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Venerdì, 20 Settembre 2019

Creare una rete di formazione sul primo soccorso nelle scuole per favorire l'immediato intervento in casi di emergenza sanitaria, come l'arresto cardiaco, per i quali l'azione nei primi minuti è decisiva ai fini della sopravvivenza. E' questo l'obiettivo del progetto pilota “Il Cuore di Raffaele”, che è stato  illustrato nella sala giunta di Palazzo degli Elefanti, alla presenza del sindaco Salvo Pogliese,  dalle promotrici, la presidente della Commissione consiliare Sanità, Sara Pettinato, e la preside del liceo classico “Mario Cutelli”, Elisa Colella, insieme ai rappresentanti della “Fraternità Misericordia” e di quanti collaborano  all'iniziativa che prende il nome del giovane recentemente scomparso a Catania a causa di un arresto cardiaco sopraggiunto sui banchi di scuola. Erano presenti al tavolo della conferenza, a sottolineare la valenza del progetto, il padre di Raffaele, Antonio Barresi, con la figlia Roberta. Sono intervenuti gli assessori Sergio Parisi e Ludovico Balsamo, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castiglione, il presidente della commissione consiliare Pubblica Istruzione Giovanni Grasso, il responsabile istruttore “Fraternità Misericordia” di Catania Antonino Mirabella, il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale  Emilio Grasso, la responsabile regionale del 118 Isabella Bartoli,   la dottoressa Manuela Recca in rappresentanza del Questore, diversi consiglieri comunali a partire dai componenti della Commissione Sanità, Salvo Campanella rappresentante della Forestale e maestro di lotta di Raffaele.
Il progetto “Il Cuore di Raffaele” prevede la realizzazione nelle scuole, a cominciare dal liceo pilota  “Mario Cutelli”,  corsi di primo soccorso di 12 ore curati dalla Fraternità Misericordia, con 10 formatori e il supporto di un soccorritore Blsd, rivolti a un primo nucleo di docenti e personale Ata, da un lato, e di studenti sopra i 16 anni dall'altro. Particolare attenzione sarà posta su manovre salvavita quali la rianimazione cardiopolmonare, la defibrillazione precoce, la disostruzione delle vie aeree nel paziente adulto e pediatrico, il primo soccorso al traumatizzato. Al termine del percorso di formazione, con l'acquisizione dei brevetti certificati dal 118, gli studenti potranno diventare a loro volta istruttori “alla pari”, peer educators. 
“E' un progetto di grande valenza – ha detto il sindaco Salvo Pogliese, che è anche autorità sanitaria locale – perché punta sulla prevenzione, priorità assoluta del nostro sistema sanitario e del contesto scolastico. La tragedia che ha investito Raffaele ha colpito ognuno di noi, e a maggior ragione quanti frequentano o, come me, hanno frequentato il liceo Principe Umberto e ritengo che questa iniziativa, che mi auguro possa essere estesa anche ad altri settori come quello sportivo,  sia il modo migliore per onorare la memoria di un ragazzo che tutti giudicavano straordinario”.
“L'iniziativa – ha sottolineato Sara Pettinato – parte dalla sinergia con il liceo Cutelli e coinvolgerà tutte le scuole che manifesteranno la volontà di partecipare. Ringrazio quanti hanno collaborato e in particolar modo la giornalista Maria Elena Quaiotti che ci ha dato l'idea e ci ha spronato verso quella che in primo luogo vuole essere un'azione di  sensibilizzazione perché il cambio di passo in questo settore può essere dettato solo da un cambiamento culturale. Simbolo del progetto – ha continuato Pettinato  - è un cuore rosso-salvadanaio, offerto da un artista, che contiene già le donazioni di giunta, commissione sanità  e consiglieri e che consegniamo alla preside Colella per  dare il via a  una sorta di 'staffetta di beneficenza'. Non appena infatti sarà raggiunta la somma di mille euro il cuore sarà affidato alla scuola più vicina che in questo modo potrà più agevolmente aderire al progetto e così via nell'ambito di un circuito virtuoso”.
La preside Colella, nel prendere in consegna il “Cuore”, affiancata da Antonio Barresi, ha rimarcato "l'importanza di incrementare e rafforzare, grazie al progetto avviato nel nome di Raffaele, iniziative sul primo soccorso all'interno del contesto scolastico, previste tra l'altro dalla legge 107, e nelle quali il Cutelli è da tempo impegnato in una collaudata collaborazione con la Misericordia”. 

