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Manfredonia - Giornata del ricordo delle vittime delle foibe

Un manifesto del sindaco Angelo Riccardi ricorda quella pagina oscura e drammatica dei massacri di migliaia di italiani gettati nelle foibe del’Istria.

Una giornata per ricordare le vittime delle foibe: è venerdì 10 febbraio, come stabilisce una direttiva del Parlamento Italiano. Un manifesto del sindaco Angelo Riccardi riporta alla memoria della pubblica opinione gli eccidi feroci perpetrati per motivi etnici e politici ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, durante e negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. Veri e propri massacri di massa, esecuzioni spietate nelle quali sono rimaste coinvolte non meno di 15 mila persone. Una stima molto approssimativa dal momento che non tutte le foibe sono state ispezionate a fondo.
“Un eccidio ripugnante – afferma il sindaco Riccardi - eseguito con fredda e inumana determinazione, reso ancor più odioso dalle motivazioni politico-idelogiche che hanno mosso la mano di quei carnefici. Vogliamo ricordare con reverenza quelle vittime accomunandole a tutte quelle che su ogni latitudine e per qualsiasi motivo hanno dovuto patire le angherie di stolte dottrine”.
Le foibe sono voragini carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo, alquanto diffuse nel territorio dell’Istria. In quelle profonde cavità, tra il 1943 e il 1947, sono stati gettati, vivi o morti, migliaia di italiani. La strage iniziò dopo l’armistizio dell’otto settembre del ‘43 allorquando i partigiani slavi si vendicarono contro i fascisti e i non comunisti  
Circa diecimila italiani furono torturati e gettati senza pietà in quelle fosse. La violenza ebbe una impennata nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Una vera pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli dopo la cessione dell’Italia dell’Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia. Sono costrette a scappare dal terrore.
Una pagina di storia drammatica e angosciante rimasta avvolta nel silenzio della storiografia e della politica per quasi cinquant’anni. Una ferita rimasta sanguinante. Solo di recente si è indagato su quegli orrori e avviato un difficile processo di verità storica su una vicenda umana che rimane tra le più ignominiose.
Il Parlamento italiano ha preso coscienza di quel dramma nel 2005 e ha proclamato il 10 febbraio Giornata del ricordo dei morti delle foibe.

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