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Domenica, 05 Dicembre 2021

Manfredonia - ‘Giorno della Memoria’, percorsi per non dimenticare

Se la memoria non è uno strumento di costruzione del futuro, se non viene sottratta alle forme retoriche della routine, rischia di diventare un boomerang. Per evitare una simile pericolosa eventualità, è urgente vivificare il senso ultimo della Shoah nella battaglia contro ogni forma di razzismo, di sopraffazione, di offesa alla dignità e al diritto degli uomini, di ogni uomo. Solo il legame con le grandi battaglie per l’uguaglianza, per la pace, per la giustizia sociale, per la sacralità universale di ogni esistenza umana tiene viva quella memoria e la rilancia eticamente contro l’inaridimento celebrativo e l’isterilirsi nelle forme museali che ne fanno una comoda copertura delle false coscienze. Il cammino che hai compiuto è il timone che ti orienta per il cammino che devi compiere”. Moni Ovadia

 

Vogliamo che il 66° ‘Giorno della Memoria’ sia ispirato da queste parole.

La memoria deve diventare progetto per il futuro proprio in un momento di svolta in cui gli ultimi testimoni di quello che accadde se ne stanno andando, proprio in un momento in cui la crisi economica inasprisce gli animi e spinge le proprie insoddisfazioni verso capri espiatori dell’ultim’ora.

Il 27 gennaio 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz, ma la civiltà occidentale, oggi, si trova davanti molti altri muri da abbattere per affermare, al di là d’ogni discriminazione, i diritti civili, sia attraverso le leggi, sia attraverso l’interiorizzazione di valori che dovrebbero essere ormai patrimonio saldo e condiviso.

Il 27 gennaio 2011 la Città di Manfredonia propone un viaggio all’interno del Laboratorio Urbano Culturale ‘Peppino Impastato’: un viaggio che, a partire dalle ore 21, attraverso letture da testi classici sulla Shoah, videoproiezioni e un concerto di musica classica ebraica, si propone di rivalutare il concetto di ‘memoria’, sottolineando la sconcertante modernità di un fenomeno molto più vicino a noi di quanto si possa pensare.

 

 

Vicino perché, dal ‘40 al ’43, anche Manfredonia ebbe il suo campo di concentramento, i suoi internati slavi ed ebrei, ‘i stranìr’.

Vicino perché la nostra identità si fonda sulle stesse strutture che hanno prodotto l’orrore dell’Olocausto.

Oggi l’Olocausto deve diventare “filtro attraverso il quale deve passare una sostanza culturale adottata come deliberazione e consapevolezza”.

Lo spettacolo è stato realizzato dalla ‘Pandemia arl’.

Il reading ‘I colori dell’orrore’ è a cura di Mara Salcuni e Michele Illiceto.

Il concerto vedrà protagonisti Ilario Lombardi alla chitarra classica e Vincenzo Starace al violino.

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