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Venerdì, 10 Luglio 2020

Il campo di concentramento di Manfredonia

Era allocato nel mattatoio appena costruito e funziono dal 16 giugno 1940 al 31 luglio 1943. In quel periodo ospitò 519 internati tra antifascisti, anarchici, sovversivi, ebrei di varia nazionalità. Una targa del comune a ricordo di quella terribile esperienza.

Venerdì 27 prossimo anche Manfredonia celebra il “Giorno della memoria”, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il famigerato campo nazista di sterminio degli ebrei. Il Giorno della memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Manfredonia fu suo malgrado coinvolta nel perverso circuito dei campi di concentramento ordinati dal regime fascista. Era allocato nel mattatoio e funzionò dal 16 giugno 1940 al 31 luglio 1943. Tre anni durante i quali il reclusorio ospitò 519 internati antifascisti, anarchici, sovversivi ed ebrei di varia nazionalità tra cui serbo-croati, sloveni, tedeschi oltre naturalmente agli italiani provenienti per la gran parte da Liguria, Toscana e Lazio. Molti internati erano di passaggio diretti al confino delle Isole Tremiti.
La storia del campo di concentramento di Manfredonia è rimasta racchiusa e confinata nei rapporti del Commissariato di Pubblica sicurezza cui era affidata la direzione del campo e nei quali ha esplorato Viviano Mazzetti, paleografo dell’Archivio di Stato di Foggia, per redigere un profilo di quella triste esperienza.
La scelta del mattatoio non fu casuale. Venne preferito all’altra ipotesi considerata, quella di Villa Rosa, per via della maggiore capacità ricettiva del mattatoio ultimato da poco e che permetteva di alloggiare 300 internati e per essere di proprietà del Comune. Un grosso complesso costituito da fabbricati e viali interni, che occupava una superficie di 4.300 metri quadrati, affacciato sulla statale per Foggia a due chilometri dalla città che contava circa 25mila abitanti e distante 150 metri dalla stazione ferroviaria.
I lavori di adattamento vennero eseguiti velocemente a cura della prefettura di Foggia su indicazione del responsabile del Commissariato PS Guido Celentano. Fra le altre opere quelle dei tramezzi in legno per suddividere i cameroni, la rete fognaria, le docce, i servizi igienici adeguati, una cabina elettrica di trasformazione, un impianto telefonico di servizio. Vennero altresì allestite le cucine e un servizio di approvvigionamento viveri.
Al termine il campo era così articolato: locali della direzione e amministrazione, undici cameroni, quattro mense con relative cucine, lo spaccio, l’infermeria, il lavatoio, la  cappella, le docce e diversi servizi igienici. C’era anche un campo di bocce.

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