Halaesa Parco dei Nebrodi, nei 40 anni di impegno civile, solitudini culturali e battaglie istituzionali, che grazie al valore politico della Bellezza hanno rigenerato e restituito identità ai territori della Valle dell’Halaesa, oggi famosi in tutto il mondo – spiega il maestro Presti – oggi più che mai, invece di nutrirmi passivamente del riconoscimento della mia storia, sento la necessità di scegliere la via del Ringraziamento, continuando ancora a seminare. Lo spirito che anima l’amare è sempre seminare, e quando si è sentimentalmente legati con il cuore a un territorio, si fa di tutto per tentare di farlo sopravvivere e di sopraffare i pensieri di morte, abbandono e afflizione che anestetizzano l’anima. Dire che in questi territori non c’è futuro, non c’è lavoro, non ci sono più giovani, vuol dire affermare la morte del futuro; scoprire che in alcuni paesi ci sono scuole con soli 30 bambini non può lasciare nell’indifferenza. Questo esodo subdolo nasce dalla manipolazione del pensiero: i giovani già al liceo, con l’avallo dei genitori, dicono “Io devo andare via dalla Sicilia”, perché a quel giovane abbiamo innestato il pensiero dell’abbandono della Grande Madre Sicilia. Questa terra ha bisogno dei suoi bimbi. Non dovete andare via, proviamoci. Perché in Sicilia non manca il lavoro, manca l’educazione al lavoro e quel senso del sacrificio che può diventare intraprendenza e industriosità. Rispetto a una cultura generazionale che è cresciuta nell’assistenzialismo e nell’immobilismo, dobbiamo progettare questo controesodo».

«C’è una strategia politica culturale mondiale che vede allontanare i giovani dalle piccole comunità per creare solo cimiteri territoriali – continua Antonio Presti - basti pensare alle città metropolitane come Palermo, Messina o Catania: quest’ultima fra 20 anni senza i comuni pedemontani e dell’Alcantara perderà la sua vera anima, diverrà una città vuota, senza identità e senza valore di differenza. Trovare nell’Arte un nuovo percorso di ricucitura tra i territori e una nuova codifica di presente attraverso il linguaggio universale, dev’essere una delle direzioni da seguire. Allora a quello spirito di globalizzazione che vuole omologare tutto ciò che ci circonda, occorre rispondere con la semina, generando un altro innesto, diverso dalla morte. Il valore, lo spirito che anima questa differenza è rappresentato da tutti i piccoli comuni, dai loro dialetti, dai loro Santi protettori, dalle loro tipicità, dai prodotti della terra, dalle chiese, dal paesaggio. Non esageriamo con queste sagre che purtroppo a volte espropriano l’identità dei territori in nome del buon cibo o del vino: l’Etna e l’Alcantara sono storia, cultura, comunità, tradizioni, bambini, bellezza. Forse questo fa paura al potere e forse quel potere vuole distruggere tutto questo. Come si può pensare che una montagna sacra come l’Etna, dove al vertice ci sono milioni di visitatori, possa veder morire i suoi comuni? È scellerato solo il pensiero».

Un dictat spirituale e civile che il presidente della Fondazione Fiumara d’Arte vuole lasciare come vera e propria eredità: «Occorre bilanciare universalmente un’altra visione – continua Presti - e ritornare alla bellezza, alla vita, al sogno, allo stupore di quella meraviglia che trova sempre nella conoscenza e nel sapere la sua libertà e la sua democrazia». Un percorso che parte proprio da Librino, dove le espressioni artistiche di cui si nutre la comunità indicheranno la via di questo nuovo itinerario turistico culturale dell’Etna e dell’Alcantara: «Il controesodo vuole trovare nei bambini, nelle scuole e nelle famiglie quel processo educativo che serve a riprogettare il futuro – continua Presti – dopo la prima esperienza del Cantico, questa rete civica confermerà la nascita di un nuovo percorso spirituale dei territori. E se questa rete lavorerà sempre, ogni anno, educando i giovani all’amore per i luoghi natii, riusciremo a rispondere concretamente alle criticità di questo presente».