Indetto da Potere  Al Popolo, si è svolto a Catania un presidio davanti alla prefettura, in difesa della scuola pubblica statale e contro l' "Autonomia differenziata" di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, che sta coinvolgendo altre  regioni del Nord, una tipologia di regionalismo che la piattaforma politica "Il Sud Conta" definisce il "secessionismo dei ricchi".  Presenti alla manifestazione Potere al Popolo, i Liberi Pensieri Studenteschi, il PCI, i Cobas scuola Catania, il PMLI, l' USB-PI scuola Catania, Il Sud Conta e una delegazione del combattivo comitato "Il Sud non si svuota" delle docenti esiliate dalla renziana Legge 107 sulla scuola. Fra gli interventi al megafono quelli degli insegnanti Antonio Allegra di Potere Al Popolo e di Claudia Urzi' del Coordinamento nazionale USB Scuola.
? Antonio Allegra: "La recente crisi economica sta aumentando le differenze all’interno dell’EU e all’interno degli stessi singoli stati. La forbice sociale si allarga e colpisce i soggetti sociali più deboli. Ancora una volta a pagare sono lavoratori e lavoratrici, studenti, precari. A questa crisi in Italia alcuni stanno cercando di rispondere con una vera e propria secessione legislativa, con l’autonomia differenziata, che formalizza la differenziazione economica tra Nord e Sud. Un progetto di differenziazione sociale che colpisce particolarmente il mondo della scuola: con l’autonomia differenziata richiesta dalle regioni più produttive del Nord, che vuole trattenere maggiori fondi per le proprie amministrazioni locali, si vuole indebolire il Sistema scolastico nazionale sia dal punto di vista dei finanziamenti che dal punto di vista legislativo.
Tutto ciò ha degli effetti negativi prevedibili: la differenziazione tra scuole di serie A scuole di serie B, che sempre più corrisponde alla differenziazione tra scuole del Nord e scuole del Sud la differenziazione tra scuole ricche e scuole povere (di periferia) anche nelle stesse regioni del Nord , la differenziazione tra gli stessi studenti, in cui quelli che frequentano scuole di serie B si vedranno sottoposti a una feroce selezione di classe all’ingresso del mondo della scuola e, di conseguenza, all’uscita(...) Contro tutto questo noi diciamo No e chiediamo una scuola Pubblica Statale nazionale, che investa di più sui giovani e sulla formazione, non rubricandoli a mere appendici dei sistemi produttivi locali. Una scuola che sia un diritto universale e non un privilegio locale. Una scuola laica, aperta e non chiusa allo stretto orizzonte del localismo...".
? Claudia Urzi': “ I progetti di regionalizzazione in corso hanno lo scopo prioritario di mantenere il gettito fiscale all’interno delle regioni ricche del Nord, in assoluta violazione del principio di redistribuzione, che trova fondamento nella Costituzione. Peraltro in un paese dove tanto peso ha avuto la migrazione interna della forza lavoro e dove la ricchezza del Nord è stata costruita anche e soprattutto dalle lavoratraci e dai lavoratori emigrati dal Sud (...)
Con la regionalizzazione della scuola e il conseguente passaggio del personale neoassunto non più allo Stato ma alla Regione, si creerà un sistema in cui alle tantissime docenti da anni esiliate al Nord diventerebbe impossibile il rientro nella propria terra, creando ulteriori difficoltà e sofferenze dopo quelle provocate dalla renziana Legge 107 (...) Inoltre, con questa regionalizzazione, in occasione della modifica/rinnovo dei contratti si inseriranno clausole che favoriranno la precarietà, la licenziabilità e la ricattabilità dei neoassunti “docenti regionali” da parte dei capi di istituto (...)
Legare la distribuzione dei fondi statali in base e in funzione della ricchezza dei cittadini di una certa area geografica, è un pericolo rispetto agli organici, alla mobilità della scuola, ma anche rispetto allo stesso servizio erogato”. La mobilità potrebbe  determinare  accordi tra regione e regione o tra Stato e regione o tra regione e privati. Accordi dove in alcune regioni una parte dello stipendio degli insegnanti dipenderebbe dai contratti di secondo livello, da incentivi e da premi che farebbero lievitare gli oneri fiscali per i contribuenti, dove l’ente regionale diventerebbe il datore di lavoro dei nuovi docenti a fronte di lavoratrici e  lavoratori nelle medesime scuole che rimarrebbero dipendenti statali, con la presenza di differenti categorie che fanno lo stesso lavoro (...)Non si svuota il Sud!  Il Sud Conta!".

