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Mercoledì, 19 Giugno 2019

Pagamenti elettronici e identità digitale dei cittadini sono alcuni tra i progetti nazionali previsti nell’Agenda Digitale Europea che il Comune di Catania ha sviluppato, diventando capofila nella realizzazione di un network di comuni vicini. Le innovazioni informatiche e le possibilità che si aprono ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni sono state presentate stamane dal sindaco Salvo Pogliese, e dagli assessori all’informatizzazione Alessandro Porto, al Bilancio Roberto Bonaccorsi, allo Sport Sergio Parisi,  nel corso di una conferenza stampa in cui erano presenti anche i rappresentanti istituzionali dei comuni aderenti alla piattaforma. In particolare erano presenti:  Antonio Bonanno sindaco di Biancavilla, Raffaele Gibilisco, vice sindaco di Mascalucia, Francesca Strano, assessore Beni culturali comune di Milo, per Gravina di Catania Salvatore Santonocito assessore servizi Informatici e Giuseppe Disma responsabile sistemi Informatici,  per il comune di Camporotondo Etneo Helga Gabriele assessore all’ Informatizzazione.

“Sono i primi risultati concreti che Catania coglie, grazie ai finanziamenti Pon Metro,  - ha detto il sindaco Pogliese-  per quanto delineato dalla Agenda Digitale che,  facendo propria la strategia “Europa 2020” che fissa gli obiettivi di crescita in ambito EU, favorisce le tecnologie ICT per sviluppare innovazione, crescita e progresso economico per lo sviluppo del mercato digitale”.

“Sono già operative con Catania – ha detto l’assessore Porto_ le piattaforme dei comuni di Milo, Gravina di Catania, Biancavilla, Mascalucia e  Acicastello che avevano sottoscritto protocolli d’intesa con Catania. Il network sarà attivo ed è già in fase di prova, nei comuni di Camporotondo Etneo, Acireale, Acicatena, Bronte, Calatabiano, Paternò, Ragalna fino a raggiungere quanto prima un bacino di 32 comuni”.

Catania ha già reso operativi i progetti nazionali che riguardano: la fattura PA con la gestione e conservazione della fatturazione elettronica, l’ANPR cioè l’ Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, quarta città italiana per popolazione ad attivarla, tra i primi 1500 comuni dei 7500 esistenti. Attivi anche Pago Pa cioè la possibilità, senza muoversi da casa, di effettuare pagamenti relativi mensa scolastica, multe, affitti locali comunali e, a breve, anche la Tari, svolgendo anche il ruolo di intermediario per gli altri comuni metropolitani, ruolo che riveste anche nel  progetto dello Spid ovvero la creazione di una identità digitale che fornirà l’accesso ad ogni singolo cittadino alle certificazioni anagrafiche on line , alla richiesta dei Pass per disabili (Cude) e alla visualizzazione degli avvisi di pagamento della tari.

Ulteriori due risultati sono stati raggiunti e ulteriormente ampliati grazie al Pon Metro, con la gestione dei Tributi, dell’Anagrafe Unica Immobiliare tributaria attuata col progetto Simec ( Sistema informativo Metropolitano per l’Edilizia e il Catasto)  e col il POC ( piano operativo complementare che ha permesso l’informatizzazione di tutte le richieste on line dei cittadini e delle Imprese ( DigitaPACT). . 

Il Comune di Catania, quindi, tramite l’utilizzo dei fondi europei del PON METRO, sta rapidamente allargando i nuovi servizi informatici on line per semplificare il rapporto con i cittadini e le imprese, trainando nell’innovazione anche i Comuni dell’area metropolitana. 

