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Giovedì, 21 Novembre 2019

Per l’occupazione giovanile una spinta all’apprendistato, ai mestieri artigiani e alla formazione professionale

In Italia -rivela l’Ocse- lavora solo il 56,8% delle persone tra i 15 e 64 anni; ma la situazione più critica la soffrono i giovani fra i 15 e i 24 anni. In questa fascia di età lavora solo un giovane su cinque, anche se bisogna tenere conto di due situazioni: da un lato, che nel nostro Paese l’età della scuola dell’obbligo si prolunga fino a 16 anni e molti decidono di proseguire gli studi, oltre la scuola dell’obbligo; dall’altro, giovani scoraggiati che non hanno lavoro e non lo cercano. Queste situazioni, purtroppo, non sembra siano destinate a migliorare, nell’immediato. Ma c’è di più. In questo scenario, l’economia sommersa svolge una importante funzione di “ammortizzatore sociale”, prevalentemente(ma, non solo) nel Mezzogiorno. Studi recenti hanno dimostrato che i giovani meridionali sono, in media disposti a lavorare per un salario superiore, (anche se non regolarmente registrato), a quello richiesto dai colleghi del Centro- Nord. A questo punto, a nostro avviso, una spinta all’apprendistato, ai mestieri artigiani e alla formazione professionale da parte delle istituzioni locali, soprattutto, potrebbe interessare quella fascia sempre più ampia di giovani che non studiano, ma non sono nemmeno inseriti nel mondo del lavoro e non partecipano ad attività di formazione, anche, con incentivi all’assunzione. Peraltro, in tema di apprendistato e mestieri artigiani il Governo ha stanziato 50miloni di euro; in tema di formazione professionale i relativi percorsi di I. F. T. S.(Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) istituiti con la legge n. 144, del.17 maggio 1999, attuano un sistema articolato e condiviso di integrazione fra i sistemi dell’istruzione scolastica e universitaria, della formazione professionale e del lavoro, al fine di promuovere l’orientamento permanente dei giovani verso le professioni tecniche, tramite l’acquisizione di competenze tecniche superiori, pertinenti con i fabbisogni del mondo del lavoro, al fine di accelerare un loro inserimento occupazionale. E qui, un esempio per tutti, è venuto dalla Provincia di Lecce, a partire da novembre 2011. Questo ente locale ha individuato specifiche aree, con determinate figure da formare, in linea con i fabbisogni formativi del territorio salentino. Tali aree e figure sono: Agricoltura- Tecnico superiore della trasformazione dei prodotti agroindustriali; Industria e Artigianato- Tecnico superiore per l’ambiente, l’energia e la sicurezza in azienda- I.C.T. Tecnico superiore per sistemi e tecnologie informatiche: Turismo- Tecnico superiore per l’organizzazione ed il marketing del turismo integrato; Tecnico superiore per la ristorazione e la valorizzazione dei prodotti territoriali e delle produzioni tipiche; Ambiente-Tecnico superiore per il monitoraggio e la gestione del territorio e dell’ambiente. I percorsi di durata compresa tra le 800 e le 1.000 ore, prevedono, anche uno stage aziendale(Cfr.Ufficio Stampa della Provincia di Lecce del 14 maggio 2012).E dulcis in fundo diciamo che questa importante funzione della Formazione Professionale da parte delle Province, su delega delle Regioni, (avente come grande obiettivo di dare un futuro certo ai giovani in attesa di occupazione, specie in questo periodo di crisi economico-occupazionale), costituisce, per le stesse, una valida motivazione per ricorrere alla Corte Costituzionale, contro il Decreto “Salva Italia” che, di fatto, svuota le attuali funzioni delle Province.

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