Qual è il desiderio più grande di Antonio Presti? «Mi piacerebbe continuare la mia azione culturale e artistica con la donazione di grandi opere monumentali, così come ho fatto alla Fiumara, e con la creazione di processi creativi che coinvolgano le comunità con azioni attive. Tutto questo vorrei farlo anche in nome di un dono che viene e che nasce da Librino: un quartiere periferico che ha avuto un’esperienza positiva con la Bellezza e che oggi non prende solo per sé, ma in nome di quella stessa periferia vuole donare ad altre comunità, che sono forse ancora più periferiche di Librino. Una rete civica in continuo movimento, che si aprirà a tutte quelle comunità che vorranno aderire». L’appello è rivolto alle istituzioni del territorio (l’aeroporto Fontanarossa di Catania, i comuni, gli enti di promozione turistica) e soprattutto ai viaggiatori «che potranno scegliere questo itinerario artistico e culturale che troverà, anche grazie alla loro presenza, un valore di rigenerazione. Il viaggiatore, non il mero turista, riacquista così un valore etico e di rigenerazione, ritornando ad essere soggetto politico di restituzione dei territori e contribuendo a riconsegnare la parola “futuro”. Non vogliamo quei turisti predatori di un attimo universale con i selfie, ma viaggiatori dell’anima. Tutto questo è successo alla Fiumara d’Arte di Tusa con i 12 comuni dell’Halaesa, e adesso vogliamo che prosegua in questi territori».

«Sono molto felice di iniziare il mio battesimo ai piedi del Vulcano Etna e sulle sponde del fiume Alcantara – conclude Presti - le immagini dei bambini che trovano nella famiglia il valore principale di essere comunità, invitano a rallentare, per trovare un bilanciamento proprio con quell’accelerazione che negli ultimi vent’anni ha decretato il fallimento dell’umanità. Lì, in quei paesi, dove il valore del tempo si nutre di attimi, e non di pil, economie e tecnologie, l’Uomo potrà decelerare per ritrovare il valore dell’ascolto. E quando l’umanità ritorna ad ascoltare e ad ascoltarsi, trova il suo senso e il suo sentire nel Ringraziamento: quel cuore che ancora a tamburo di bellezza restituisce la parola Futuro».

La pioggia di non ha fermato il treno culturale di Etnabook, primo festival del libro e della cultura di Catania. A dare il via alla manifestazione, giovedì scorso, l’incontro con il giornalista Daniele Lo Porto e il prof. Tino Vittorio sulla figura storica di Nino Milazzo. Si è parlato, inoltre, di Graphic Novel con la Scuola del fumetto di Palermo e, successivamente, nelle ore pomeridiane si sono svolti tutti gli altri eventi in programma: “Nascere in Sicilia” con le considerazioni sulla figura dei partigiani e degli antifascisti con Enzo Russo. Un’anteprima nazionale molto attesa è stata quella dello scrittore siciliano Daniele Zito, salito da qualche anno alla ribalta nazionale e internazionale, con il libro Uno di noi (Miraggi Edizioni); Francesco Filippi e Mussolini ha fatto anche cose buone (Bollati Boringhieri); Katya Maugeri e il suo Liberaci dai nostri mali (Villaggio Maori).

La serata di premiazione ha visto un’affollatissima partecipazione di pubblico che ha presenziato per applaudire e sostenere i vincitori del concorso “Etnabook, Cultura sotto il vulcano”, guidati da due talentuosi presentatori: la bookblogger Magherita Ingoglia e lo scrittore Simone Rausi.

Salvatore Massimo Fazio, presidente di giuria, è intervenuto durante la premiazione, congratulandosi: “A nome di tutta la giuria, sono davvero orgoglioso di come il concorso abbia avuto una così folta affluenza e di come sia stato bello e allo stesso tempo difficile riuscire a leggere e ad entrare dentro i testi e le emozioni. Il livello era davvero altissimo. Grazie di cuore per questa opportunità.”

Durante l’intera manifestazione, tutti i giorni dalle 18.00 alle 23.00, sarà presente lo “Spazio editori”, un luogo all’interno del cortile della CGIL dove sarà possibile incontrare quattro realtà editoriali indipendenti siciliane come: Splen, Lekton Edizioni e Libri creativi per tutti ed Edizioni Letterarie Il Tricheco

Migliaia i visitatori presenti ieri al taglio del nastro che sancisce ufficialmente l’apertura del 7° Festival della Birra e dello Street Food Regionale.