 

«Le nuove tecnologiche e i cambiamenti che ne derivano sono sempre più dirompenti in tutti gli ambiti della nostra vita sociale, ma è soprattutto nel settore della medicina che l’innovazione hi tech è in grado di aprire orizzonti straordinari, sotto i profili della prevenzione, della mappatura, della cura, della programmazione. Nuove visioni capaci di rivoluzionare lo sviluppo economico, e non solo, di un territorio. Il numero enorme di start up, di venture capital, di investimenti imprenditoriali in campo sanitario è il segnale che questo processo di evoluzione è in corso e che abbiamo il dovere di organizzarci per guidarlo con responsabilità». L’economista e docente universitaria Elita Schillaci spiega così lo slancio culturale da cui è nato il Centro Studi Avanzato di Innovazione, Leadership e Health Management dell’Università di Catania, definito anche con l’acronimo “ILhM”. Un’iniziativa che vede impegnati diversi Dipartimenti dell’Ateneo, sia di matrice scientifica che giuridica, a testimonianza che il tema della salute coinvolge in modo trasversale i diversi saperi.

Il Centro svolgerà attività di ricerca, formazione, consulenza e assistenza per determinare una corretta gestione delle risorse sanitarie che sappia dare un impatto positivo alla crescita del Pil di una regione come la Sicilia. Traducendo gli obiettivi in termini operativi: adeguata assistenza in tempi e spazi sostenibili, uso delle nuove frontiere della telemedicina, riduzione degli scarti, ottimizzazione delle risorse, migliori modelli di governance, ruolo attivo dei pazienti, incremento delle buone prassi per diagnosticare, trattare, curare. «È necessario capire come migliorare la qualità dell’erogazione della prestazione sanitaria, ma anche la qualità della gestione amministrativa» ha affermato il rettore dell’Università etnea Francesco Basile, durante la presentazione di ILhM che si è svolta questa mattina (25 marzo) nell’Aula Magna del Palazzo delle Scienze. «A Catania stiamo vivendo un momento positivo, e migliore rispetto ad altre parti dell’Isola – ha continuato il rettore – perché tutte le aziende sanitarie locali risultano ben governate e di alto livello. Abbiamo inaugurato diverse nuove strutture, come il pronto soccorso del Policlinico, e ci apprestiamo ad aprirne altre, come l’ospedale San Marco a Librino. Fondamentale è anche il tema della formazione del management, per dare la possibilità ai medici di esprimersi al massimo delle loro potenzialità. Su questo fronte l’analisi dei dati è estremamente utile perché rappresenta uno stimolo per migliorare il sistema».

E proprio un excursus sugli scenari che emergono dagli studi sulla disciplina è stato tracciato da Elio Borgonovi, presidente del Cergas della Bocconi e relatore dell’incontro insieme ai promotori di ILhM: Elita Schillaci, Giuseppe Vecchio e Salvatore Aleo, rispettivamente direttore e docente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali presso cui avrà la sede amministrativa del Centro. Hanno preso la parola il vicesindaco di Catania Roberto Bonaccorsi e la direttrice del Dipartimento di Economia e Impresa Michela Cavallaro. In sala presenti direttori e docenti dei diversi Dipartimenti universitari, che hanno ascoltato con attenzione l’intervento dell’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, il quale ha definito la nascita del Centro la risposta «necessaria all’esigenza della Sicilia di avere una prossima generazione di manager e medici che sia maggiormente professionalizzata sulla nuova missione dell’healthcare. Occorre – ha detto – quel cuscinetto generazionale di professionalità in grado di raccogliere le nuove sfide e di gestire il periodo di transizione dal presente al futuro. Solo formando profili professionali adeguati, potremo creare quel sistema in grado di assorbire tutte quelle risorse spesso costrette a lasciare il territorio».

 

