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Mercoledì, 02 Dicembre 2020

Manfredonia - 20 Ottobre. Giornata nazionale della mediazione familiare

“Non ci sono dati precisi- afferma l’Assessore Paolo Cascavilla - ma le approssimazioni sono eloquenti. Un insegnante ha riferito, in una riunione presso i Servizi Sociali, che in una sua classe 8 alunni provengono da famiglie separate. Buona parte dei contributi straordinari del Comune di Manfredonia sono destinati a donne nubili con figli. E si tratta di donne che hanno vista interrotta la relazione di convivenza”.

 

Il fenomeno è consistente, ed assume aspetti di natura economica, sociale e culturale rilevanti soprattutto quando sono presenti i figli. L’attenzione degli operatori sociali è rivolta in particolar modo nel creare percorsi finalizzati a regolare i conflitti e a restituire ai genitori, in via di separazione o già separati e divorziati, la responsabilità delle decisioni riguardanti i figli. Lo scopo della mediazione familiare è aiutare la coppia ad elaborare la fine del patto coniugale ed a rilanciare quello genitoriale.

 

Di mediazione familiare se ne è parlato nei giorni scorsi presso la sede dei Servizi Sociali.
Emiliana Santodirocco, psicologa, ha svolto (da marzo a settembre di questo anno) il tirocinio per un master di II livello (Università cattolica di Milano) presso i Servizi Sociali di Manfredonia. Tutor la dott.ssa Eleonora De Cristofaro. Frutto di questo lavoro è una relazione nella quale sono riportati i vari casi e gli incontri con diverse coppie in conflitto, un lavoro svolto in collaborazione con le assistenti sociali Rosa Simone e Maria Palumbo.

 

“Vi è la convinzione – dice la Santodirocco - che la separazione o il divorzio siano esperienze da gestire nelle aule giudiziarie. La fine del matrimonio non è la fine della famiglia e del ruolo genitoriale. Non è nel conflitto in sé che si insidia il pericolo della rottura del legame, ma nelle modalità di gestirlo. Ed è possibile gestirlo solo se si mette da parte rabbia e voglia distruttiva”.

 

L’aspetto più preoccupante è la manipolazione dei figli che sono le vere vittime. Come quel bambino delle scuole elementari che ha comportamenti bizzarri ed usa ancora il pannolino, o come quella bambina cresciuta in fretta e che fa discorsi da grande o di un altro bambino che ha problemi di identità di genere.

 

“La conflittualità familiare gestita male – sostengono le assistenti sociali dei Servizi Sociali comunali - è un inferno per il bambino. Si tratta di ricreare una fase serena ed impedire conseguenze nei figli soprattutto nel periodo adolescenziale. Generalmente i conflitti non gestiti approdano ai Servizi Sociali in forme e modalità a volte molto gravi. Sostenere queste famiglie, prima che il conflitto degeneri in forme esasperate, è importante”.

E’ importante, appunto, anticipare i tempi: ci sono soggetti (pediatri, insegnanti, parroci) che hanno la possibilità di percepire prima le situazioni e potrebbero intervenire segnalando le situazioni al Servizio Sociale o al Consultorio convincendo le coppie a rivolgersi ai servizi esistenti.

 

Altro aspetto importante sono i bambini. E’ importante sentirli. Altrove sono nati “i gruppi di parola” ideati per ascoltarli. Le reazioni dei figli sono influenzate dalla quantità di conflitto che vivono prima della separazione, dalla misura in cui i loro genitori sono in grado di collaborare, dalla possibilità di ambedue i genitori di cooperare per l’educazione dei figli.

 

Una buona mediazione non prevede un vincente e un perdente, ma due vincenti.

 

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