Un appuntamento a cui hanno preso parte il sindaco della Città Metropolitana di Catania Salvo Pogliese, il sindaco di Gravina di Catania Massimiliano Giammusso, l'assessore al Turismo e Spettacolo di Gravina Patrizia Costa, l’assessore alle Attività Produttive di Gravina Alfio Cannavò, il consigliere comunale di Gravina Franco Marcantonio, il direttore del centro commerciale Katanè Rocco Ramondino, il presentatore Sandro Vergato, l'amministratore di “Sensazioni Sonore” Ermanno Pinzone Vecchio, il presidente dell'associazione “Siamo Impresa” Filippo Zuccarello, il direttivo composto da Cesare Marzullo e Orazio Pappalardo.

“Si tratta di una grande occasione- dichiara il Sindaco della Città Metropolitana di Catania Salvo Pogliese- per questo siamo particolarmente attenti a tutti progetti e le proposte operative necessarie a rilanciare il nostro territorio mettendolo nelle condizioni ideali per esaltare tutte le grandi potenzialità a sua disposizione”.

Il 7° Festival della Birra e dello Street Food Regionale a Gravina di Catania diventa così il “meeting point” per tutti coloro che hanno voglia autentica di ritrovarsi in un luogo che punta contemporaneamente alla tradizioni e all’innovazione.

“Parliamo di una vetrina importante per il nostro comune e l’intero hinterland etneo- afferma il sindaco di Gravina di Catania Massimiliano Giammusso- una tradizione consolidata per un indotto che porta innumerevoli vantaggi al territorio”.

Musica live, Luna Park e Gastronomia per un evento- 13 al 22 Settembre- che si terrà presso il parcheggio esterno c/c Katanè a Gravina di Catania, e sarà aperto fino alle 2,00 di notte. Oltre 50 espositori per un’area di 5.000 metri quadrati che accoglierà al suo interno anche un luna park.

“Con passione e grande programmazione si possono raggiungere risultati importanti- ammette l’assessore alle Attività Produttive di Gravina Alfio Cannavò-. Parliamo di un evento che fa parte di una tradizione consolidata per il nostro territorio che vive di commercio. Gravina non è un comune di passaggio ma, al contrario, ha delle grandi potenzialità che le danno la sua identità e personalità”.

“Ogni anno- aggiunge il consigliere comunale di Gravina Franco Marcantonio- lavoriamo per fare sempre meglio e alzare l'asticella dei nostri obiettivi sempre più in alto. Nel 2018 abbiamo avuto oltre 50.000 visitatori ed adesso puntiamo a superare questa cifra con tanti gruppi musicali, tanto spettacolo e tanto intrattenimento pensato per i giovani e per le famiglie”.

L'iniziativa è organizzata da “Sensazioni Sonore” in collaborazione con l'Associazione di categoria “Siamo Impresa”, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Gravina di Catania.

“Il successo del festival nasce da una formula che vince e convince la gente- sottolinea il direttore del centro commerciale Katanè, Rocco Ramondino- altrimenti non si riuscirebbe a spiegare questa enorme folla che riempie gli stand ogni anno. Parliamo di un appuntamento importante per la città di Gravina e per il centro commerciale Katanè che è lo sponsor ufficiale del Festival. Siamo ben lieti di vivere questo momento di aggregazione che è un po' lo scopo costante della nostra società: puntare sugli spazi da vivere con il centro commerciale che, oltre ad essere un'area per lo shopping, diventa luogo di socializzazione”.

Il risultato è una vasta area munita di stand adatti e di infrastrutture indispensabili quali par­cheggi, impianti per incontri, dibattiti culturali, divertimenti, spettacoli e locali per la ristorazione.

“Le tante attestazioni di stima che stiamo ricevendo- dichiara l'assessore al Turismo e Spettacolo di Gravina Patrizia Costa- non fanno che riempirci di orgoglio e soddisfazione. La gente viene coinvolta nell'evento perchè il festival non è solo cibo e birra ma anche tanto intrattenimento e tanta musica con spettacoli curati in ogni minimo dettaglio”.

“Abbiamo cominciato subito alla grande- fa eco il presentatore Sandro Vergato- e continueremo così per tutta la durata del festival. Il segreto di questa manifestazione è un cartellone artistico pazzesco: dieci giorni di spettacoli con esibizioni di cover band, cabaret, giochi a premi e coreografie fantastiche. Un divertimento assicurato per tutte le età. Il connubio cibo e allegria è una miscela esplosiva che riesce a catturare tutti in modo trasversale”.

