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Sabato, 19 Gennaio 2019

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Un’audizione speciale del violino Girolamo II Amati, di proprietà del Museo Civico Castello Ursino, è prevista sabato 15 dicembre alle ore 12, curata da Edoardo Zosi, nell’auditorium Giovanni Arvedi nella sede del Museo del Violino di Cremona, centro propulsore e storico della liuteria italiana.

 Il violino considerato un vero e proprio capolavoro del suono è attualmente esposto e in affidamento al museo cremonese, tra le maggiori istituzioni di storia della liuteria, in un fitto programma di collaborazione tra Istituzioni.

Lo strumento fa parte del patrimonio del Castello Ursino e proviene da una donazione da parte della famiglia catanese Zappalà. Il violino Amati, esposto di consueto nelle sale del Castello Ursino,  è stato già a Cremona per l’esecuzione di un attento restauro curato dai famosi maestri liutai Carlson, Cacciatori e Neumann.   

Girolamo II Amati è un esempio delle produzioni che lasciò la bottega Amati negli anni appena precedenti la morte di Nicolò, avvenuta nel 1684. Il violino ha un’etichetta originale di Nicolò ma in esso è inequivocabile l’impronta di suo figlio Girolamo II, nato nel 1649. Nicolò era, a quel tempo, ancora il maestro della bottega e era consuetudine che l’ etichetta con il suo nome fosse applicata su ogni strumento di valore realizzato. Il violino si è fortunosamente conservato in buone condizioni a causa di un’inusuale, generosa ed incontaminata quantità di vernice originale, non troppo levigata o lucidata. Rileva, all’occhio dei più esperti,  una freschezza di realizzazione particolare, sintomo della giovanile, ma allo stesso tempo matura abilità di Girolamo all’età di 34 anni.

Il museo cremonese terrà sul prestigioso strumento una serie di eventi di studio e di indagini scientifiche.

 

Un momento di grande partecipazione e socializzazione che ha permesso a tutto il territorio di visitare e conoscere meglio la grotta di San Giovanni Battista. Stamattina si è tenuto l'evento “La Natività in una Grotta”in Piazza Chiesa Madre nel quartiere di San Giovanni Galermo a Catania. Qui, oltre a poter ammirare da vicino una delle più importanti testimonianze del patrimonio naturalistico del capoluogo etneo, centinaia di visitatori hanno potuto ammirare i manufatti, le decorazioni e gli oggetti natalizi realizzati dagli alunni del Liceo artistico “Emilio Greco” e dell’I.C. “P.S. Di Guardo – Quasimodo”. Studenti che hanno usato materiale riciclato per dare nuova vita agli oggetti. Tutto questo arricchito dalla presenza della banda musicale e dalla sfilata di carrozze a cavallo per le vie del quartiere. «La grotta- dichiara il presidente della IV municipalità Erio Buceti- è una risorsa che vogliamo valorizzare adeguatamente con la collaborazione delle scuole, delle parrocchie e delle associazioni della nostra circoscrizione. Il poter sviluppare momenti di partecipazione della gente che da Cibali fino a San Giovanni Galermo permetta alle famiglie di riappropriarsi del proprio quartiere. Ecco perchè il nostro obiettivo resta quello di dare un seguito continuo a tutto questo». «Le municipalità sono una risorsa importante e con loro vogliamo sviluppare un rapporto di fattiva collaborazione- ribadisce il Sindaco di Catania Salvo Pogliese, nel corso del suo intervento- noi crediamo nel decentramento e per questo daremo seguito al nostro progetto con l'approvazione di una serie di interventi normativi specifici». Presenti alla manifestazione l'assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Lombardo, la dirigente dell’I.C. “P.S. Di Guardo – Quasimodo” Simona Perni, il dirigente del Liceo artistico “Emilio Greco” Antonio Alessandro Massimino, il professor Salvo Fazio, il presidente del comitato per i festeggiamenti dell'Immacolata Concezione Pippo di Mariano, i consiglieri comunali Luca Sangiorgio e Anastasi, il consiglio della IV municipalità e il presidente delle Guardie Ambientali di San Giovanni Galermo Raimondo Lombardo oltre a tanti altri rappresentanti del mondo associativo del territorio. Al termine della manifestazione il presidente della IV municipalità Buceti e il Sindaco Pogliese hanno consegnato alcune targhe ricordo.

