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Domenica, 15 Dicembre 2019

Manfredonia - La Resistenza in Capitanata

Dopo aver letto il messaggio del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il Sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, rivolge questo ulteriore riflessione alle Autorità civili, militari e religiose, ai Rappresentanti dell’ANPI e delle associazioni combattentistiche, ai cittadini che hanno assistito alla deposizione della corona al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre nella Villa Comunale ed a coloro i quali non hanno potuto essere presenti.

“Commemoriamo oggi l’anniversario della liberazione dell’Italia dalle forze di occupazione nazi-fasciste. Per l’Italia il 25 aprile 1945 fu il giorno della ricostituzione dell’unità nazionale, della rinascita nel nome della libertà dopo venti anni di dittatura fascista e cinque anni trascorsi in una guerra sanguinosa, quanto assurda, che aveva insanguinato tutto il mondo causando 20 milioni di vittime militari e 70 milioni di vittime civili. Una grande tragedia che impose anche alla nostra amata città, Manfredonia, un tributo di centinaia di vittime, di nostri giovani concittadini, che militando nelle forze armate della marina, dell’esercito, dell’aeronautica, morirono al servizio della Patria.

Non furono soltanto le armate alleate a liberare l’Italia. Alla propria liberazione diede un contributo determinante il popolo italiano, in primo luogo con l’opera forte e coraggiosa delle formazioni partigiane costituitesi nelle campagne, nelle montagne, nelle città d’Italia. Quel 25 aprile 1945, all’indomani dell’ordine dell’insurrezione generale delle forze della Resistenza dato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, molte città, grandi e piccole, furono liberate dai partigiani, prima dell’arrivo delle forze alleate.

Se la Resistenza si svolse maggiormente al Nord, perché in quelle regioni si concentrò il conflitto con i fascisti e con l’esercito nazista in ritirata, oggi dobbiamo ricordare che la Resistenza ebbe vita anche nel Mezzogiorno, sebbene una storia della Resistenza a Sud di Roma, non è stata mai scritta.

Sono entrate nella storia soltanto le quattro eroiche giornate di Napoli a fine settembre del 1943. Tuttavia nel breve periodo dell’occupazione tedesca, in Campania, in Puglia, in Lucania e negli Abruzzi si verificarono numerosi episodi spontanei di resistenza militare e civile ai tedeschi. Pochi conoscono la battaglia di Barletta o le insurrezioni di Matera, di Scafati, di Teramo e di Lanciano, che videro la partecipazione di larghi strati della popolazione.

Credo sia giusto mettere in discussione la versione   ufficiale che contrappone "il vento del Nord" all’immobilismo del Sud.

Nel ‘43 il contesto sociale ed economico del Mezzogiorno era profondamente cambiato rispetto agli anni del grande consenso al regime. La fame e il freddo, i bombardamenti e le ristrettezze economiche avevano cancellato la credibilità del fascismo. Le popolazioni meridionali erano stanche della guerra e desideravano la pace. I primi episodi di Resistenza si erano registrati già nel ‘42, nelle campagne della Calabria, della Campania, della Lucania e della Capitanata sotto la forma delle ribellioni contro le violenze squadriste.

La lotta di resistenza coinvolse anche diversi centri della Capitanata: tra essi va ricordata Manfredonia, dove i nazisti uccisero diversi cittadini, tra cui una bimba, e come atto di eroismo occorre menzionare quello dell’arcivescovo Andrea Cesarano che, indifeso, si presentò dinanzi alle mitragliatrici dei tedeschi chiedendo di salvare la vita di suoi concittadini presi come ostaggi, che sarebbero andati incontro alla morte, considerato il fatto che uno di loro aveva ferito gravemente un soldato. I tedeschi, sorpresi dall’altruismo del vescovo, lasciarono la città senza provocare ulteriori morti.

A Serracapriola i nazisti compirono furti e violenze a danno della popolazione, comprese quelle sessuali. Il primo ottobre 1943 il paese insorse e Radio Londra, dando la notizia, parlò di “eroica cittadina di Capitanata liberatasi dai nazisti con una cruenta battaglia che costò 11 morti”.

Ascoli Satriano, dove il presidio militare tedesco stabilì un punto di avvistamento per fronteggiare le truppe anglo-americane. Gli alimenti scarseggiavano, ma i tedeschi non esitarono a saccheggiare; non sopportando più tale violenza, la popolazione costituì un gruppo di liberazione organizzando una resistenza armata contro gli oppressori.

Un altro centro abitato che si oppose all’oppressione nemica fu Carlantino. Il 14 ottobre del 1943 le truppe anglo-americane impegnavano i tedeschi che, favoriti dalla zona collinare, avevano occupato posizioni difensive.

Anche Candela visse la ferocia dei nazisti che, tra l’altro, minando la strada che la collegava a Foggia, determinarono la distruzione di una corriera che dal capoluogo tornava al paese.

Da ricordare anche episodi di ribellione alla ferocia nazista ad Alberona, a Celenza. Anche Cerignola fu protagonista con la lotta di numerosi sindacalisti che devastarono le proprietà dei mandanti e si impadronirono delle armi trovate nei loro covi. E proprio nelle campagne di Cerignola avvenne l’eccidio di Vallecannella: il 25 settembre del 1943 le truppe tedesche, ormai in ritirata, sorpresero 11 soldati sbandati e li trucidarono sul posto. Oggi in quel luogo è posta una lapide.

Ho voluto ricordare questi episodi per andare oltre l’immagine di un Mezzogiorno conservatore e per tener viva la memoria di quei giorni lontani, eppure così vicini perché da essi deriva la rinascita repubblicana voluta da tutti gli italiani, da Nord a Sud, tale da poter considerare la guerra di Liberazione un valore nazionale, di tutti gli italiani.

Rievocando quei giorni, ricordiamo coloro che ne furono protagonisti. Commemoriamo i caduti. Ricordiamo le popolazioni trucidate dalle forze nazifasciste. Ricordiamo le migliaia di italiani di religione ebraica deportati e sterminati nei campi nazisti. Onoriamo la grandezza di tanti italiani, donne e uomini, che a rischio della loro vita aiutarono coloro che si battevano contro la crudeltà nazista e davano il proprio contributo per la riconquista della libertà: la libertà per tutti, anche per coloro che li avevano oppressi.

I valori di quei giovani sono ora nella nostra Costituzione. La Resistenza ha rappresentato il momento fondante della nuova Italia Repubblicana. Una Costituzione ancora attuale e densa di significato, “Un albero rigoglioso di cui la Resistenza rappresenta la sua radice irrinunciabile”.

Piero Calamandrei espresse in modo vigoroso il rapporto tra Resistenza e Costituzione: “Dietro ogni articolo della Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Oggi il nostro compito è quello di non restare passivi di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze e di lottare per la libertà, per la democrazia affinché la Costituzione si affermi attraverso il diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro, alla cultura.Viva la Repubblica. Viva l’Italia libera e unita”.

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