Il 7° Festival della Birra e dello Street Food Regionale come un valido strumento di sviluppo e una vetrina importante per l’intera provincia di Catania.

“Siamo certi che quest’anno faremo meglio delle precedenti edizioni- spiega Cesare Marzullo, componente dell’associazione “Siamo Impresa”- il “Festival della Birra e dello Street Food Regionale” diventa un appuntamento importantissimo e di grande partecipazione. La dimostrazione virtuosa di come pubblico e privato possano ottenere grandi risultati lavorando insieme”.

“Il tutto- aggiunge il presidente dell'associazione “Siamo Impresa” Filippo Zuccarello- sarà, come sempre, all’insegna del divertimento, dell’intrattenimento e dell’aggregazione. Per questo motivo bisogna ringraziare imprenditori, istituzioni e ogni altro soggetto che ha reso possibile tutto questo.”

 

 

Una tradizione consolidata e che, anno dopo anno, riesce a donare mille emozioni a tutti i partecipanti. In barca per una traversata che sa creare aggregazione e suscitare sorrisi per decine di ragazzi meravigliosamente abili delle società cooperative sociali di Catania e provincia. L’iniziativa si chiama “Portati un amico in mare”, evento inserito all’interno dei solenni festeggiamenti in onore della Madonna di Ognina. Il professore Ottavio Tirantola e gli studenti dell’Isis “Duca Degli Abruzzi” di Catania, con la Capitaneria di Porto, i fratelli Testa titolari della “Marina La Tortuga”, i volontari dell’associazione culturale-sportiva Etna Sailing ed i componenti dell'Its Accademia della Logistica e della Marina Mercantile anche quest'anno hanno dato vita ad una piccola gita in barca con partenza dal borgo marinaro di Ognina e arrivo al porto di Acitrezza. «Tradizione e aggregazione crea un connubio e un'amicizia fortissima che fa perno nei cuori di tutti noi - afferma la dirigente dell’istituto “Duca degli Abruzzi” di Catania, Brigida Morsellino – in quest’ottica l’evento “Portati un amico a mare” diventa occasione di confronto e socializzazione con coloro che il mare non lo possono vivere tutti i giorni. Per questo continuiamo il nostro percorso collaborativo con tutte le componenti sociali della nostra città». Studenti, inseriti all’interno di uno specifico percorso didattico, che vivono esperienze atte a completare il loro piano di formazione in contesti ben precisi e molto stimolanti. «La gioia e la partecipazione dei nostri ospiti- sottolinea l'insegnante Ottavio Tirantola- ci stimola a dare sempre il massimo. Il Mare sa regalare emozioni inimmaginabili e noi siamo sempre ben disposti a dare il nostro contributo in tal senso».

“Per amare e vivere il Mare occorre conoscerlo in tutti i suoi aspetti. Per questo formiamo i nostri ragazzi con il preciso scopo di farli diventare l’eccellenza nelle professioni nautiche e non solo”. A ribadirlo è la dirigente dell’Istituto Duca degli Abruzzi di Catania Brigida Morsellino durante la consegna degli attestati degli 80 alunni che hanno partecipato ai corsi sub “Ssi” e “Open Water Diver” tenuti dall’istruttore subacqueo  Orazio Motta della “Jonica Diving School”. “ Il mare- prosegue Morsellino- è un campo molto vasto, complesso e multiforme. Per questo guardiamo ad un panorama completamente globalizzato dove i nostri studenti devono farsi trovare pronti”. Un obiettivo importante quello del corso ma, al tempo stesso, un trampolino di lancio  verso nuove e più ambite mete didattiche. A coadiuvare le varie fasi all’interno del corso, diviso tra teoria e addestramento in acqua, è stata la professoressa Elisabetta Giustolisi. “E’ stata un’avventura emozionante e stimolante allo stesso tempo- spiega l’ istruttore subacqueo della “Jonica Diving School”Orazio Motta- hanno partecipato ragazzi dagli 14 ai 18 anni mentendo in evidenza tutte le loro potenzialità e bravura. Il mare può portare all’educazione ambientale ed a nuovi sbocchi professionali come  quello degli operatori tecnici subacquei”. 

 

 

 

 

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