Indetto da Potere  Al Popolo, si è svolto a Catania un presidio davanti alla prefettura, in difesa della scuola pubblica statale e contro l' "Autonomia differenziata" di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, che sta coinvolgendo altre  regioni del Nord, una tipologia di regionalismo che la piattaforma politica "Il Sud Conta" definisce il "secessionismo dei ricchi".  Presenti alla manifestazione Potere al Popolo, i Liberi Pensieri Studenteschi, il PCI, i Cobas scuola Catania, il PMLI, l' USB-PI scuola Catania, Il Sud Conta e una delegazione del combattivo comitato "Il Sud non si svuota" delle docenti esiliate dalla renziana Legge 107 sulla scuola. Fra gli interventi al megafono quelli degli insegnanti Antonio Allegra di Potere Al Popolo e di Claudia Urzi' del Coordinamento nazionale USB Scuola.
? Antonio Allegra: "La recente crisi economica sta aumentando le differenze all’interno dell’EU e all’interno degli stessi singoli stati. La forbice sociale si allarga e colpisce i soggetti sociali più deboli. Ancora una volta a pagare sono lavoratori e lavoratrici, studenti, precari. A questa crisi in Italia alcuni stanno cercando di rispondere con una vera e propria secessione legislativa, con l’autonomia differenziata, che formalizza la differenziazione economica tra Nord e Sud. Un progetto di differenziazione sociale che colpisce particolarmente il mondo della scuola: con l’autonomia differenziata richiesta dalle regioni più produttive del Nord, che vuole trattenere maggiori fondi per le proprie amministrazioni locali, si vuole indebolire il Sistema scolastico nazionale sia dal punto di vista dei finanziamenti che dal punto di vista legislativo.
Tutto ciò ha degli effetti negativi prevedibili: la differenziazione tra scuole di serie A scuole di serie B, che sempre più corrisponde alla differenziazione tra scuole del Nord e scuole del Sud la differenziazione tra scuole ricche e scuole povere (di periferia) anche nelle stesse regioni del Nord , la differenziazione tra gli stessi studenti, in cui quelli che frequentano scuole di serie B si vedranno sottoposti a una feroce selezione di classe all’ingresso del mondo della scuola e, di conseguenza, all’uscita(...) Contro tutto questo noi diciamo No e chiediamo una scuola Pubblica Statale nazionale, che investa di più sui giovani e sulla formazione, non rubricandoli a mere appendici dei sistemi produttivi locali. Una scuola che sia un diritto universale e non un privilegio locale. Una scuola laica, aperta e non chiusa allo stretto orizzonte del localismo...".
? Claudia Urzi': “ I progetti di regionalizzazione in corso hanno lo scopo prioritario di mantenere il gettito fiscale all’interno delle regioni ricche del Nord, in assoluta violazione del principio di redistribuzione, che trova fondamento nella Costituzione. Peraltro in un paese dove tanto peso ha avuto la migrazione interna della forza lavoro e dove la ricchezza del Nord è stata costruita anche e soprattutto dalle lavoratraci e dai lavoratori emigrati dal Sud (...)
Con la regionalizzazione della scuola e il conseguente passaggio del personale neoassunto non più allo Stato ma alla Regione, si creerà un sistema in cui alle tantissime docenti da anni esiliate al Nord diventerebbe impossibile il rientro nella propria terra, creando ulteriori difficoltà e sofferenze dopo quelle provocate dalla renziana Legge 107 (...) Inoltre, con questa regionalizzazione, in occasione della modifica/rinnovo dei contratti si inseriranno clausole che favoriranno la precarietà, la licenziabilità e la ricattabilità dei neoassunti “docenti regionali” da parte dei capi di istituto (...)
Legare la distribuzione dei fondi statali in base e in funzione della ricchezza dei cittadini di una certa area geografica, è un pericolo rispetto agli organici, alla mobilità della scuola, ma anche rispetto allo stesso servizio erogato”. La mobilità potrebbe  determinare  accordi tra regione e regione o tra Stato e regione o tra regione e privati. Accordi dove in alcune regioni una parte dello stipendio degli insegnanti dipenderebbe dai contratti di secondo livello, da incentivi e da premi che farebbero lievitare gli oneri fiscali per i contribuenti, dove l’ente regionale diventerebbe il datore di lavoro dei nuovi docenti a fronte di lavoratrici e  lavoratori nelle medesime scuole che rimarrebbero dipendenti statali, con la presenza di differenti categorie che fanno lo stesso lavoro (...)Non si svuota il Sud!  Il Sud Conta!".

