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Domenica, 05 Aprile 2020

“Il ministro Galan predisponga un intervento urgente per la messa in sicurezza del tetto e per il consolidamento della struttura della chiesa San Francesco di Licata”. È quanto chiede Angelo Capodicasa, deputato del Pd, in un’interrogazione al ministro ai Beni Culturali, sottoscritta anche dai deputati del Partito Democratico Giuseppe Berretta, Daniela Cardinale e Alessandra Siragusa.
“Il tetto della chiesa di San Francesco, – denunciano i deputati Pd nell’interrogazione – rischia di crollare. La chiesa è in stato di abbandono da anni, sono cadute nel vuoto tutte le segnalazioni effettuate alle autorità competenti”.
“Si tratta - spiega Capodicasa (Pd) - di un significativo monumento del barocco siciliano, nel pieno centro della città agrigentina”.
“L’indifferenza e l’incuria hanno già compromesso numerose opere d’arte contenute nella chiesa, ogni ulteriore colpevole ritardo nell’intervenire rischia di provocare danni incalcolabili”.
“Speriamo, almeno per una volta, di non assistere al solito copione dell’indignazione, degli interventi straordinari e delle promesse miracolistiche quando ormai è troppo tardi. Si intervenga subito – conclude Capodicasa - per prevenire la deturpazione del centro storico di Licata”.

“La parola nell’arte è una delle forme di libertà rimaste in una società globalizzata che non attiva le differenze. La parola, invece, attiva le differenze perchè le parole sono tutte diverse”. A parlare è Emilio Isgrò, 73 anni, artista e intellettuale siciliano autore dell’opera “La Costituzione Cancellata. Rappresentazione di un crimine” presentata nel novembre scorso a Verona e intorno alla quale è sorta subito una vivace polemica che gli ha fatto dire: “Io rappresento la situazione attuale (...) saranno le coscienze a decidere”. Il maestro ha preso parte nei giorni scorsi ad Agrigento all’inaugurazione di “Sulla Parola. Isgrò, Salvo Germanà e gli altri. Le parole nell’arte tra Sessanta e Settanta”, la mostra delle Fabbriche Chiaramontane promossa dall’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento e curata dal critico e docente dell’Accademia di Brera di Milano, Marco Meneguzzo. L’ingresso è gratuito e sarà visitabile fino al 26 giugno.

Sessant’uno le opere in mostra, in prestito alle FAM da collezioni di tutta Italia. Ventisette quelle realizzate dai tre artisti siciliani da cui prende spunto l’indagine che, spingendosi fino a tutto il decennio successivo, estende la ricerca ad altri artisti contemporanei.

Fra i presenti, insieme al vicesindaco di Agrigento, Massimo Muglia, e a rappresentanti del mondo istituzionale e imprenditoriale della città, anche una decina fra galleristi, fondazioni, e prestatori attratti ad Agrigento anche dalla contemporanea inaugurazione della mostra di Igor Mitoraj per l’Ente Parco Valle dei Templi, che ha condiviso, patrocinandolo, il progetto espositivo delle FAM. Da Piazza Armerina, dove era impegnato per la consegna di una parte della Villa del Casale, ha mandato i saluti l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Sebastiano Missineo, che ha dato il patrocinio alla mostra delle FAM. “La sfida che attende la Sicilia – ha detto Missineo – è quella di recuperare la propria identità storica e artistica rendendola attuale e condivisa. Occorre reinterpretare il passato attraverso l’arte contemporanea: è la felice intuizione di cui oggi sono testimoni, con la propria attività, le Fabbriche Chiaramontane e il Parco della Valle dei Templi con le installazioni di Mitoraj.

“E’ una mostra di rottura”, si schermisce Antonino Pusateri, presidente dell’Associazione amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento nel presentare l’esposizione ai visitatori dell’inaugurazione. “Non so quale sarà la sensazione del nostro pubblico, quello consueto e quello di passaggio ad Agrigento. Di certo sappiamo che l’indagine sulla produzione dei siciliani negli ultimi duecento anni non poteva trascurare questo periodo così delicato dell’arte internazionale. Era necessario andare avanti nella nostra attività di ricerca per poter vedere e proporre cose differenti”.

Prosegue il curatore Meneguzzo: “Abbiamo voluto rendere un’atmosfera tipica di quegli anni, quando la parola, il “logos” irrompe nell’arte e trova nuovi alfabeti, che qui intendiamo in senso letterale. Di questa indagine Emilio Isgrò è la spina dorsale. Lo affiancano Salvo, di origine ennese, per il quale il momento puramente concettuale si è concluso con la serie memorabile delle “lapidi”. Pochi invece sanno degli esordi concettuali del catanese Mimmo Germanà, poi molto più noto per la sua pittura assimilabile a Guttuso e alla Transavanguardia del decennio degli Ottanta: provate a vedere alle FAM quel suo curioso e profetico “Ritratto di ignoto”, datato 1999. L’artista racconta se stesso e data l’opera vent’anni dopo la imprevedibile sua morte. Ed è solo la “parola” a proiettare Germanà in un futuro che non gli appartiene”.

Accanto a quelle dei tre siciliani figurano opere di Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Alighiero Boetti, Adriano Altamira, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Mirella Bentivoglio, Ugo Carrega, Giuseppe Chiari, Bruno Di Bello, Vincenzo Ferrari, Ugo La Pietra, Ketty La Rocca, Fabio Mauri, Maurizio Nannucci, Luca Patella, Gianni Emilio Simonetti, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari, Emilio Villa.

Alla mostra, che com’è consuetudine delle FAM ha ingresso gratuito, è dedicato il catalogo di Silvana Editoriale. “Sulla Parola” ha il patrocinio dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, dell’Ente Parco Valle dei Templi, della Provincia Regionale e del Comune di Agrigento. Sponsor tecnico Hotel della Valle di Agrigento.