Fratellanza e condivisione con la possibilità di unire un intero territorio pranzando insieme e restando uniti. La festa di San Giuseppe svoltasi ieri mattina nel quartiere di San Giovanni Galermo a Catania, nel piazzale antistante il complesso parrocchiale dedicato ai Santi Zaccaria ed Elisabetta, va oltre il tradizionale pranzo e si rivolge a tutti creando un momento di amicizia e fratellanza.

“E' la dimostrazione più semplice che quando le forze in campo fanno squadra si ottengono risultati straordinari- afferma il presidente della IV municipalità Erio Buceti- per queste ragioni voglio ringraziare i tamburi del rione Panzera di Motta Sant'Anastasia, il complesso bandieristico Città di Belpasso, le forze dell'ordine, il Sindaco Pogliese, il consigliere comunale Luca Sangiorgio, il cantante Angelo Giuseppe Di Guardo, la dirigente Daniela Di Piazza e gli studenti dell'istituto professionale alberghiero “Karol Wojtyla” che hanno preparato il pranzo per oltre mille persone, il parroco Don Giuseppe Catalfo, il delegato all'organizzazione Pippo di Mariano, i volontari delle associazioni “Soccorso e Fratellanza” e “Ihs for Life”, tutti gli artisti, le organizzazioni, i commercianti, i volontari ed i semplici cittadini che con il loro grande impegno hanno reso possibile tutto questo”.

Celebrare il patriarca San Giuseppe con musica, balli, canti, la Santa Messa e naturalmente il tradizionale Pranzo “U Maccu” aperto ad oltre mille persone provenienti da tutta la città e dai paesi dell'hinterland etneo. 

 

Un’edizione da record quella delle “Giornate Fai di Primavera 2019” organizzate dalla Delegazione di Catania. Undici i Beni Culturali che sabato 23 e domenica 24 marzo saranno aperti al pubblico – mai così tanti finora – e ben 1400 gli “Apprendisti Ciceroni” che accompagneranno i visitatori alla scoperta delle “contaminazioni artistiche” che da secoli caratterizzano la città etnea. Un percorso insolito, un viaggio a ritroso nel tempo, che parte dai luoghi della street art contemporanea per arrivare alle bellezze barocche degli antichi quartieri popolari. Si comincia dal Porto di Catania, da una posizione privilegiata per ammirare le opere dipinte sui silos e il più grande murales del mondo, “L’uomo che guarda il mare” di Vhils; da qui, muniti di biglietto Amt, sarà possibile salire a bordo del bus “Librino Express” che porterà i visitatori in Viale Moncada per conoscere il maestoso Murales di Blu. Ritornando al centro storico, in via Plebiscito verranno aperte le porte della Ex Rimessa Amt (oggi Parcheggio R1), un luogo trasformato dai writers che con le loro opere hanno ridisegnato spazi altrimenti destinati all’abbandono. L’arte contemporanea farà ancora mostra di sé nel complesso postindustriale della Fondazione Brodbeck, nel cuore di San Cristoforo, dove seimila metri quadrati accolgono creatività e culture locali e internazionali; ci si sposta poi in uno dei “luoghi del cuore” per cittadini e turisti, la Porta Garibaldi, a cui gli studenti partecipanti si ispireranno per creare un’opera di street art. Da qui, proseguendo in direzione del Duomo, il percorso Fai fa tappa nella Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto e nella dimora storica di Palazzo Asmundo di Gisira, recuperato grazie a un accurato e lungimirante restauro in chiave artistica e contemporanea, e oggi fruibile come struttura ricettiva.