 

Eliminare per riconfigurare, togliere per ordinare, svelare l’identità dei luoghi, svegliare il senso di appartenenza. Catania “città aperta” come luogo di internazionalità e socialità, crocevia di visioni e progetti per costruire la città di domani. Su queste premesse parte la nuova edizione dell’International Architecture Workshop organizzato, in formula biennale, dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Catania, con il supporto del Comitato tecnico-scientifico e del Coordinamento Giovani Architetti (CoGA), e con il patrocinio di: Consiglio Nazionale Architetti PPC, Fondazione Renzo Piano, Soprintendenza regionale ai Beni culturali e ambientali, Comune e Università di Catania, Ordine e Fondazione etnei degli Ingegneri, Ance Catania, InArch Sicilia, Inbar (Istituto nazionale di Bioarchitettura), Inu (Istituto nazionale di Urbanistica); e con la partnership di The Plan.

«Layer Zero 2018» è il titolo di questa importante iniziativa giunta alla sua sesta edizione, e si focalizzerà sulla reinterpretazione del territorio etneo attraverso una modalità di approccio inedita: la sottrazione, l’azione del togliere, dell’alleggerire; un modus operandi che parte dalla rimozione di elementi o parti di città che alterano la percezione degli spazi vissuti, per arrivare alla riconfigurazione di nuovi spazi da restituire alla città e, dunque, alla socialità.

Al workshop – in programma al Palazzo della Cultura di Catania dall’8 al 15 dicembre 2018 – parteciperanno giovani professionisti, laureati, dottorandi e studenti di Architettura, Design, Ingegneria Edile, dei paesi dell’Unione Europea e di tutte le altre nazioni. Si lavorerà all’interno di gruppi di progetto per mettere a punto proposte progettuali mirate a restituire una nuova configurazione di tre zone che rappresentano i principali accessi alla città etnea: Ognina/Cannizzaro, Centro storico/Civita, Plaia/Zia Lisa. Ciascun gruppo sarà guidato da un visiting architect proveniente da studi d’architettura internazionali: Arup, Gianluca Peluffo&Partners ed Elisabetta Gabrielli di Archiground.

«L’obiettivo di Layer Zero 2018 – ha commentato il presidente dell’Ordine degli Architetti Alessandro Amaro – è promuovere il dibattito tra i partecipanti grazie all'apporto del know how degli studi internazionali e al coinvolgimento di professionisti di altri settori. Sperimentare significa stimolare una nuova percezione di città e riaffermare ancora una volta il valore sociale dell’architettura grazie a nuove forme di re-invenzione ambientale e di contaminazione culturale».

«Catania è una città ha bisogno di una nuova stagione di pianificazione strategica – ha continuato la presidente della Fondazione etnea Veronica Leone – per attrarre nuove opportunità di investimenti e avviare processi di sviluppo etico-sostenibile. Noi architetti per primi ci facciamo promotori e attori di questa prospettiva, attraverso un approccio incentrato sulla riqualificazione degli spazi fisici vissuti quotidianamente dalla comunità». I due presidenti hanno sottolineato inoltre l’impegno profuso dal comitato organizzativo, composto dagli architetti: Eleonora Bonanno, Andrea Toscano, Sabrina Tosto, Annamaria Zanini.

 

 

«La scuola contribuisce alla qualità della vita di ogni bambino e ragazzo, e quindi anche a quella dei piccoli pazienti con atrofia muscolare spinale. Far conoscere questa malattia genetica rara ai compagni e ai coetanei sani significa stimolare in loro la consapevolezza che non esistono disabilità che dividono, ma piuttosto diversità che uniscono. Ringraziamo il Club “Catania Nord Ponte del Sapere” del Kiwanis International per il progetto di service con cui ha fatto proprio questo principio di solidarietà, e che ha voluto dedicare alla nostra associazione». In una sala gremita di studenti, insegnanti e autorità istituzionali, la presidente nazionale di Famiglie Sma Daniela Lauro è intervenuta questa mattina (30 novembre) a Catania, nella Sala Consiliare del municipio, per l’avvio ufficiale del “concorso grafico” che fino al prossimo maggio coinvolgerà le scuole elementari, medie e superiori del capoluogo etneo e della provincia (capofila l’istituto superiore “Fermi-Eredia”).

Matite, colori, pastelli e pennelli: ogni tecnica sarà valida per esprimere nel proprio disegno il valore dell’integrazione scolastica, «ma soprattutto dell’inclusione sociale in generale – ha specificato la counselor di Famiglie Sma Simona Spinoglio – perché, con o senza carrozzina, ognuno è diverso dall’altro. Accettare i propri limiti, la propria diversità, dando valore a sé stessi, soprattutto nella fase dell’adolescenza, incoraggia ad accettare gli altri e a stare bene con loro».

