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Giovedì, 04 Marzo 2021

Manfredonia - Parole, ironia e tanta voglia di ‘svegliarsi’ con ‘Terroni’ di Pino Aprile

Ora molli il pupo!”, comincia così l’avventura di ‘Terroni’, con queste parole dette dalla direttrice editoriale, dopo dieci anni di attesa, allo scrittore Pino Aprile, che non vorrebbe dare alle stampe un’opera che gli sembra sempre incompleta e inevitabilmente insufficiente a narrare tutta la storia, quella mai scritta, del nostro Sud.

E comincia così l’incontro-dibattito con l’autore del libro campione d’incassi del 2010, voluto dal sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi e moderato dal giornalista Micky De Finis; incontro che nel pomeriggio di ieri ha fatto registrare il ‘tutto esaurito’ press o il Laboratorio Urbano Culturale ‘Peppino Impastato’.

Un sindaco curioso e interessato, con tante domande da fare a Pino Aprile; un moderatore frizzante, che sa dare i tempi al fiume in piena di parole dello scrittore; e un libro di guerriglia culturale, da leggere tutto d’un fiato e mandare a memoria, da diffondere e far conoscere perché capace di liberare noi meridionali dalla minorità in cui ci hanno imprigionato centocinquant’anni di Unità d’Italia.

Bisogna correggere il sapere sbagliato che ci è stato inculcato fin dalle elementari, che mille giovani del Nord, giovani e idealisti, 150 anni fa sono andati a liberare quelli del Sud, poveri, arretrati e oppressi… Sono tre falsità, documentate dall’Ufficio Studi della Banca d’Italia e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, tramite una montagna di documenti che si fa fatica a scalare. Bisogna condividere, con onestà, la vera storia dell’avvenuta Unità d’Italia, in modo che, sapendo più correttamente, si possa agire più correttamente”.

Pino Aprile racconta e sceglie episodi salienti da quella montagna di carte, mescolando ricordi personali e saporite vicende di famiglia, a dirci che dalla prigione si può evadere, la porta non è chiusa. E che la strada da seguire è quella del sapere.

Ognuno di noi compie azioni che sono il risultato di quello che sa. Per questo è necessario scardinare pregiudizi sedimentati nel tempo, e dimenticarsi che esiste la latitudine: la latitudine, del resto, non ha mai aggiunto né tolto niente a nessuno circa la validità delle sue azioni, al massimo dà un pizzico di temperatura in più!”.

Con brio e ironia Aprile analizza il modo di fare politica dell’attuale classe politica nazionale, improntata all’antimeridionalismo.

Per fare politica ci vuole un avversario, a volte perfino un nemico. Che è nemico non perché è austriaco, o alto e biondo, o basso e nero, ma perché compie azioni che tu ritieni pericolose e sbagliate. L’avversario in politica è qualcuno che tu avversi per quello che fa. Dov’è il razzismo? È avversare qualcuno non per le sue azioni, condannabili o lodevoli, ma per quello che è. In Italia stiamo vivendo la stagione più brutta degli ultimi secoli, con una formazione politica che avversa gli italiani per quello che sono, non per quello che fanno”.

Contro questo enorme pericolo in cui incorre il nostro Paese Pino Aprile suggerisce un’arma, “quella che tiene in piedi la democrazia, nei paesi fortunati in cui vige ancora: informarsi, studiare, leggere, apprendere, discutere, confrontarsi, sapere, sapere, sapere… È una fatica, ma solo così si può governare in modo corretto, o perlomeno in modo meno sbagliato. La questione meridionale finirà quando i meridionali decideranno di farla finire. Quando degli uomini di buona volontà cominceranno a dire ‘Qui è tutto uno schifo’, e invece di proseguire dicendo ‘Qualcuno dovrebbe fare qualcosa’, la faranno”.

Il sindaco Angelo Riccardi, in chiusura del dibattito, ha citato Roberto Benigni, affermando che per realizzare i sogni, bisogna svegliarsi, “e forse è utile che al Sud, a partire dalle piccole municipalità, a partire da sindaci come Emiliano e De Luca, si cominci a pensare che i temi affrontati da Pino Aprile sono da mettere al primo posto della nostra agenda politica”.

 

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