Passato e presente s’incontrano anche sotto la volta bizantina della Cappella Bonajuto, oggi preceduta dal murales di Gomez “L’Angelo”. Dal quartiere della Civita a quello di San Berillo, caratterizzato dai suoi vicoli colorati e dove si trova la dimora storica di Palazzo De Gaetani. Sarà fruibile dal pubblico anche il Bastione degli Infetti, per documentare l’impegno del Fai a favore del suo recupero. Infine, la Chiesa di San Benedetto, indimenticabile scenografia di “Storia di una capinera” per la trasposizione cinematografica di Franco Zaffirelli, il cui ingresso è riservato ai soci Fai e a chi si iscriverà in loco.

«Una città non può essere un museo statico e inerte ma il bello che contiene, anche degradato, deve trarre nuova linfa attraverso il dialogo continuo con la gente che qui abita e vive, e con gli artisti capaci di ridestare e amplificare quella bellezza a volte sopita. Con le “Giornate Fai di Primavera 2019” vogliamo raccontare storie di riscatto della nostra Catania, storie antiche e recenti, di cui ammirare l’esito artistico, ma soprattutto su cui riflettere per il futuro della città e dei giovani», ha affermato il capodelegazione del Fai Catania Maria Licata, durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina (19 marzo) nei locali della Nuova Dogana, all’interno del Porto, e a cui sono intervenuti i volontari del Gruppo Giovani Fai Catania e i rappresentanti delle istituzioni che supportano l’evento: il sindaco di Catania Salvo Pogliese e l’assessore comunale alla Cultura Barbara Mirabella – che hanno annunciato l’impegno per la riqualificazione della Porta Ferdinandea – il presidente dell’Azienda Metropolitana Trasporti Giacomo Bellavia – il quale ha illustrato le disposizioni speciali messe in campo per l’occasione dall’Amt – Roberto Nanfitò in rappresentanza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia Orientale – che ha sottolineato la straordinaria apertura durante la “due giorni” dei Laboratori Nazionali del Sud, realtà importantissima dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Inoltre, erano presenti per la Direzione Marittima di Catania il capitano di fregata Cosimo Bonaccorso e il sottotenente di vascello Isabella De Luca, e per la Fondazione Radicepura Luca Gangemi

I volti e i cuori di oltre mille abitanti di Librino inneggiano alla gioia da uno dei muri che per anni ha segnato il destino del quartiere: quell’Asse attrezzato, spartitraffico tra il centro della città di Catania e la sua periferia, dove oggi s’incrociano rinascita e riscatto sociale. Oltre 500 metri di cemento armato e pregiudizi, abbattuti da “testimonianze” contemporanee di Amore e Speranza, divenuti archetipi identitari di un’intera comunità, grazie al linguaggio dell’anima e al potere della Parola.

Da una parte la “Porta della Bellezza” - che ha visto a lavoro 15 artisti, 2mila mamme e 2mila bambini per dodici opere monumentali realizzate con 9mila pezzi di terracotta - custodita e protetta dagli abitanti da più di dieci anni, divenuta vera e propria agenzia educativa nel deserto spirituale e nel buio interiore che a volte padroneggia le larghe vie della periferia. Dall’altra, la nuova opera “Il Cantico di Librino”, progetto artistico che ha coinvolto 10 fotografi e migliaia di cittadini che hanno ribattezzato la loro esistenza nel nome di San Francesco. Oggi quello snodo viario diventa un vero e proprio raccordo di emozioni: collegamento tra realtà e speranza; connessione tra la vita e l’arte. Tutto questo ha la firma del maestro Antonio Presti, presidente di Fiumara d’Arte, mecenate che ha dato voce alla dignità e al coraggio di chi vuole credere nel cambiamento. Un polo artistico, ma soprattutto etico, che ha restituito nuova identità universale a bambini, anziani, e a tutti coloro che hanno accolto la rinascita con stupore ma soprattutto con la consapevolezza di far parte di un più ampio progetto di rinnovamento.