Creare una rete di formazione sul primo soccorso nelle scuole per favorire l'immediato intervento in casi di emergenza sanitaria, come l'arresto cardiaco, per i quali l'azione nei primi minuti è decisiva ai fini della sopravvivenza. E' questo l'obiettivo del progetto pilota “Il Cuore di Raffaele”, che è stato  illustrato nella sala giunta di Palazzo degli Elefanti, alla presenza del sindaco Salvo Pogliese,  dalle promotrici, la presidente della Commissione consiliare Sanità, Sara Pettinato, e la preside del liceo classico “Mario Cutelli”, Elisa Colella, insieme ai rappresentanti della “Fraternità Misericordia” e di quanti collaborano  all'iniziativa che prende il nome del giovane recentemente scomparso a Catania a causa di un arresto cardiaco sopraggiunto sui banchi di scuola. Erano presenti al tavolo della conferenza, a sottolineare la valenza del progetto, il padre di Raffaele, Antonio Barresi, con la figlia Roberta. Sono intervenuti gli assessori Sergio Parisi e Ludovico Balsamo, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castiglione, il presidente della commissione consiliare Pubblica Istruzione Giovanni Grasso, il responsabile istruttore “Fraternità Misericordia” di Catania Antonino Mirabella, il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale  Emilio Grasso, la responsabile regionale del 118 Isabella Bartoli,   la dottoressa Manuela Recca in rappresentanza del Questore, diversi consiglieri comunali a partire dai componenti della Commissione Sanità, Salvo Campanella rappresentante della Forestale e maestro di lotta di Raffaele.
Il progetto “Il Cuore di Raffaele” prevede la realizzazione nelle scuole, a cominciare dal liceo pilota  “Mario Cutelli”,  corsi di primo soccorso di 12 ore curati dalla Fraternità Misericordia, con 10 formatori e il supporto di un soccorritore Blsd, rivolti a un primo nucleo di docenti e personale Ata, da un lato, e di studenti sopra i 16 anni dall'altro. Particolare attenzione sarà posta su manovre salvavita quali la rianimazione cardiopolmonare, la defibrillazione precoce, la disostruzione delle vie aeree nel paziente adulto e pediatrico, il primo soccorso al traumatizzato. Al termine del percorso di formazione, con l'acquisizione dei brevetti certificati dal 118, gli studenti potranno diventare a loro volta istruttori “alla pari”, peer educators. 
“E' un progetto di grande valenza – ha detto il sindaco Salvo Pogliese, che è anche autorità sanitaria locale – perché punta sulla prevenzione, priorità assoluta del nostro sistema sanitario e del contesto scolastico. La tragedia che ha investito Raffaele ha colpito ognuno di noi, e a maggior ragione quanti frequentano o, come me, hanno frequentato il liceo Principe Umberto e ritengo che questa iniziativa, che mi auguro possa essere estesa anche ad altri settori come quello sportivo,  sia il modo migliore per onorare la memoria di un ragazzo che tutti giudicavano straordinario”.
“L'iniziativa – ha sottolineato Sara Pettinato – parte dalla sinergia con il liceo Cutelli e coinvolgerà tutte le scuole che manifesteranno la volontà di partecipare. Ringrazio quanti hanno collaborato e in particolar modo la giornalista Maria Elena Quaiotti che ci ha dato l'idea e ci ha spronato verso quella che in primo luogo vuole essere un'azione di  sensibilizzazione perché il cambio di passo in questo settore può essere dettato solo da un cambiamento culturale. Simbolo del progetto – ha continuato Pettinato  - è un cuore rosso-salvadanaio, offerto da un artista, che contiene già le donazioni di giunta, commissione sanità  e consiglieri e che consegniamo alla preside Colella per  dare il via a  una sorta di 'staffetta di beneficenza'. Non appena infatti sarà raggiunta la somma di mille euro il cuore sarà affidato alla scuola più vicina che in questo modo potrà più agevolmente aderire al progetto e così via nell'ambito di un circuito virtuoso”.
La preside Colella, nel prendere in consegna il “Cuore”, affiancata da Antonio Barresi, ha rimarcato "l'importanza di incrementare e rafforzare, grazie al progetto avviato nel nome di Raffaele, iniziative sul primo soccorso all'interno del contesto scolastico, previste tra l'altro dalla legge 107, e nelle quali il Cutelli è da tempo impegnato in una collaudata collaborazione con la Misericordia”. 