Le opere di “Sulla Parola” sono prestiti di: Fondazione Marconi (Mi), Fondazione Berardelli (Bs), Associazione Culturale l’Attico (Rm), Galleria Ca’ di Fra (Mi), Galleria Colombo (Mi), Galleria Giacomo Guidi (Rm), Galleria Martano (To), Galleria Milano (Mi), Galleria P420 (Bo), Galleria Peccolo (Li), Galleria De Crescenzo & Viesti (Roma).

 

 

Le principali mostre nei dieci anni delle FAM

 

2001, “Ottocento Siciliano”, Dipinti di collezioni private agrigentine

2004, “Passo di Corsa”. Espressioni futuriste in Sicilia

2005, “Dentro e fuori la caverna”. Pietro Zambuto

2006, “Le ferite dell’essere”, Solitudine e meditazione nell’arte siciliana degli anni Trenta

2007, “Sguardi”, Pittura e ritratti in Sicilia tra ‘800 e ‘900

2007, “Poliorama Pittoresco”, Dipinti e disegni dell’800 siciliano

2008, “Il Gruppo di Scicli”

2009, “Futurismo”

2009, “Fabbriche/Leto”, Alfonso Leto

2010, “A volo d’Uccello”, Rossella Leone

2010, “Astrazione Siciliana.1945-1968”

2010, “Konvolut. Biblioteca infinita”, Michele Canzoneri

2011, “Guccione. Il Mediterraneo”

 

 

bimbo


Graduatoria

 

Sezione femminile

1)      Torrisi Giulia: “Buon compleanno Italia”

2)      Nicotra M.Grazia: “Io ve lo dico…preferisco la scala per il Paradiso”

3)      Scandura Alice: “Carnevale al circo”

4)      Lanzafame Alessia: “Ni videmu o chiosco”

5)      Scordo Anna: “Un bellissimo Novembre”

Sezione maschile

1)      Luccarelli Antonio: “Fatina fatina sono qua…ho trovato il mio papà”

2)      Leonardi Andrea: “Ladru di sapuri siciliani”

3)      Maugeri Mirko: “Struzzi e strozzini”

4)       Scuderi Gabriele: “Anni ’50 il gelato in carrozzella”

5)      Spoto Tommaso: “(indovinello) li trovi in un cestino, li usa la mamma, ci gioca il bambino”

Omaggio ai Caduti2 150°

 

Una lapide commemorativa che ricorda il Plebiscito del 21 giugno 1860 scoperta nell’atrio del Palazzo del Senato, l’alzabandiera, l’omaggio ai Caduti in piazza Mazzini, l’inno di Mameli intonato dal coro della scuola e infine l’annullo filatelico. Così Misterbianco ha festeggiato, questa mattina, i 150 anni dell’Unità d’Italia.

«Oggi è un giorno importante – ha detto il sindaco di Misterbianco, Ninella Caruso – per la memoria storica dell’Italia e di Misterbianco. Sono passati 150 anni dalla nascita dell’Italia unita. La presenza di tanti alunni delle scuole è un segnale di partecipazione alla vita culturale e politica della nostra comunità: voi, in questa piazza con il Tricolore tra le mani siete già Patria e sarete l’Italia di domani. Siamo tutti insieme rappresentanti dei principi di uguaglianza, democrazia e di unità nazionale».

Il primo cittadino ha poi ringraziato i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i cittadini  che hanno voluto partecipare e contribuire alla riuscita dell’iniziativa. Oltre alle autorità cittadine civili e militari, erano presenti gli alunni degli istituti comprensivi di Misterbianco “Leonardo da Vinci”, Pitagora”, “Padre Pio da Pietralcina”, “Aristide Gabelli”, “Don Milani”, “Leonardo Sciascia” e dell’istituto “San Francesco”. Gli studenti hanno indossato coccarde, cappellini e magliette tricolore. Alla cerimonia erano presenti gli assessori comunali Giovanni Vinciguerra, Franco Galasso, Rosario Bonatesta, Gaetano Monaco, Benedetto L’Acqua, il difensore civico, l’avvocato Salvatore Saglimbene, il presidente del consiglio comunale, Maria Antonia Buzzanca e il comandante dei vigili urbani, Antonino Di Stefano.

“Per salvare la cattedrale di Agrigento sono necessari interventi strutturali e di consolidamento urgenti, una situazione di emergenza in cui bisogna coinvolgere la Protezione Civile”. Lo dice l’on. Angelo Capodicasa, deputato del Partito Democratico, che ha presentato un’interpellanza al ministro Bondi per denunciare i rischi che corre la stabilità della Cattedrale di Agrigento, a seguito di un movimento franoso che interessa il costone su cui poggia il Duomo.

“L’ultimo sopralluogo – aggiunge Capodicasa (Pd) - effettuato qualche giorno addietro, dal Comitato tecnico-scientifico, ha registrato un allargamento “visibile ad occhio nudo”, delle fessure già presenti, a riprova che il movimento del costone non si è arrestato e che continua a dare segni evidenti di cedimento”.

“La Cattedrale di Agrigento – continua il deputato democratico - è uno dei monumenti più significativi dell’epoca medievale siciliana ed è uno dei luoghi attorno a cui si è, nei secoli, intrecciata la storia della Città dei templi. Più volte, in questi mesi, la Curai Vescovile ha cercato vanamente di attirare l’attenzione delle pubbliche autorità sui rischi che corre la stabilità della Cattedrale. Adesso – conclude - non sono più rinviabili interventi, a carattere definitivo, che mirino a preservarne nel tempo la stabilità e la tenuta”.

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