La parentesi di luce che riecheggia grazie alla preghiera del Santo d’Assisi, risplende nei ritratti fotografici che parlano la lingua della purezza, delle emozioni, dei valori. L’opera monumentale adesso è realtà. E celebra la Pace e la Fratellanza tra le rotonde e gli incroci, tra le scuole e le chiese, tra le speranze e le preghiere: una benedizione, un riscatto sociale per tutti quegli abitanti che ritrovano la speranza nello sguardo di un figlio; la tenerezza in quella di un nonno che non si piega al peso del tempo. «Abbiamo finalmente concluso il percorso – sottolinea Presti – i muri del quartiere ora parlano la lingua dell’unione, nutrendo l’anima attraverso la consapevolezza di far parte tutti - senza distinzione alcuna - della stessa eternità».

L’emozione si respira tutt’intorno. La senti nell’aria. Sotto il cavalcavia c’è un viavai di passanti, ci sono le auto in fila che rallentano la loro corsa per cercare un volto familiare, e ritrovarsi in un messaggio etico che rimbomba forte nella preghiera “Laudato sii”. «Perché il Cantico dà voce all’umanità del mondo, restituendo sacralità al presente e annientando la logica dell’avere e del potere – continua il maestro Presti – “Nomen omen”, il destino è nel nome di chi è stato ribattezzato grazie al Cantico e oggi in quell’appellativo o in quell’aggettivo si rispecchia e trova una nuova identità: “Cielo sereno”, “Luna raggiante”, “Acqua Preziosa”. Nella società dell’immagine, quest’opera diventa una macchina di luce per il pubblico, per tutti coloro che – entrando a Librino con pregiudizio e diffidenza - da lì passeranno e dovranno scollegarsi dall’ordinario per ricollegarsi all’universale. Vedere il Cantico vivere e respirare nel quartiere è una gioia che tocca le corde del cuore e mi commuove. Gli abitanti sono felici di avere percorso quest’esperienza non solo estetica, ma soprattutto spirituale, scorgendo il valore universale di un testo sacro che restituisce al cuore il respiro della Bellezza».

«Metterci la faccia per noi è stato importante – commenta la signora Mariolina Blanco, abitante del quartiere e protagonista del Cantico – quest’iniziativa dà luce a Librino e da quest’opera noi desideriamo ripartire per rinascere e per combattere quella mentalità imperante, da sempre ostaggio di sfiducia». Un’iniziativa, quella del mecenate Presti, che diventa laboratorio all’interno delle chiese e delle scuole: «Il potere è sapere, la schiavitù è ignoranza – conclude Presti - e più che mai alle scuole bisogna restituire il ruolo di tempio della conoscenza. La gioventù scegliendo l’arte e la bellezza, in quell’armonia di sensazioni, trova la sua libertà. Dobbiamo ritornare a consegnare il futuro ai nostri figli, perché l’utopia non è ciò che non si può realizzare, ma è ciò che il sistema non vuole che si realizzi. E Librino, da quell’utopia, oggi ha preso forma e corpo, ritrovando nella supplica di San Francesco il valore universale della Bellezza».

L’installazione fotografica monumentale, che s’innesta nel più grande progetto del Museo dell’Immagine e dell’Arte Contemporanea di Librino, è stata realizzata grazie al contributo dei fotografi Arianna Arcara, Luigi Auteri, Valentina Brancaforte, Cristina Faramo, Claudio Majorana, Alessio Mamo, Orazio Ortolani, Maria Sipala, coordinati dal catanese Antonio Parrinello, con la straordinaria partecipazione del rinomato fotografo franco-iraniano Reza Deghati e del fratello e collega Manoocher.

L’opera il Cantico di Librino, la cui installazione volge al termine proprio in questi giorni, verrà inaugurata lunedì 25 marzo, alle ore 10.30, alla presenza di autorità, istituzioni, associazioni, volontari, scuole e tutti i fotografi e cittadini che hanno consentito che l’idea di Antonio Presti prendesse forma e vita nel quartiere dove da anni il mecenate si spende senza sosta.

 

Il pomeriggio si terrà vernissage aperto alla città dalle ore 16 fino al tramonto.

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