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Manfredonia - Enti pubblici, edilizia, beni culturali e Onlus sotto la scure del ‘federalismo municipale’

Avvicinare le decisioni ai cittadini che, per la maggior parte, vivono nei Comuni; responsabilizzare gli amministratori nella gestione del denaro pubblico; dare a tutti maggiore autonomia nelle scelte: sono gli obiettivi potenzialmente positivi, e difficili da non condividere, del federalismo municipale.

Ma c’è un altro obiettivo, fondamentale, sotteso alla richiesta di maggior decentramento, che pare scomparso: la diminuzione della pressione fiscale, che in Italia è tra le più alte d’Europa.

Obiettivo clamorosamente vanificato da un Governo che, addirittura, procede nella direzione opposta; che ai Comuni non garantisce neppure le risorse minime, necessarie per mantenere i servizi indispensabili, mentre si allontana inesorabilmente la possibilità di investire in infrastrutture e altro, se non aumentando le tasse.

Il federalismo municipale si sta rivelando un cruento patibolo da cui continuano a cadere teste.

L’articolo 10 del decreto, per esempio, recide di netto l’imposta di registro, la cosiddetta ‘cedolare secca’ sugli affitti, lasciando in vita soltanto due aliquote, il 9% per i trasferimenti degli immobili in genere e il 2% se si tratta di prima casa, il che finirà per regalare robusti vantaggi soprattutto alle grandi proprietà immobiliari.

Ancor più grave è l’intervento previsto nel comma 4 del suddetto articolo, che sopprime “tutte le esenzioni e le agevolazioni tributarie anche se previste in leggi speciali”. E non si capisce se tale soppressione di fatto eliminerà anche le agevolazioni per la piccola proprietà contadina e per altri comparti…

Anche l’IMU, così come concepita dal Governo, si rivelerà una vera e propria ‘tassa patrimoniale’, destinata a colpire in modo particolare gli immobili destinati alle attività economiche, mettendo un ulteriore freno alla crescita del nostro Paese.

Analogamente, una densa nube di iniquità avvolge i provvedimenti per le Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) che, nel momento in cui acquisteranno beni per svolgere la propria attività, dovranno pagare un’imposta del 9% sul valore, contro l’attuale tariffa fissa di 168 euro.

Teste che rotolano sulla situazione drammatica della finanza locale, già strozzata dai tagli di Tremonti, e che parla di un decreto lontano anni luce dalle reali esigenze dei singoli territori.

E quel federalismo municipale, annunciato come passaggio di portata epocale, sta rivelando tutta l’approssimazione di un disorganico guazzabuglio di norme e misure.

 

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