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Martedì, 14 Luglio 2020

Ospedale di Agrigento, tutto merito di Lynda

L’Ospedale di Agrigento ha acquisito un sistema mirato al trattamento della sepsi e della sua positiva applicazione in casi clinici complessi. In Italia si contano oltre 26.000 casi di sepsi severa nel corso di un anno. Si tratta di una patologia che, colpendo con un grave stato infettivo più organi vitali contemporaneamente, può raggiungere tassi di mortalità davvero incisivi, superiori al 40% dei casi.

Percentuale che raggiunge il picco del 60%, nei casi di shock settico, la fase più grave della patologia.

Negli ultimi anni, le speranze della ricerca, in particolare grazie alla collaborazione fra università e settore biomedico, si sono concentrate sulle possibilità terapeutiche offerte dalla depurazione ‘mirata’ del sangue e dall’evoluzione in questo senso delle apparecchiature e degli strumenti utilizzati in dialisi.

La pista che è stata seguita è quella della “depurazione selettiva”, all’avanguardia per quanto riguarda la personalizzazione terapeutica: il trattamento è finalizzato a stabilizzare le condizioni dell’organismo, quanto mai critiche a causa del processo infettivo in corso, depurandolo delle molecole responsabili dello stato infiammatorio e del “danno multi organo”.

Ed è proprio questo l’obiettivo centrale del sistema acquisito dall’Ospedale di Agrigento, l’apparecchiatura Lynda®, che permette, fra le altre terapie, l’applicazione della CPFA (Coupled Plasma Filtration Adsorption), innovativo trattamento dedicato ai pazienti colpiti da ‘Multi Organ Failure’ (MOF) o sepsi.

Il ricorso a tale trattamento, grazie alla sempre più stretta collaborazione tra l’UOC di Nefrologia e Dialisi, diretta dal Dott. Antonio Granata, l’UOC di Rianimazione, diretta da Dott. A. Arena e l’UOC di Patologia Clinica, diretta dal Dott. F. Ferrara, sta dando risultati importanti in merito alla sopravvivenza dei pazienti affetti da sepsi. Infatti, mentre dati preliminari suggeriscono un marcato incremento della sopravvivenza e un sensibile miglioramento delle condizioni cliniche generali, si rilevano sempre più numerosi casi clinici in cui questo tipo di trattamento garantisce il completo recupero del paziente.

A darne notizia è stato il Dott. Granata, sottolineando anche la sensibilità del managment aziendale verso una patologia particolarmente severa come la sepsi.

Tutto merito di Lynda® (Bellco) dunque, la nuova apparecchiatura di cui l’UOC di Nefrologia e Dialisi di Agrigento è stata dotata.

Ulteriore elemento di positività è il fatto che l’azienda che ha ideato e sviluppato il sistema, la Bellco, sia un’azienda storica del biomedicale di Mirandola. Unica realtà italiana nel settore ‘depurazione del sangue’, che sempre con l’apparecchiatura Lynda, grazie alla terapia Abylcap, anch’essa in dotazione all’Ospedale di Agrigento, apre nuove prospettive relative alla rimozione non invasiva della CO2, (anidride carbonica) in terapia intensiva, al fine di riportarla a valori ottimali per il paziente.

Bellco vede da sempre la ricerca in collaborazione con Università, Ospedali e Centri di dialisi quale la pista prioritaria da seguire per l’evoluzione del benessere e della qualità di vita dei pazienti.

La depurazione selettiva del sangue e le prospettive ancora aperte per il trattamento di ulteriori patologie complesse s’inseriscono pienamente in questo ambito.

 

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