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Manfredonia - Quale soluzione per riattivare il porto Alti fondali

Nastri si, nastri no. I nastri in discussione sono quelli ormai tanto famosi, che corredano il molo Alti fondali noto anche come porto industriale. Il dilemma circa la loro utilizzazione data dalla nascita di quell’impianto, vale a dire oltre una trentina di anni. Durante tutto questo tempo si è discusso, polemizzato, intrapreso vertenze giudiziarie varie, senza che però si sia venuti a capo del problema. Che manco a dirlo si ripropone pari pari oggi ma con la tassativa esigenza di dare una risposta operativa nel giro di qualche mese. Di qui la mobilitazione delle espressioni istituzionali del territorio nel ricercare le soluzioni più acconce che diano una prospettiva di sviluppo al porto e dunque al territorio e alla sua economia.

Da qualche settimana è al lavoro il Comitato per il porto, espressione dei riferimenti istituzionali ed economici del territorio, impegnato in un serrato confronto per individuare le soluzioni da adottare e quindi sottoporle al vaglio di esperti prima di sottoporle per i necessari finanziamenti. Impresa tanto ardua quanto ingegnosa trattandosi per tanti aspetti di inventarsi soluzioni che contemperino le esigenze tecniche della struttura portuale con quelle economiche delle attività che dovranno svilupparsi.

La presenza di quei nastri trasportatori, mai peraltro sperimentati, costituisce il discrimine per soluzioni diametralmente opposte. Su tale base si sono dichiarati concordi i rappresentanti dei vari enti presenti nel Comitato: Franco Mastroluca (Presidente Asi), Gaetano Falcone (Commissario Autorià portuale), Domenico Farina (Assessore alla Provincia di Foggia), Angelo Riccardi (Sindaco di Manfredonia), Antonio Lo Russo (Funzionario del Comune di Monte Sant’Angelo), Ciro Gelsomino e Enrico Barbone (Vice Presidente e Direttore di Confindustria Foggia), Vincenzo Prencipe (Camera di commercio), Francesco Staiano (Comandante della Capitaneria di porto).

Nel caso molto concreto di non trovare soluzioni ottimali che coinvolgano quell’impianto, le considerazioni avanzate hanno fatto riferimento ad una sua “rifunzionalizzazione”, “ammodernamento”, che in sintesi vogliono dire un porto ex novo. Una soluzione che, fatti i conti economici, permetterebbe di risparmiare rispetto alla ristrutturazione del porto isola, con in più il vantaggio di avere una struttura polifunzionale. L’aspetto negativo è costituito dai tempi non certo immediati. In questa prospettiva si è parlato di ripristinare l’uso del porto storico opportunamente ritoccato con interventi che non richiedono tempi lunghi come ad esempio il dragaggio del bacino portuale.

Punto fermo unanimemente affermato è l'esigenza di dare una operatività al porto, quale sbocco della Capitanata, dotato di una logistica articolata e funzionale e dunque di definire un piano che tenga conto dell’esistente e che attragga l’interesse di operatori che non mancherebbero. Il lavoro prosegue.

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