Un’edizione da record quella delle “Giornate Fai di Primavera 2019” organizzate dalla Delegazione di Catania. Undici i Beni Culturali che sabato 23 e domenica 24 marzo saranno aperti al pubblico – mai così tanti finora – e ben 1400 gli “Apprendisti Ciceroni” che accompagneranno i visitatori alla scoperta delle “contaminazioni artistiche” che da secoli caratterizzano la città etnea. Un percorso insolito, un viaggio a ritroso nel tempo, che parte dai luoghi della street art contemporanea per arrivare alle bellezze barocche degli antichi quartieri popolari. Si comincia dal Porto di Catania, da una posizione privilegiata per ammirare le opere dipinte sui silos e il più grande murales del mondo, “L’uomo che guarda il mare” di Vhils; da qui, muniti di biglietto Amt, sarà possibile salire a bordo del bus “Librino Express” che porterà i visitatori in Viale Moncada per conoscere il maestoso Murales di Blu. Ritornando al centro storico, in via Plebiscito verranno aperte le porte della Ex Rimessa Amt (oggi Parcheggio R1), un luogo trasformato dai writers che con le loro opere hanno ridisegnato spazi altrimenti destinati all’abbandono. L’arte contemporanea farà ancora mostra di sé nel complesso postindustriale della Fondazione Brodbeck, nel cuore di San Cristoforo, dove seimila metri quadrati accolgono creatività e culture locali e internazionali; ci si sposta poi in uno dei “luoghi del cuore” per cittadini e turisti, la Porta Garibaldi, a cui gli studenti partecipanti si ispireranno per creare un’opera di street art. Da qui, proseguendo in direzione del Duomo, il percorso Fai fa tappa nella Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto e nella dimora storica di Palazzo Asmundo di Gisira, recuperato grazie a un accurato e lungimirante restauro in chiave artistica e contemporanea, e oggi fruibile come struttura ricettiva.

Passato e presente s’incontrano anche sotto la volta bizantina della Cappella Bonajuto, oggi preceduta dal murales di Gomez “L’Angelo”. Dal quartiere della Civita a quello di San Berillo, caratterizzato dai suoi vicoli colorati e dove si trova la dimora storica di Palazzo De Gaetani. Sarà fruibile dal pubblico anche il Bastione degli Infetti, per documentare l’impegno del Fai a favore del suo recupero. Infine, la Chiesa di San Benedetto, indimenticabile scenografia di “Storia di una capinera” per la trasposizione cinematografica di Franco Zaffirelli, il cui ingresso è riservato ai soci Fai e a chi si iscriverà in loco.

«Una città non può essere un museo statico e inerte ma il bello che contiene, anche degradato, deve trarre nuova linfa attraverso il dialogo continuo con la gente che qui abita e vive, e con gli artisti capaci di ridestare e amplificare quella bellezza a volte sopita. Con le “Giornate Fai di Primavera 2019” vogliamo raccontare storie di riscatto della nostra Catania, storie antiche e recenti, di cui ammirare l’esito artistico, ma soprattutto su cui riflettere per il futuro della città e dei giovani», ha affermato il capodelegazione del Fai Catania Maria Licata, durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina (19 marzo) nei locali della Nuova Dogana, all’interno del Porto, e a cui sono intervenuti i volontari del Gruppo Giovani Fai Catania e i rappresentanti delle istituzioni che supportano l’evento: il sindaco di Catania Salvo Pogliese e l’assessore comunale alla Cultura Barbara Mirabella – che hanno annunciato l’impegno per la riqualificazione della Porta Ferdinandea – il presidente dell’Azienda Metropolitana Trasporti Giacomo Bellavia – il quale ha illustrato le disposizioni speciali messe in campo per l’occasione dall’Amt – Roberto Nanfitò in rappresentanza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia Orientale – che ha sottolineato la straordinaria apertura durante la “due giorni” dei Laboratori Nazionali del Sud, realtà importantissima dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Inoltre, erano presenti per la Direzione Marittima di Catania il capitano di fregata Cosimo Bonaccorso e il sottotenente di vascello Isabella De Luca, e per la Fondazione Radicepura Luca Gangemi

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