«Vogliamo partire da un gesto semplice e spontaneo come un disegno, per arrivare a un’azione più potente, quella dell’integrazione» ha dichiarato il presidente del Club Kiwanis “Catania Nord Ponte del Sapere” Giuseppe Conte, promotore dell’iniziativa che ha ricevuto il plauso del sindaco di Catania Salvo Pogliese – presente all’incontro – degli assessori Giuseppe Lombardo (Servizi sociali) e Barbara Mirabella (Istruzione), del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Castiglione, di altre autorità cittadine e delle forze dell’Ordine. In sala anche numerosi soci del Kiwanis, tra cui la governatrice nazionale eletta Maura Magni. I disegni che saranno realizzati dagli alunni del territorio etneo saranno oggetto di mostre scolastiche; due fra questi verranno scelti per un annullo filatelico.

Presente inoltre il prof. Giuseppe Vita, responsabile scientifico del NeMO Sud di Messina, tra i maggiori centri italiani per le malattie neuromuscolari: «Con l’avvento del primo trattamento per la Sma e la sperimentazione di altri farmaci – ha spiegato il medico – sta lentamente migliorando la storia clinica dell’atrofia muscolare spinale. La Sicilia è tra le prime regioni attive su questo fronte, ed è importante esserne consapevoli, per sostenere le famiglie e in particolar modo quelle che dovranno affrontare nuove diagnosi». Un’attività di sostegno a 360 gradi, come ha raccontato la psicologa Stefania La Foresta, che presso il NeMO Sud segue, con approcci innovativi, numerosi bambini Sma insieme ai loro genitori.

 

Che la ristorazione non sia solo una questione di gusto ma anche di business, non è certo un segreto. Come per ogni attività economica, anche il mercato del food richiede agli imprenditori del comparto la capacità di ascoltare e interpretare l’attuale cambiamento con nuove metodologie gestionali e competenze manageriali. Conoscenze tanto strategiche e fondamentali quanto la creazione di un nuovo piatto o di un nuovo menu, che sappiano aiutare a migliorare le performance imprenditoriali in un mercato caratterizzato da tassi di “mortalità” di straordinaria intensità: basti pensare che in Italia - secondo l’ultimo rapporto Fipe Confcommercio - un ristorante su quattro chiude i battenti entro i primi 24 mesi, perché non riesce a produrre utili con prezzi di mercato medi. 

Lo sanno bene i ristoratori siciliani che ieri – mercoledì 21 novembre – hanno deciso di guardare oltre i fornelli della propria cucina, prendendo parte all’evento formativo-pratico Ristomeglio, tenutosi per la prima volta nella città di Catania. In un’aula studio partecipata da imprenditori e addetti ai lavori della ristorazione made in Sicily con un fatturato complessivo di oltre 100 milioni di euro l’anno, il progetto ideato da Massimo La Manna di Orderman Italia e organizzato da Fabrizio Reitano di Ristò Systems, ha dato vita a un percorso formativo d’eccellenza grazie al contributo dell’esperto del settore Paolo Guidi, professore all’Università dei Sapori di Perugia, primo in Italia ad aver parlato di marketing della ristorazione nel lontano 2006.

Tra trend di consumo, tabelle di costi, processi di produzione, leve, criticità e valori di break even point, i partecipanti hanno avuto modo di confrontarsi e condividere nuove visioni: «Oggi l’enogastronomia italiana rappresenta la chiave per accendere il motore turistico del nostro Paese - spiega il docente Paolo Guidi, autore di diverse pubblicazioni sull’argomento – le attività sono sempre più vincolate a nuove dinamiche e la cattiva gestione porta inevitabilmente a non intercettare le opportunità di business presenti. Il nostro obiettivo è quello di fornire skill manageriali adeguate e informazioni tecniche legate ai nuovi trend di mercato, per rendere le imprese del settore capaci di riscrivere la propria ricetta aziendale di successo».

Una giornata full immersion di formazione che ha registrato il sold out in poche ore, segno evidente di una richiesta crescente di personale sempre più qualificato e competente, pronto a gestire in maniera proficua l’attività e ad affrontare le sfide del mercato attraverso strumenti analitici. Del resto, non esiste luogo al mondo in cui la cucina italiana non sia apprezzata: i sapori, la tradizione del nostro cibo e gli innovativi piatti preparati da oltre 300mila attività distribuite lungo tutto lo Stivale, la rendono una preziosa risorsa per la nostra economia. Un valore che richiede studio, professionalità e modelli di business fattibili concreti.

 

 

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